Fate gentili e guerrieri coraggiosi

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Dal 13 al 21 marzo 2021 torna la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, promossa dalla Lilt. Il focus sull’alimentazione sana come stile di vita per la prevenzione.  Ecco la storia vera di Bruna Scaggiante, presidente Lilt sezione di Trieste, pubblicata su Confidenze

 

Da bambina non avevo paura di niente. Così ho scelto di combattere un nemico subdolo, il cancro, diventando ricercatrice. Poi sono scesa in campo a fianco di chi soffre e oggi aiuto a diffondere uno stile di vita sano e consapevole

STORIA VERA DI BRUNA SCAGGIANTE RACCOLTA DA MADDALENA GIUFFRIDA

 

Mi sento una guerriera da quando ero solo una bambina. Sono cresciuta in un quartiere vivace e popolare di Trieste, a San Giacomo, tra giochi di strada e ginocchia sbucciate, correndo tra le discese e le salite del mio rione. Niente mi faceva paura. Guardavo alla vita con occhi curiosi e un cuore coraggioso. Non avrei aspettato il principe azzurro per combattere la strega cattiva, anzi io stessa l’avrei affrontata per trasformarla in una fata gentile.

Di guerrieri ne ho conosciuti tanti, soprattutto da quando ho deciso di dedicare la mia vita alla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.

Prima di impegnarmi attivamente nel sociale, ero una giovane donna con un diploma di ragioneria e un’ottima proposta di lavoro a tempo indeterminato come impiegata.

Capii subito che quella prospettiva era un abito troppo stretto per me e, vincendo il disappunto dei miei genitori, rinunciai al lavoro per iscrivermi alla Facoltà di Biologia.

Fu amore a prima vista e l’inizio di un cambiamento che dura fino a oggi.
La mia passione è sempre stata lo studio delle cure per le malattie. Ho iniziato da studentessa di dottorato mettendo a punto una terapia a base di cellule epiteliali della membrana amniotica per curare alcune malattie genetiche nei bambini. In questo senso, sono stata una delle pioniere delle cellule staminali. Ricordo ancora la speranza nei volti di quei genitori al mio arrivo con le cellule preparate da iniettare.

Farmi strada in un mondo, come quello scientifico dominato dalla presenza maschile, ha richiesto molti anni di sacrifici e determinazione. Il mio carattere, tenace e disciplinato, mi è stato d’aiuto e intorno ai 30 anni vinsi il concorso di ricercatore in Biologia Molecolare all’Università di Udine, iniziando studi con farmaci a base di acidi nucleici per la cura del cancro. Più mi addentravo nell’universo delle cellule e del corpo, più sentivo crescere la necessità di dare risposte a nuovi quesiti, legati al loro funzionamento e alla salute.

L’incontro con la delegazione triestina della Lega Tumori fu casuale, in occasione di una conferenza oncologica. A un certo punto uno dei relatori, pronunciò una frase che mi colpì profondamente: «Un medico ha solo il dovere di curare sempre, guarire se è possibile».

Nessuno mi aveva detto fino ad allora che la guarigione è un processo molto complesso, non demandabile solo allo specialista, e che la salute non è solo un diritto, ma anche un dovere di ciascuno di noi. In quel momento compresi che all’attività di ricerca sui banchi del mio laboratorio dovevo aggiungere altro. Le persone andavano aiutate a diventare consapevoli della possibilità di scegliere il meglio per la propria salute, senza cadere nelle trappole dei falsi miti.

Da questa forte spinta interiore è nato il mio impegno nella Lilt. Ho iniziato come volontaria, per poi svolgere la funzione di Commissario, assumendo in seguito la carica di Presidente fino a oggi. La ricerca tra le mura di un laboratorio ti protegge dal dolore che, invece, vedi impresso sul volto delle donne e degli uomini quando decidi di scendere in campo per essere concretamente di aiuto nel difficile percorso della malattia e della guarigione.

Non è stato sempre facile. Molte volte non ho trovato le parole giuste di fronte alla sofferenza e non sono stata di conforto nel dolore, come avrei voluto. Ma a questi incontri devo moltissimo.

Ricordo sempre con affetto una giovane donna, una delle tante guerriere silenziose, che stava affrontando la chemioterapia a seguito di un tumore ginecologico. La sua richiesta mi stupì perché non era venuta a chiedere aiuto per se stessa, ma a sollecitare una campagna di sensibilizzazione sui tumori ginecologici, di cui, secondo lei, si parlava troppo poco.

Quella donna incarnava ciò che avevo da poco intuito: mettere le migliori conoscenze in campo medico-scientifico a servizio dell’altro.

Grazie a lei organizzammo delle giornate dedicate all’oncologia ginecologica, ma accadde qualcosa d’altro, forse di più importante per entrambe. Senza accorgersene, con la sua richiesta aveva condiviso il suo dolore perché il mondo lo potesse accogliere e per lei era iniziata la “vera guarigione”.

Dentro di me crebbe la consapevolezza di ciò di cui ogni malato ha davvero bisogno per trasformare l’esperienza della malattia: ascolto attento e mani amorevoli che si prendano cura, nutrendo corpo e spirito.

Un altro incontro, in tempi più recenti, rappresentò un ulteriore momento di crescita: fu quello con lo scienziato e medico, ma soprattutto amico, Luigi Fontana. La sua ricerca pionieristica su alimentazione, attività fisica e longevità per una società sostenibile continua a essere per me di grande ispirazione. Con Luigi ho condiviso molte azioni per la salute psico-fisica e per il benessere, che passano anche attraverso le scelte consapevoli di prodotti che non derivano da sfruttamento e sofferenza di uomini e animali. Con la pratica costante dello yoga e della meditazione cerco di testimoniare questi nuovi valori in precise scelte di vita, anche in campo alimentare, e questo mi aiuta a trovare un profondo benessere interiore. Ho rivoluzionato completamente il mio modo di mangiare, prediligendo e consigliando cibi industrialmente non raffinati, verdure e ortaggi di stagione da coltivazioni sostenibili. Per i miei figli scelgo le carni provenienti da allevamenti non intensivi e che rispettano il benessere animale. Come amo dire, il segreto per una lunga vita sana è una combinazione di “G”: giusto cibo, giusto esercizio fisico, giusto riposo e giusto pensiero.

Il compito che mi sono prefissa attraverso la Lilt è proprio quello di aiutare le persone a trovare la giusta combinazione di “G” attraverso i corsi sull’alfabetizzazione alimentare, le attività di yoga e meditazione, le conferenze di divulgazione scientifica e molto altro ancora.

La primavera scorsa ho festeggiato online con la sezione di Trieste, la famiglia, i volontari, gli amici e i colleghi, la nomina di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È stato un momento molto emozionante. Un riconoscimento che ha ripagato il tempo dedicato all’attività nel sociale, trascurando molte volte la famiglia e abdicando anche alla mia carriera professionale. È un traguardo che è frutto di sacrifici condivisi con tutte le persone che come me credono nel valore del dono, del prendersi cura mantenendo cuore e mente aperti. Quella bambina che non aveva paura di niente è sempre lì a ricordarmi di essere una guerriera coraggiosa e una fata gentile con me stessa e con gli altri.

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