Madri e figli maschi: il rispetto comincia in casa

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Nella storia vera "Ti farò nascere di nuovo" parliamo dell'importanza di insegnare ai figli maschi il rispetto per l'altro sesso, estirpando il germe della violenza là dove compare precocemente

Quando si è madri di un figlio maschio ci si sente doppiamente responsabili nell’allevare nel modo giusto un futuro uomo. Da un lato si è investite dal ruolo materno di “chioccia” che deve colmare il suo pulcino di attenzioni e affetto, dall’altro, come rappresentanti del gentil sesso, si ha il dovere di educare un ragazzino a rapportarsi in modo corretto con l’universo femminile, insegnando il rispetto, la parità con l’altro sesso e perché no, anche un po’ di galanteria.

Non è facile perché, per quanto l’emancipazione femminile abbia fatto passi da gigante, certi stereotipi sono duri a morire. L’altro giorno, per esempio, mio figlio tredicenne è tornato a casa da scuola dopo un compito in classe di matematica, alla mia domanda se fosse stato difficile, mi ha risposto: «Persino le femmine hanno fatto tutto giusto».

A me la frase ha fatto trasalire e con calma e in bel modo ho replicato che quel «persino le femmine» non aveva nessun motivo di sussistere e che se sua madre (cioé io) non era brava in matematica, non è detto che altre ragazze non lo siano. Lui mi ha guardato un po’ stupito, come se fosse inconsapevole di aver fatto una discriminazione.

Un altro giorno poi, rientravamo stanchi la sera, lui dagli allenamenti di basket e io dal lavoro, tra zaini e borsoni eravamo carichi come muli, quando al portone abbiamo incrociato l’anziana signora dell’ottavo piano, per mio figlio è stato come vedere un fantasma: lungi dal cederle il passo, è entrato per primo con il suo borsone in spalla, nonostante i miei rimbrotti e un sibilante «si lasciano prima passare le signore…», seguito a casa da ramanzina finale.

Potrei citarvi altri episodi simili ma il concetto di fondo resta uguale: è in casa, in famiglia, che si impara a rapportarsi con l’altro sesso, e sono i genitori a dare il primo esempio, perché è dalle loro dinamiche relazionali che un ragazzino impara a rispettare la figura femminile, la suddivisione dei ruoli e delle incombenze quotidiane. Non a caso nelle violenze domestiche, i responsabili sono spesso adulti che da bambini hanno assistito e subìto comportamenti aggressivi, che tendono poi a ripetere da grandi.

Se non siamo noi genitori i primi a trasmettere certi principi e attenzioni, difficilmente i ragazzi li impareranno dalla società dove prevarica la legge del più forte.

L’esempio della famiglia diventa ancora più decisivo quando i ragazzi crescono e cominciano a seguire modelli di comportamento, dettati da amici o dai compagni di scuola.

È il caso descritto nella storia vera pubblicata su Confidenze e raccolta da Anna Magli: Ti farò nascere di nuovo, dove una madre si trova un figlio adolescente diventato improvvisamente violento e sprezzante nei confronti del genere femminile e in particolare della sua ragazzina, tanto da strattonarla e lasciarle lividi sul braccio. Per i genitori il suo comportamento è irriconoscibile e lontano anni luce da quanto gli hanno insegnato e trasmesso. Sarà proprio la madre ad affrontare il ragazzo a muso duro, sfatando un altro mito duro a morire; quello che le madri dei figli maschi prendano sempre le loro difese, proteggendoli e giustificandoli sempre, qualsiasi cosa facciano.

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