Malika, dritta al cuore

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C’è chi la definisce “la signora della musica italiana”. In effetti, per la quinta volta in dieci anni questa settimana è all’Ariston. Dove ha promesso di portare una bella dose di stupore. E, come sempre, tanta emozione

 

DI GIOVANNA SICA

“Non è detto che sia la notte a dar consiglio/ O il biglietto dentro un biscotto/ Non ti presto l’ultimo sbaglio che è rimasto/ Lascio il vento soffiarmi dentro…”. (Cose che ho capito di me). Cominci a cantare e cambia la geografia del tuo viso. Si solleva la bocca. Si allungano gli occhi. Si gonfiano gli zigomi. E la sensazione è che la voce esca da lì, dalle guance, per poi allargarsi tutt’intorno. Siamo negli anni Settanta e una ragazza di 17 anni parte per il Marocco, dove l’aspetta l’amore della sua vita: un giovane scultore. I due innamorati, che poi diventeranno i tuoi genitori, si sposano e mettono al mondo una figlia, tua sorella. Poi, nel decennio successivo, decidono di tornare in Italia. E nel 1984, l’ultimo giorno di gennaio, nasci tu. La tua infanzia è puntellata di avventure rocambolesche nella terra di papà, raggiunta a bordo di una macchina stracarica. In Marocco ti lasci ammaliare da rituali che in Italia non esistono. Crescete a ogni viaggio, tu e la tua fantasia. Da bambina studi violoncello al Conservatorio di Milano e un giorno, a 11 anni, accompagni un’amica a un provino per entrare nel coro di voci bianche del Teatro alla Scala. Come in ogni favola che si rispetti, al posto suo prendono te. E in quel coro rimani fino al 2001, esibendoti spesso anche da solista.

UN’ARTISTA POLIEDRICA
A 21 anni diventi mamma di Mia. Nonostante tu sia tanto giovane, la maternità non ostacola il tuo percorso, anzi. Avere una figlia ti spinge a impegnarti di più, perché vuoi essere un esempio per la tua bambina. Nel 2007, dopo tante collaborazioni e sperimentazioni di diversi generi musicali, arriva il primo contratto discografico con la Sugar Music di Caterina Caselli. Segue, l’anno successivo, il tuo primo album. Sopra c’è scritto solamente Malika Ayane. Il disco vende 80.000 copie. Nel 2009 partecipi per la prima volta al Festival di Sanremo e arrivi seconda nella sezione Giovani con Come foglie, scritta per te da Giuliano Sangiorgi. “È piovuto il caldo/ Ha squarciato il cielo/ Dicono sia colpa di un’estate come non mai/ Piove e intanto penso…”. Un testo puntellato di suggestioni malinconiche che evocano pensieri inusuali. Per esempio, insinua che si può essere tristi anche quando va tutto bene, nel bel mezzo dell’estate e del sole. Perché la tristezza non ha per forza una connotazione negativa, anzi. È una compagna di viaggio utile. Inauguri il 2010 con la cover di La prima cosa bella di Nicola Di Bari. Un’interpretazione magica che diventa la colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Virzì. Il mese successivo torni all’Ariston. Stavolta sei fra i Big con Ricomincio da qui (“Me ne accorgo così/ Da un sospiro a colazione/ Non mi piace sia tu/ Il centro di me”). La canzone è stupenda. Vinci il Premio della critica “Mia Martini” e il Premio della Sala Stampa Radio e Tv, ma non sali sul podio. Ho negli occhi gli spartiti lanciati sul palco dai musicisti in segno di protesta, quando si scopre che non sei fra i primi tre. Però, si sa, quando un brano arriva dritto al cuore di chi lo ascolta il successo è assicurato. E così succede anche all’album Grovigli, pubblicato in concomitanza di Sanremo. È luglio quando nel 2012 dalle radio si diffondono le note briose di Tre cose, estratto dall’album Ricreazione. E l’anno successivo partecipi di nuovo al Festival.

TRA DUETTI E MUSICAL
Nella 62a edizione ogni artista propone due brani. I tuoi sono uno più bello dell’altro. E se poi e Niente, firmati da Giuliano Sangiorgi. “Certo/ Che non ha prezzo il tempo/ Passato insieme a spasso/ Tra questo mondo e un altro/ Per trovare l’universo/ Adatto al nostro spazio/ Ogni giorno più stretto/ Per contenere i sogni/ Tutti dentro ad un cassetto”. Con E se poi ti aggiudichi il quarto posto, avvicinandoti al podio, ma non lo conquisti. Seguono i duetti con Laura Pausini e Fedez. Ma l’artista con cui sei più in sintonia è Pacifico, autore anche di alcuni tuoi testi. A me emoziona tanto L’unica cosa che resta (“Meno male che ci sei ancora/ Meno male che ci sei tu/ Giravo a vuoto senza partire/ Sei riuscito a guidarmi”). Salti un’edizione, ma nel 2015 sei ancora a Sanremo. Nel frattempo, esce Naif, la tua quarta opera musicale. Con Adesso e qui (Nostalgico presente) conquisti finalmente il terzo posto in classifica, oltre a un nuovo Premio dedicato a Mia Martini. “Si dice che domani/ Sia il solo posto adatto per un bel ricordo/ Non è da vicino e nemmeno addosso /No, non desiderare/ Lascia non esista mai …”. Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 indossi i panni della Peròn e giri i teatri italiani come protagonista del musical Evita di Massimo Romeo Piparo. Nell’autunno 2018 pubblichi Domino, il tuo quinto album in cui le canzoni sono tessere che possono dar vita a diverse combinazioni. In Quanto dura un’ora (“Niente è più fedele di un ricordo che resta/ Della nostalgia che appena riesce ti inganna/ Se davvero il tempo tocca solo chi ha fretta/ Allora chiedi all’infinito quanto poco gli importa”) tornano i temi a te cari: il presente e la nostalgia. Cara Malika, sei tornata a esibirti nella più famosa gara canora del nostro Paese. La tua storia artistica è legata a Sanremo. Ti piaci così è il titolo del tuo brano. Strofe che descrivono la consapevolezza di una persona che si sente libera di esprimersi senza imbarazzo, hai anticipato. Poi, hai aggiunto che hai voluto portare a Sanremo una bella dose di stupore. E io ti ascolto, sperando che stavolta sia finalmente tu a vincere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Da Confidenze n.11

 

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