Masterchef

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Vi racconto la mia partecipazione a Masterchef Celebrity. Per me è stata come una gita scolastica con dei compagni spiritosissimi e leali

Un giro sulla giostra che non mi capiterà più, la surreale partecipazione a Masterchef Celebrity, trasmesso da Sky. Surreale perché c’ero capitata per sbaglio, come nelle comiche di Charlot. Non lo avevo mai visto in tv perché in casa non ho Sky. Quando me l’hanno proposto ho detto no, io faccio la casalinga, metto in tavola, di cucina non ne so niente. Mi dicono: «ma va’, sono tutti al tuo livello», credevo una specie di Dilettanti allo sbaraglio, e ho accettato con entusiasmo.

Invece erano tutti specialisti. È una gara seria. Asina come me ce n’era una sola, Laura Barriales, noi due terrorizzate dai coltelli affilatissimi, roba da spadaccini, avevamo un solo scopo: riportare a casa le dita – se la cavava benissimo Margherita Granbassi, campionessa di fioretto. Non essendo in gioco, mi sono abbandonata al gioco: una gita scolastica, con dei compagni spiritosissimi e leali, che erano lì per competere, ma anche per divertirsi. C’erano tutti i personaggi della commedia dell’arte. Le Primedonne: la Regina Madre, Orietta Berti, e Anna Tatangelo, la Seduttrice enigmatica. Serena Autieri, la Morosa irresistibile, sexy e arguta; Margherita Granbassi, l’ingenua dal gran cuore; il Bello, Andrea Locicero, campione di Rugby, di cucina e di cortesia; il Forzuto, Lorenzo Amoruso, campione di calcio e di risotti; il Vagheggino, lo squisito Tombolini, arbitro e cuoco di gran finezza. L’astronauta, Umberto Guidoni, caduto dalle stelle, il Sardonico, Davide Devenuto, attore, fulminante umorista e artista del raviolo; l’elfo, Valerio Spinella, giornalista, minuto come Gramsci e agilissimo, che dal punto più alto si tuffava a pesce fra le braccia di Locicero, il gigante, un numero da circo.

Margherita si è messa a piangere perché doveva spiumare un pollo, e col suo incantevole accento triestino: «Mi fa pena il pollo»! Per lei, come pelare suo fratello.

Nella stessa prova, Laura Barriales esclama «Sa de muerto!» e preferisce uscire che pelarlo. Serena Autieri, il folletto, imitava i professori cioè i giudici come a scuola: era più Cannavacciuolo di Cannavacciuolo, con quella voce da  bell’orco.

Non ridevo così dalla terza elementare. E Orietta Berti, la più originale, la regina dell’igiene: la sera rientrando in camera, lei e il figlio Omar lavavano tutto quello che avevano usato fuori, anche le scarpe. Poesia pura. Ma il prodigio di questa celestiale vacanza è che nei gruppi umani c’è sempre lo stronzo che rovina tutto. Lì non c’era. Tutti gentiluomini, damine di garbo, e maghi in cucina. Ringrazio i compagni e i tre chef, il fanciullo Barbieri, il Polifemo Cannavacciuolo,  il romanzesco Bastianic musicante e cuoco,  ringrazio un destino bizzarro che mi ha  regalato un inaspettato ritorno all’infanzia.  

 

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