Perché la chemio fa paura

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Le terapie che combattono i tumori sono sempre più mirate. Eppure, spesso vengono scambiate per il male, calamitando tutte le paure. Il punto sul n 40.

Una ragazza magrissima,  zoppicante, pallida, il viso sofferente. Una donna sui 40, elegante, con un bellissimo turbante in testa, un completo gessato, modi sicuri. Un sessantenne affaticato si guarda intorno ansioso, cercando una sedia libera. Una famiglia rumorosa, allegra, vociante. Tanti anziani, tanti giovani, tante persone sole, tante persone accompagnate. Accenti diversi, da ogni parte d’Italia. Facce fiduciose e preoccupate. Passi esitanti o decisi. Sorrisi e mascelle contratte.

Basta stare un quarto d’ora, di passaggio, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, per capire che il cancro colpisce senza guardare in faccia nessuno. Secondo i dati dell’Associazione Italiana registri Tumori (relativi al 2015) in Italia si scoprono quasi 1000 nuovi casi al giorno, 363.000 all’anno.

Impressionante, no? Il cancro tocca una donna su 3 e un uomo su 2, sempre secondo i dati. Però, se i tumori sono in aumento, lo sono anche le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 57% degli uomini, a cinque anni dalla diagnosi, sta bene. Le diagnosi più tempestive e le cure più mirate rendono il tumore, un passo dopo l’altro, sempre meno simile al “brutto male” che fino a qualche anno fa era sentenza di morte e sempre più simile a una malattia, ancora brutta, pesante, faticosa e pericolosa. Ma contro la quale si può vincere.

Non sono un medico, la mia esperienza è quella di chiunque abbia visto persone vicine, amici, parenti, colleghi ammalarsi. E, a volte, guarire senza problemi, lasciandosi tutto alle spalle. Altre, convivere con terapie faticose, che limitano e cambiano la vita, che ti fanno stare “appeso”, in attesa del prossimo esame del sangue, della prossima tac, del prossimo responso. Che magari ti lasciano i capelli, ma ti tolgono il respiro. Che fanno sparire i linfonodi, ma si portano via tutta la tua forza. Che ti fanno lievitare senza mangiare, dimagrire senza controllo, cambiare faccia, carattere, gusti e abitudini. Che ti fanno vivere in condizioni che non avresti immaginato.

Vale la pena, per questo, di rinunciare alle cure della medicina “ufficiale”? Ne parliamo nella tavola rotonda del n 40. Facendo il punto sulle paure che possono spingere a cercare soluzioni miracolistiche (del tutto illusorie) e sui supporti, psicologici e medici, che possono affiancare le terapie oncologiche e renderle più sopportabili.

Perché una cosa è certa: quando si lotta contro il tumore, si ha bisogno di tanto aiuto.

 

 

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