Sugli sci ora (quasi) come allora

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In montagna le piste da sci sono chiuse? Una geniale soluzione mi ha permesso di fingere che non sia così. Ve la racconto subito

Finalmente in montagna recita il titolo di un servizio di moda pubblicato su Confidenze in edicola adesso. E «Finalmente in montagna» mi sono detta io due weekend fa, quando avevano appena aperto le gabbie e concesso a noi, animaletti delle nevi, di ritornare dopo tanto tempo nelle seconde… tane.

Peccato che, arrivata a destinazione, mi sia sentita proprio come una bestiolina riportata troppo tardi nel suo habitat e costretta a fare i conti con i cambiamenti avvenuti durante la lunga assenza. Quindi, obbligata a inventare nuove abitudini per tornare in pace con il territorio riconquistato.

Infatti, pur fanatica dello sci a oltranza, sabato 23 gennaio 2021 non mi sono alzata all’alba come sempre. Non ho raggiunto il deposito per infilare gli scarponi. Non ho incontrato il consueto e nutrito gruppetto di amici alla partenza degli impianti. Né mi sono lanciata sui pendii al grido di «Chi si ferma è perduto».

No, tutto questo, ormai, appartiene a un passato che mi sembra trapassato remoto. Tant’è che mi sono crogiolata nel letto fino a tarda mattina. Ho affondato le zampe in comode polacchine. E solo in due abbiamo fatto una passeggiata sulla neve, abbassando la mascherina esclusivamente nel momento in cui ci siamo trovati immersi nel nulla.

La giornata, per carità, è stata molto piacevole. Ma ci ha sorpresi a salire sui bricchi lenti come lumache e un po’ straniti, visto che per noi la montagna in inverno è sempre stata sinonimo di discese e di velocità supersoniche. Cioè, l’esatto contrario di quel sabato.

Ad aggravare l’anomala sensazione, poi, sono intervenuti una quantità di neve da paura (da una vita non ne cadeva così tanta) e un scintillante sole a palla. Ovvero, gli ingredienti perfetti per un weekend dedicato allo sci.

A quel punto, considerando che le piste questa stagione non apriranno, abbiamo capito che necessitava un fenomenale guizzo della fantasia. Per rendere il fine settimana successivo molto simile a quelli degli anni scorsi. Ma, soprattutto, per non darla del tutto vinta a questa maledetta pandemia.

Così, ecco la proposta tanto delirante quanto geniale del simpatico signor G: fingere di vivere in periodi pre-virus e andare a sciare come se niente fosse.

Morale, sabato scorso ci siamo alzati all’alba e ci siamo vestiti tecnici come da consuetudine. Poi, però, invece dell’ovovia abbiamo guadagnato uno dei punti più alti raggiungibili in macchina. E da lì, a turno, uno indossava gli scarponi (sensazione di libidine massima) e si buttava giù nella neve fresca, mentre l’altro guidava verso valle per andare a recuperarlo.

Le discese, ammetto, non sono state tante, perché “l’impianto di risalita” a quattro ruote non offre l’agio né le modalità snelle di una sbrigativa seggiovia. Ma l’inedita esperienza di sciare come nell’Ottocento, cioè completamente soli nei campi incontaminati (ricordo che il secondo era in auto), passando vicino alle baite e in qualche tratto (addirittura) rincorsi da un cane, si è rivelata davvero divertente.

In più, ha ridato senso alla montagna come la intendo io. Che al solo sentir nominare camminate o, peggio che mai, gite con le ciaspole, mi aggrappo disperatamente al calendario e conto i giorni che mi separano dalle giornate al mare.

Se sono in quota, infatti, non sopporto l’idea che quattro passi verso la vetta sostituiscano quattro curve in direzione della valle. Perché il mio unico desiderio sulla neve è sciare senza tregua, circondata di gente. Non con la mascherina anti-Covid appoggiata sul naso, ma con la maschera da sole ben calcata sugli occhi.

Confidenze