Trilogia di Holt di Kent Haruf

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La contea di Holt, Colorado, è un luogo immaginario, ma nessun posto somiglia di più a tutti i posti che ci portiamo nel cuore: i posti delle attese, delle paure, dell’amore, dell’addio

“Cari lettori,

vorrei scrivervi qualche parola su mio marito Kent Haruf, lo scrittore e l’uomo. La scrittura era la sua religione. I personaggi nascevano dalla compassione e dall’amore, persino i cattivi. Kent non aveva paura di osservare gli aspetti più oscuri della natura umana; non giudicava i personaggi, ma ne vedeva le ferite, la lotta contro la loro stessa umanità. Altri personaggi mostravano un’indole positiva – Maggie Jones, i fratelli McPheron, Rose Tyler, Lorraine.

Kent li amava tutti, e il senso delle sue storie emergeva proprio dalle loro interazioni. Le descriveva in maniera semplice e diretta, senza prediche o giustificazioni; credo che questo sia il motivo per cui i suoi libri hanno commosso e commuovono così tante persone.

(…) Kent sentiva una profonda compassione per chiunque, che fosse un parente o un amico. Si rivolgeva a chi gli stesse parlando con un’attenzione tale da far sentire unica quella persona, chiedendo, ascoltando, chiedendo ancora e continuando ad ascoltare”.

Il cofanetto in tiratura limitata che racchiude Benedizione, Canto della pianura e Crepuscolo è l’oro, incenso e mirra che ogni bambinello (inteso come lettore) dovrebbe ricevere in dono per la sua Epifania. Prima di leggere Haruf siamo una cosa, dopo si diventa altro. Prima di leggere Haruf si guarda al mondo e a quanti lo abitano in un modo, dopo in un altro.

La contea di Holt, Colorado, è un luogo immaginario, ma nessun posto somiglia di più a tutti i posti che ci portiamo nel cuore: i posti delle attese, delle paure, dell’amore, dell’addio.

Haruf è uno eppure no, sembra un compendio di nomi, un incontro di più autori in uno solo: leggi lui e ritrovi Ford, Faulkner, McCarthy, Hemingway, McEwan, la Strout, Čechov.

Un universo intero che comincia a Gun Street e finisce a Detroit Street, la forza dell’epica racchiusa nella malinconia della narrazione pacata, a lume di candela, lenta eppure contratta.

Riassumere la trama dei tre romanzi è impossibile e inutile. Io posso dirvi una cosa: Holt è un grande corpo, una metafora che racchiude la poesia dell’essere umano, un insieme di istanti luminosi ma anche tetri, impasto di vergogna e dignità, malinconia e speranza. Siamo frontiere, siamo età da superare e conquistare, siamo stadi di vita, evoluzione e cambiamenti da non rinnegare, ma preservare e accettare.

Si entra ad Holt in modo talvolta casuale, esattamente come accade spesso nascendo. Molta è la vita che si incontra, anche quando tutto sembra fermo. E a togliere quasi il fiato sono gli istanti sospesi, quelli nascosti negli ultimi sguardi, negli abbracci, nelle domande che restano senza risposta dei tanti protagonisti che, non avrete scampo, diventeranno parte di voi.

Da Holt non si riesce ad andare via. Come non si riesce ad andare via dall’amore, dal respiro, dal proprio cuore che non importa come, non importa fino a quando, ma batte.

 

Kent Haruf, Trilogia di Holt, NNE

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