Come riconoscere il vero integrale

Natura

Da quando il marketing alimentare ha scoperto che il salutismo è un ottimo affare, i prodotti integrali sono venduti ovunque. Per la maggior parte, però, sarebbero da evitare

Mangiare integrale senza farsi fregare”, potrebbe essere il sottotitolo del mio articolo di oggi. Sì, perché sono davvero tanti i prodotti in circolazione – pane, fette biscottate, cracker, fiocchi per la colazione, biscotti, merendine e molti altri a base di farina di grano o di altri cereali – che con troppa disinvoltura le aziende definiscono “integrali”. Contano sul fatto che il consumatore che compra pensando anche alla propria salute si precipiti all’acquisto allettato dall’idea che il prodotto integrale sia preferibile.

E, in linea di massima, lo è. Mentre infatti i cereali che hanno subito il processo di raffinazione sono privi di crusca, germe di grano e tutti i benefici per la salute che queste componenti apportano, i prodotti integrali, che invece sono realizzati con tutto il chicco, contengono inalterato il loro capitale nutritivo: ricchezza di grassi polinsaturi, minerali e vitamine (magnesio, vitamina E, alcune vitamine del gruppo B ecc.), nonché maggiori quantità di fibra alimentare, dai riconosciuti effetti preventivi di molte patologie anche importanti, come quelle cardiovascolari e oncologiche. Tutto vero, insomma. A patto che l’alimento sia realmente integrale.

La legge italiana consente infatti di usare la dicitura “con farina di tipo integrale” per un qualsiasi prodotto realizzato con sfarinati raffinati addizionati da una percentuale anche irrisoria di farina integrale, crusca o cruschello. Si tratta di farine che prima sono sottoposte a raffinazione e in seguito vengono “ricostituite” artificialmente, a simulare un prodotto integrale. Anche se una certa quota di crusca viene aggiunta, tuttavia, il finto integrale manca sempre del prezioso germe e quindi di tanti dei benefici che ci aspetteremmo di ottenere consumando cereali integrali.

Perché questo comportamento da parte dei produttori? La ragione è da ricercare nel fatto che, proprio per la presenza del germe e dei grassi insaturi che contiene in abbondanza, il prodotto integrale deperisce relativamente in fretta. Più conveniente uno che solo gli assomigli, allora, devono aver pensato le aziende dell’alimentare…

Come riconoscere dunque il vero integrale e non farsi turlupinare? Girate la confezione, senza accontentarvi di quello che campeggia in bella vista sul fronte della stessa. Nell’elenco degli ingredienti, dovete trovare la dicitura “farina integrale di frumento” (o di altri cereali) e non “farina di tipo integrale”, né la presenza di voci quali “farina doppio zero”, “crusca”, “cruschello”.

In mancanza di meglio, si può accettare che il prodotto in questione non contenga solo farina integrale e che quest’ultima sia stata “tagliata” da una certa quantità di farina bianca (viene fatto anche per ragioni di maggior gradevolezza del sapore per alcuni consumatori, quali i bambini). Ma questa percentuale deve essere minima e comunque mai superiore al 50%. Senz’altro la farina “normale” non deve comparire al primo posto dell’elenco (ricordate che gli ingredienti sono sempre riportati in ordine di quantità decrescente).

Uno dei prodotti che più spesso si trovano in commercio nella versione “finto integrale” è il pane fresco: il cosiddetto “pane integrale” venduto nella maggior parte delle panetterie è fatto con farina 00 e crusca aggiunta. Anche al panificio possiamo però evitare di farci prendere per il naso: per legge, vicino al bancone deve essere sempre a disposizione della clientela l’elenco ingredienti di tutto ciò che viene commercializzato. Prendiamo la buona abitudine di consultarlo.

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