Si può mangiare la pasta se sei a dieta?

Natura

A fianco di coloro che ne abusano, c’è anche chi ha ridotto il consumo di pasta fino a eliminarlo o quasi, per paura di ricadute indesiderate sulla linea. È una scelta giusta o no?

Italiani popolo di santi, poeti e… consumatori di pasta, verrebbe da dire commentando recenti statistiche che segnalano che ognuno di noi mangia mediamente 23 chili di pasta all’anno.

 

Come ogni brava media, questo dato non è in grado di far emergere che c’è chi consuma un quantitativo di pasta ben maggiore, mentre altri, al contrario, quasi se ne privano, convinti da modelli dietologici affermatisi negli ultimi anni che la pasta faccia ingrassare. Ma è proprio vero che se si vuole dimagrire bisogna eliminare la pasta? Proviamo a fare chiarezza.

 

La pasta, perlomeno quella tradizionale – ovvero la pasta di semola di grano duro e secca – apporta in primo luogo carboidrati (approssimativamente l’80%) e per la maggior parte si tratta di amido. È per questo che la pasta ha circa 360 chilocalorie per 100 grammi, che senz’altro non sono poche.

 

Tenendo poi in considerazione il sugo che usiamo per condire la pasta, questo numero, se non stiamo attenti, si impenna: 10 grammi di olio (cioè un solo cucchiaio) e 5 grammi di parmigiano apportano altre 100 calorie.

 

Tuttavia, considerare un singolo alimento come il responsabile dell’aumento di peso è un errore: solo contestualizzando il suo consumo all’interno della dieta quotidiana si possono valutarne gli effetti. Il consiglio è semmai contenere le calorie totali, specie quelle derivate dagli zuccheri semplici, dai grassi e dai cibi amidacei in generale.

 

Al di là di esigenze individuali, che sarà il nutrizionista a valutare, una porzione media di pasta è di 60/80 g (peso a crudo). A qualcuno queste quantità potranno sembrare scarse, ma ciò è vero solo quando ci si voglia saziare esclusivamente con la pasta, consumandola come piatto unico. È chiaro, allora, che è necessario “farsi” un etto e mezzo di spaghetti, e poi se ne paga lo scotto. Mangiando invece pasta con un secondo e tanta verdura, 60-80 g di pasta sono più che sufficienti e inoltre questo “trittico” di ingredienti rappresenta un pasto sicuramente più bilanciato e completo della sola pasta.

 

In conclusione, dunque, la pasta può essere consumata anche da chi è a dieta: ai miei pazienti certo non la tolgo, ovviamente con adeguamento delle porzioni e la necessaria attenzione ai condimenti.

 

Attenzione comunque anche a un altro luogo comune: non cascateci quando vi dicono che la pasta fresca è meno calorica di quella secca. O, meglio, è vero che la pasta fresca, avendo una quota d’acqua superiore rispetto a quella secca, è meno calorica. Infatti ha circa 270 kcal per 100 grammi. A crudo, però! Tutti e due i tipi di pasta con la cottura si reidratano, per arrivare più o meno allo stesso contenuto calorico: la secca si idraterà di più, arrivando a un peso più che doppio, la fresca di meno, visto il diverso contenuto d’acqua di partenza. È proprio perché ha più acqua che la porzione media di pasta fresca è maggiore di quella secca e pari a 80/120 grammi (peso sempre inteso a crudo). Le citate quantità di pasta secca e fresca dopo cottura danno una porzione della stessa grammatura e quindi apportano le stesse calorie.

Confidenze