Che tu possa danzare, Franco

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In silenzio se n'è andato un genio della musica. E noi lo ricordiamo così

Cantautore, compositore, regista e pittore. Per molti, un poeta. Per tutti, un coltissimo sperimentatore poliedrico. Gli aggettivi per descrivere Franco Battiato, scomparso questa mattina nella casa di Milo, non si contano. Perché con i suoi brani che spaziano dal pop più classico alla ricerca di espressioni inedite, l’artista ha conquistato il pubblico di ogni genere.

Schivo, tanto lusingato dal successo quanto infastidito, il Maestro è stato sicuramente un personaggio unico nel panorama musicale italiano. E se negli ultimi tempi si è ritirato a vita privata, protetto dalla famiglia e da un rigoroso silenzio sulle sue condizioni fisiche, a noi piace ricordarlo attraverso le sue stesse parole. Ovvero, quelle che ha cantato e che ci hanno fatto ballare, sognare e commuovere. Sì, perché Battiato, appunto, è entrato nel cuore di ognuno di noi con passi ogni volta diversi.

Per esempio, ci ha regalato un senso di sicurezza quando intonava Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie perché sei un essere speciale. Ed io avrò cura di te (La cura).

Dalle correnti gravitazionali al Centro di gravità permanente. Se nel 1981 Franco lo cercava per non cambiare idea sulle cose e sulla gente, noi cantavamo il testo a squarciagola, avendolo eletto il tormentone di quell’estate, nonostante l’interprete non amasse affatto la musica commerciale.

Tant’è che La voce del padrone, l’album che conteneva il brano, è probabilmente l’unico che potrebbe essere inserito in quel genere. Non ne fa parte, invece, il singolo Stranizza d’amuri, la poesia in note che racconta la capacità dell’amore di sopravvivere a qualsiasi contesto: ‘Ccu tuttu ca fora c’è ‘a guerra mi sentu stranizza d’amuri… l’amuri.

Romantico, ma anche consapevole delle manchevolezze del nostro Paese, Battiato non ha invece avuto mezzi termini in Povera patria: schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore.

L’elenco potrebbe continuare. Ma in questa giornata il pensiero forse più bello è immaginare il pubblico che saluta sorridente il Maestro con un augurio “suo”: Voglio vederti danzare.

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