Shopping sì, ma di seconda mano

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Grazie alle tante app e siti dedicati, la gente riscopre il piacere dell'acquisto dell'usato, lo conferma un sondaggio

Su Confidenze di questa settimana parliamo di upcycling (il direttore vi spiega cos’è nel suo editoriale) un modo per dare nuova vita agli abiti usati, che ha preso piede in quest’ultimo anno così difficile di lotta alla pandemia, diventando presto anche uno stile di vita.

Quando a marzo 2020 arrivò il grido di allarme del maestro Giorgio Armani contro la moda fast food che divora se stessa, proponendo una collezione dopo l’altra senza dare il tempo alle persone di godersi un vestito, siamo stati in tanti, e io per prima, a tirare un sospiro di sollievo. Ci voleva Re Giorgio per dire forte e chiaro una verità che migliaia di persone ormai pensavano da tempo: non se ne può più del continuo sfornare nuove collezioni dove da un anno all’altro cambiano tendenze e capi e dove ci viene proposto tutto e il contrario di tutto.

Poi è arrivato il Coronavirus a ristabilire le nostre priorità e complici le chiusure dei negozi, ma anche i portafogli vuoti, noi tutti ci siamo industriati a rovistare negli armadi, a tirar fuori quel golfino mai messo con ancora l’etichetta sopra o a stringere un paio di pantaloni di due taglie in più che però possono fare ancora la loro figura. In un attimo ci siamo ricordate di nonne e mamme che rimodernavano abiti di seta facendone una camicetta,  smontavano colli di pelo dai cappotti per farne un colbacco per l’inverno o più semplicemente tagliavano i jeans per farne una gonna (vi ricordate come si faceva? Bastava scucire le gambe dei jeans e inserire un triangolo di stoffa davanti, di solito preso dalla parte delle gambe). Abbiamo rispolverato le macchine da cucire impolverate e saperi antichi come il lavoro ai ferri o all’uncinetto ma anche l’ago e il filo spesso abbandonati a favore di una moda usa e getta dove il valore del capo a volte è così esiguo da non rendere conveniente neppure portarlo dalla sarta (sempre ammesso di trovarne una) a stringere o allargare.

Adesso scopriamo che questa tendenza al riciclo e al riuso si accompagna anche a un altro fenomeno ugualmente diffuso: la riscoperta dell’acquisto dell’usato. Secondo il sondaggio condotto dal brand di telefonia Wiko il 35% degli utenti ha scoperto il piacere dell’acquisto di capi usati e vintage online e via app e dichiara di avere utilizzato, ben più di una volta, app di shopping second hand.

Si preferisce la modalità di acquirente (67%) a quella di venditore (33%), forse più complicata per alcuni, ma il fenomeno non conosce età. Non è una moda solo dei Millennial e della cosiddetta Generazione Z, ma l’84% sostiene che interessa tutti, indistintamente, baby boomers e over 60 inclusi.

Lo shopping di seconda mano viene considerato utile per risparmiare (dal 45% dei rispondenti al sondaggio), ma è anche legato alla passione e alla riscoperta del vintage (55%). Inoltre il 78% lo considera come una scelta sostenibile ed eco-friendly.

Insomma per chi come me ha ancora in mente i mercatini dell’usato (la fiera di Senigallia a Milano è stata un must per anni) o i negozietti vintage di abiti i cui indirizzi negli anni del liceo ci si passava come pizzini segreti, ritrovare il gusto del “secondamano” se pur in vena hi- tech ha un che di rassicurante. Ci dice in fondo che i corsi e ricorsi storici non cambiano e che nei tempi grami le persone sanno sempre come arrangiarsi.

Naturalmente bisogna imparare a destreggiarsi tra app e siti on line stando attenti anche da chi si compra.

Per questo vi lascio con il decalogo redatto da un’esperta: Melania Della Torre,  appassionata di vintage e second hand, nota sui social come @laragazzadelvintage. Ecco i suoi consigli per chi vuole acquistare o mettere in vendita on line dei capi usati :

– Controllare le recensioni di altri utenti e chiedere informazioni. Sapere di potersi fidare dell’acquirente è un passo in più verso l’acquisto, se si è incerti o in dubbio sull’originalità del capo, il consiglio di Melania è di chiedere al venditore maggiori informazioni e foto dei capi, o magari di farsi un giro online per confrontare i prezzi.

– Essere onesti. Nel second hand o vintage capita spesso di trovare nei capi dei difetti e delle piccole imperfezioni. È normale che sia così, trovandosi di fronte a un oggetto che ha avuto una “prima vita”. È importante farlo presente sia nella descrizione che nelle foto. Lo shopping second hand non deve essere una truffa, ma un modo aperto, trasparente e circolare di fare acquisti.

– Privilegiare la luce naturale. A “livello tecnico” è importante scattare foto sempre con la luce naturale, senza filtri, senza modifiche che alterino la percezione del capo. Infine, cosa fondamentale per accorciare i passaggi verso l’acquisto e ottimizzare tempo e risorse, è aggiungere sempre le misure esatte dei capi, le taglie, eventuali note sulla vestibilità, indirizzando il cliente verso il capo giusto.

Insomma, il second hand può essere un modo anche per permettersi quella borsa tanto agognata, quel capo originale che sarebbe impossibile trovare tra i negozi.

Confidenze