Il mondo dei sogni

Sogni
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Cosa ci dicono i nostri sogni ? È vero che parlano di noi più di quanto vorremmo?

Che cosa succede alla nostra mente quando si sogna? E perché i nostri sogni svaniscono subito e sono così difficili da ricordare?
Sono alcuni degli interrogativi che ciascuno di noi si sarà posto almeno una volta su uno dei fenomeni più importanti della nostra psiche, cardine di un’intera branchia della scienza, la psicoanalisi che non a caso è nata con L’interpretazione dei sogni di Freud.

Nel libro Sigmund Freud, medico neurologo e fondatore della psicoanalisi, partiva da un’analisi dei suoi di sogni, per passare poi a quelli dei suoi pazienti, arrivando ad elaborare la celebre teoria secondo cui i nostri sogni sarebbero il frutto di desideri inconsci o traumi mai passati, che durante la notte, quando la nostra mente è meno vigile vengono a galla. L’inconscio appunto sarebbe il più grande serbatoio di pensieri e desideri che riaffiorano nel sonno e che invece durante il giorno sono messi tacere dalla nostra parte più razionale.
Del tema parliamo nel servizio Scopri i preziosi messaggi dei sogni di Paola Rinaldi dove Luca Mazzotta psicologo e psicoterpaeuta ci aiuta a orientarci nei meandri onirici riprendendo proprio la distinzione alla base della teoria di Freud. Nei sogni Freud distingue infatti due elementi: il contenuto manifesto, cioè la “storia visibile” che la persona ricorda; e il contenuto latente, cioè la “storia” che il soggetto crede di non conoscere e di non ricordare.

Confesso che il mondo dei sogni mi ha sempre affascinato, sarà che appartengo a quella categoria di persone per cui ai primi raggi del sole i sogni svaniscono e non ritornano più (come cantava Vasco Rossi in Una canzone per te …) e quindi mi è difficile riuscire a raccontarli e analizzarli per darne una spiegazione.
Ho sognato tante volte di cadere nel vuoto, di non aver conseguito la laurea, e sì, qualche volta ho sognato anch’io qualche mio ex-fidanzato.

Nei sogni più brutti, che appunto non ricordo, ho ben impressa invece la sensazione di sollievo avvertita quando, aperti gli occhi, mi sono resa conto che l’incubo appena vissuto non era la realtà. Una volta, e questo lo ricordo benissimo, mi svegliai angosciata dopo aver sognato di essere incriminata di omicidio e da quella volta smisi di guardare la sera i telefilm polizieschi. Negli anni poi ho smesso di farmi domande sul senso di certi sogni, arrendendomi di fronte ai meandri della psiche umana, e facendo mio “il naufragar mi è dolce in questo mare” di leopardiana memoria.

Ma il più bell’omaggio al mondo dei sogni che io ricordi e che voglio condividere con voi, secondo me arriva da un film: Sogni di Akira Kurosawa.

Lo vidi tanti anni fa, credo fosse il 1990, insieme a colui che sarebbe poi diventato mio marito. Era la nostra prima uscita insieme, scelsi io quel film un po’ per sfida (non è semplice da seguire) e un po’ per l’attrazione verso l’universo onirico. Difficile spiegare a parole il capolavoro che riuscì a fare il regista giapponese mettendo in scena otto episodi onirici, il più celebre dei quali vede il protagonista entrare dentro un quadro di Van Gogh per incontrare l’artista in un campo di grano, (il quadro è “Campi di Grano con volo di corvi “ e l’attore che interpreta Van Gogh è Martin Scorsese). Qui vi trovate tutto l’immaginifico della mente umana, l’orizzonte visivo che spazia oltre la realtà.

Concludo con il meno impegnativo ritornello di Cenerentola che tutti conosciamo e che contiene una grande verità.

I sogni son desideri/di felicità. Nel sonno non hai pensieri/ti esprimi con sincerità…”

Confidenze