Uno spazio per te


LA MIA BEFANA

di TERESA AVERTA

“E’ arrivata la befana” -pensai- Dio che gioia!Ero solo una bimbetta ma vivevo e sognavo come tutti i bambini della mia età…tenera e ingenua e con gli occhi colmi di luce, appendevo tante calze…così i doni sarebbero stati di più..No! Scherzo… appendevo tante calze di diverso colore perchè la Befana a casa mia, era per tutti! Per la mia mamma, per il mio babbo, per il mio fratellino e per me. Sono stata sempre una bambina generosa…e poi la Befana per me era una fata buona e anche se aveva il naso come una cornacchia, possedeva un cuore d’oro.Poco prima di andare a dormire, davanti al camino, la sera del 5 Gennaio -vigilia della Befana- c’era una magica atmosfera: il fuoco acceso, la famiglia riunita, quattro zeppolette, due mandarini, le pigne, un pezzo di pane raffermo che veniva abbrustolito sulla fiamma e il dolce respiro dell’armonia. Poi…le palpebre andavano giù…e viiiaaaa…tutti a nanna. E chi dormiva? Si faceva finta di dormireee!E poi…non appena mamma e papà si addormentavano viaaa…di corsa in cucina. C’era ancora l’odore del fuoco.La calza appesa, la sera prima, al camino era gonfia, scomparse le scintillanti monachelle sprigionate dall’ulivo ardente della sera e il fuoco trasformato in tiepida brace coperta dal grigiore della cenere e i resti della pigna sgranata la sera prima. Restava il segno del calore, l’odore della resina e qualche buccia d’arancio accartocciata a ricordare la vigilia dell’attesa già trascorsa. Già alle otto della sera del cinque di gennaio, noi bambini ci catapultavamo nel letto con la ferma determinazione di restare svegli per scoprire, con un sonno simulato, l’arcano mistero della strana creatura. Prima però ci assicuravano che la calza fosse lunga, capiente, appesa e ben visibile. La Befana arrivava però quando il sonno superava la tensione e vinceva sulla curiosità; portava carbone ai bambini un po’ cattivi, e dolci e caramelle a quelli buoni. Tra dolci e fichi secchi, trovavano posto, oltre al carbone, anche castagne, mele, noci, noccioli e un “portogal” una profumatissima arancia.La Befana del mondo contadino di un tempo portava l’augurio di un buon raccolto.Ricordo che il carbone lasciato nelle calze dei nostri nonni, non era quello fatto di zucchero che è un piacere sgranocchiare, ma era vero carbone che poi si utilizzava per preparare le caldarroste che i bambini avrebbero mangiato dopo la tradizionale tombola. Questo avveniva, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, quando i Re Magi facevano visita a Gesù per offrirgli oro, incenso e mirra. Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, la befana, questa “fantomatica signora” fa le calze per i bambini… e il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni. Lei, dopo aver sudato sette camicie, per trovare gli indirizzi di tutti i bambini del mondo, appare nei cieli, a cavallo della sua scopa, ad elargire doni o carbone, a seconda che i bambini siano stati cattivi o buoni…ed è talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.Dio che gioia!!! “E’ arrivata la Befana”…Teresa Averta

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