Giornata mondiale senza tabacco: il punto su fumo e Covid

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Una ricerca promossa dalla Lega Italiana per la lotta contro i Tumori sezione Milano ci racconta i comportamenti dei fumatori nel mesi dei lockdown. Ecco i risultati

Il prossimo 31 maggio ricorre la Giornata mondiale senza tabacco,(#giornatamondialesenzatabacco) un appuntamento fisso, il 32esimo per la precisione, che quest’anno riveste ancora più importanza, visto la pandemia che ha investito tutto il mondo e considerato che il Covid-19 ha colpito soprattutto le vie respiratorie e i polmoni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo: si stima che il consumo di tabacco uccida 8 milioni di persone l’anno e in Europa 700.000. Nel nostro Paese un italiano su quattro è fumatore attivo e si contano 11,6 milioni di fumatori: 7, 1 milioni uomini e 4,5 milioni e mezzo donne, queste ultime in aumento. Così come sono in aumento i giovani, e questo è il dato più allarmante, perché diminuisce sempre più l’età in cui si accende la prima sigaretta: oggi scesa tra i 10 e i 13 anni.

Ma che implicazioni comporta il fumo nell’era Covid? E chi fuma ha cambiato le sue abitudini durante la pandemia?

La Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i Tumori) sezione Milano Monza-Brianza, in previsione della #giornatamondialesenzatabacco ha presentato i risultati della ricerca “SARS-COV-2: gli impatti sulla percezione della salute e sui comportamenti dei fumatori” commissionata all’Istituto di ricerca SWG.

Nel mese di maggio sono stati intervistati un campione di 2.623 italiani, donne e uomini provenienti da tutte le regioni, appartenenti a diverse fasce di età, fumatori e non, a cui è stato chiesto se il lockdown ha modificato i comportamenti dei fumatori e in qualche modo li ha aiutati a smettere o se invece ha acutizzato quello che molti considerano un vizio, ma che – come ha ricordato il professor Marco Alloisio, presidente di Lilt Milano Monza-Brianza – è una vera e propria malattia.

Se un italiano su due del campione intervistato temeva di contrarre il Coronavirus – ha spiegato Riccardo Grassi dell’Istituto SWG – nella pratica il fumo non è stato percepito da nessuno come un fattore aggravante che rendeva più vulnerabili le persone.

A livello di comportamenti, il 50% degli intervistati ha mantenuto le proprie abitudini, ma il restante 50 le ha cambiate:  il 27% ha smesso o ridotto il fumo (tra questi un terzo ha ammesso come fattore deterrente l’essere costretti a condividere gli spazi in casa con i familiari) ma solo il 12% ha smesso per paura del Covid. Gli altri invece hanno aumentato il fumo aggrappandosi alla sigaretta per ridurre stress e noia (il 22% su scala nazionale).

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« Le persone non hanno percepito il fumo come un fattore di rischio per il Covid-19 perché anche dai media è passato un messaggio che poneva  più attenzione alle patologie pregresse e all’età come fattori di rischio» ha detto Marco Alloisio.

«La verità, invece, è che oggi i polmoni hanno un nemico in più: il Coronavirus si aggiunge al cancro e alle malattie cardiovascolari e respiratorie. E queste nuove evidenze ci ricordano quanto è importante mantenere i nostri polmoni in buona salute».

Il professor Marco Alloisio, medico chirurgo e oncologo, ha ricordato poi che l’85% dei soggetti operati di tumore al polmone sono fumatori o ex-fumatori, e che uno stile di vita sano, senza sigarette, con un’alimentazione adeguata e una buona attività fisica costituisce un’ottima prevenzione contro l’insorgere dei tumori in 3 casi su 10.

La buona notizia che emerge dalla ricerca è che un fumatore su quattro nell’area di Milano e Monza ha dichiarato di volere smettere di fumare dopo il lockdown, il 26% di voler ridurre il numero delle sigarette e il 10% di passare alle sigarette elettroniche.

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Ed è per questo che LILT si sta impegnando per offrire percorsi di disassuefazione a distanza a chi desidera cambiare il proprio stile di vita. In aiuto di quanti vogliono smettere di fumare c’è infatti un Numero Verde anonimo e gratuito LILT per te 800662492 di LILT Nazionale, gestito da operatori volontari che rispondono dal lunedì al sabato dalle 10 alle 15.00.

E poi c’è la collaborazione con la piattaforma web Mindwork che offre la consulenza di psicologi altamente qualificati formati da LILT per aiutare concretamente le persone a smettere di fumare tramite un percorso di cinque colloqui.(Ci si può iscrivere collegandosi a www.mindwork.it/come-smettere-di-fumare#).

L’educazione a una società smoke-free deve passare naturalmente anche dalle istituzioni, e se molto dobbiamo alla Legge Sirchia che nel 2003 vietò il fumo nei locali pubblici e negli uffici pubblici e privati, un ruolo fondamentale lo riveste anche il mondo della scuola. Già a partire dalle elementari bisogna educare i bambini a una società smoke free. Lilt l’ha fatto in questi anni con il progetto Agenti 00Sigarette che quest’anno ha coinvolto 10.000 studenti del territorio di Milano e Monza nonostante la chiusura anticipata dei plessi. Ma non è la sola.

In previsione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio l’Istituto Nazionale dei Tumori  ha organizzato in collaborazione con De Agostini Scuola per venerdì 29 maggio alle 10.30 una diretta web per tutti gli studenti e i docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado. I docenti potranno invitare le loro classi a seguire l’evento in diretta su YouTube (https://www.youtube.com/user/DeAgostiniScuola/live).

È prevista la partecipazione di Italian Climate Network, Salute Donna Onlus e il patrocinio del UNric-Centro Regionale delle Nazioni Unite. La registrazione all’evento va fatta su: https://formazione.deascuola.it/offerta-formativa/evento/world-no-tobacco-day/.

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