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Le corna stanno bene su tutto (ma io stavo meglio senza)

Mondo

Sono partita prevenuta immaginando la noia del gossip e parole furbe a misura di social. Invece il libro di Giulia De Lellis e Stella Pulpo è una voce limpida e sincera

Ho cominciato il libro di Giulia De Lellis, scritto con Stella Pulpo, Le corna stanno bene su tutto (ma io stavo meglio senza) per farlo a pezzi. L’ho preso in mano perché un’amica, a cui era piaciuto moltissimo, aveva insistito fino alla molestia per farmelo leggere. Finché ho ceduto, ma con rancore. Le ho detto: non ne posso più della iperpubblicazione che sta distruggendo la letteratura. Gli italiani hanno sempre scritto, tutti, quando ero piccola ognuno aveva il suo manoscritto nel cassetto zii, nonni, conoscenti… ma se li leggevano in casa. Onesti dilettanti che scrivevano le memorie, ma mica le pubblicavano. Adesso invece pubblicano tutti. Pure Giulia De Lellis, che avrà il cervello per un grillo. Ma perché devo leggere il libro di un’influencer? Parola che definisce l’abisso fra i giovani che eravamo e i giovani che sono? Negli anni 60 e 70 avevamo in abominio le firme, mai avremmo portato scarpe da 1000 euro per la gloria del marchio- il marchio eravamo noi- ci vestivamo nella bancarelle dell’usato inventando personaggi, in un carnevale dell’immaginazione, volevamo distinguerci, non confonderci. 

Influencer- una persona che si fa pubblicità vivente, e deve rendere conto agli anonimi ringhiosi dei social pure di come si lava i denti- ma quale devastazione, quale mancanza di interiorità ci sarà in un automa del genere? Paolo Volponi avrebbe definito i moderni “animali a un solo programma”. Non ne voglio sapere, io sono un modello in disuso, sono dei tempi del telefono col filo, quando si sognava d’essere liberi. Vabbè lo leggo così la smetti di scocciarmi, ma se è quello che penso, non ti perdono.

Comincio a leggere di malgarbo, come se lo avessi già letto, sapevo cosa avrei trovato: la noia del gossip e povere formule in uno stile furbo e stupido, a misura di social. Mi aveva pure insospettito l’insistenza della coautrice, Stella  Pulpo, nel ripetere questo è un libro femminista. Un altro marchio, ho pensato – che voglia di farsi stampare le etichette hanno questi moderni.

Poi ho cominciato a leggere, e l’armatura dei miei pregiudizi è saltata in mille pezzi. Stella Pulpo ha una scrittura molto bella e piena di humour, e ha la qualità prima del narratore, sa farsi ascoltare. Ma non con facili artifizi, con una schiettezza che trascina. La voce di Giulia è una voce limpida, sincera, si sente la verità del dolore, lo smarrimento, e l’impulso a rinascere, a uscire dalla trappola dell’umiliazione. È più di un libro femminista, qualsiasi sesso leggendolo può sentirvi l’esigenza del bene meno social del mondo- il libero arbitrio.

Di gossip nemmeno l’ombra, semmai un’ingenuità da Piccole donne,  la freschezza di una ragazza che potrebbe stare in qualsiasi tempo, con lo stupore della sua sofferenza, il coraggio d’interrogarsi, il desiderio di purezza, ovvero di essere degna di se stessa, di non lasciarsi imbruttire dal tradimento che ha subìto. In Le corna stanno bene su tutto, inaspettatamente ho incontrato un’anima. Anzi due, perché le voci di Giulia e Stella sono vive insieme, e insieme attraverso il racconto ricreano se stesse. Molto volentieri mi scuso con loro, offrendo questa palinodia.

 

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