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Tempi moderni

Mondo

Tempi moderni di Mariella Loi, pubblicata sul n. 45 di Confidenze, è una delle storie più votate questa settimana sulla nostra pagina Facebook. Ve la riproponiamo sul blog

 

Avevo un ottimo IMPIEGO e l’ho perso. Ho più di CINQUANT’ANNI, il mercato del lavoro mi considera VECCHIA. L’unica cosa che ho trovato è un’OCCUPAZIONE a chiamata per un marchio di CAFFÈ. Sbaglio, lo so, ma me ne vergogno

Storia vera di Anna C. raccolta da Mariella Loi

 

La crisi economica porta molti cambiamenti nella vita delle persone. Per me che ho perso il lavoro, ha comportato il passaggio dal ruolo di responsabile amministrativa di una piccola azienda a un impiego da promoter all’interno di un supermercato.

A 53 anni, mi sono ritrovata ad affrontare i problemi di chi, dopo aver perso il proprio impiego, non riesce a trovarne un altro. E non si tratta di un eccesso di pretese, ma del fatto che in un contesto difficile come il mondo del lavoro odierno alla mia età si è considerati vecchi da un pezzo.

Non è una mia convinzione, mi limito a riportare una frase che mi è stata detta in occasione di un colloquio di lavoro mancato: durante la selezione per un impiego, il responsabile del personale, dopo aver saputo la mia età, mi ha rimandata a casa senza neppure vedermi. Evidentemente lui non aveva neanche guardato il mio curriculum nel quale erano indicati i dati anagrafici e le esperienze lavorative.

Non si è preso neanche la briga di dirmi di persona che ero troppo vecchia, affidando quella sentenza di morte civile a una giovane impiegata che poteva essere tranquillamente mia figlia.

Ho chiesto alla ragazza quanti anni avesse il suo capo: mi ha risposto che ne aveva 38.

Non ho detto niente, ma in cuor mio gli ho augurato di provare un giorno sulla sua pelle la stessa umiliazione che quella mattina aveva riservato a me.

Sono consapevole di non essere generosa nel dire queste cose, ma a volte mi sembra che alcune persone siano in grado di capire la portata delle proprie azioni solo quando ricevono lo stesso tipo di trattamento.

Ritornando alla mia vicenda, dopo un anno che cercavo lavoro, i miei risparmi erano quasi finiti.

Niente di più facile quando si ha da mantenere un figlio all’università e un mutuo esoso da pagare.

Ho dovuto fare delle scelte: la più importante è stata quella di rivendere la macchina che ormai mi comportava troppe spese; poi è stata la volta della telefonia fissa e, infine, dell’abbonamento alla palestra che frequentavo da dieci anni: non è stato rinnovato. Gli altri tagli hanno riguardato le vacanze, il cinema, le uscite con le amiche. Lo shopping è stato rinviato a tempi migliori. Ho anche pensato di affittare una stanza del mio appartamento a qualche giovane studente fuori sede, ma, dopo aver messo un annuncio e aver incontrato alcuni ragazzi, ho fatto marcia indietro. Sono spaventata dalle tante cose che possono accadere e ho un po’ di timore a mettermi un estraneo in casa.

Peraltro, in tutto questo tempo non ho mai manifestato apertamente a mio figlio il disagio che sto vivendo sul piano personale ed economico. All’inizio non l’ho fatto perché credevo si trattasse di un problema momentaneo, che presto si sarebbe risolto; in un secondo momento ho avuto paura che se Luca avesse scoperto la nostra situazione economica, avrebbe lasciato l’università e io non voglio che questo accada. Chi è madre potrà capirmi meglio di altri: cerchiamo di custodire a lungo i nostri figli al riparo dai pericoli del mondo e vorremmo continuare a proteggerli per sempre. Soprattutto non siamo disposte a permettere che interrompano i loro percorsi di vita perché noi non siamo in grado di provvedere a loro. È così che mi sento in questo periodo: una madre incapace di provvedere a suo figlio, una lavoratrice mancata, una persona fallita. Sono consapevole che è il momento che sto attraversando a farmi vedere nero. Sono anche entrata da poco in menopausa ed è probabile che il calo degli estrogeni non sia del tutto estraneo alla tempesta emotiva che da mesi mi fa sentire in balia delle onde, senza un punto fermo.

 

Da qualche tempo ho un nuovo impiego, se così si può definire un lavoro a chiamata per un’agenzia di promoter. L’ho trovato per caso, entrando in un supermercato a fare la spesa in un giorno di particolare disperazione per l’ennesimo colloquio rivelatosi inconcludente. Lì ho letto un annuncio: cercavano due promoter per un noto marchio di caffè. Ho annotato il numero e tre giorni dopo offrivo degustazioni agli avventori di un centro commerciale affollato. Ero molto distante da casa e non nascondo che ho ringraziato il cielo per questo; non avrei sopportato di incontrare lo sguardo di chi mi conosce da sempre mentre distribuivo bevande calde alla clientela distratta di un supermercato. Svolgere un lavoro poco qualificato mi crea disagio, tanto che non ho detto a nessuno della mia nuova occupazione. A mio figlio ho raccontato una bugia: sa che sto facendo delle consulenze per una società di gestione che paga molto poco. Vedendomi apparentemente tranquilla, non ha sospettato nulla, anzi mi ha incoraggiata a perseverare in quella che chiama la mia nuova avventura lavorativa. Ho sostenuto una decina di colloqui in quest’ultimo anno e non mi capacito che l’unico impiego per il quale sono stata ritenuta idonea sia quello di promoter in un punto vendita, come se le mie esperienze pregresse non valessero più nulla. Sono laureata, parlo bene due lingue, eppure non sono riuscita a trovare un lavoro in linea con le mie competenze solo perché ho più di 50 anni. So che siamo in tanti a vivere questa situazione di cui si parla poco, perché sembra che la disoccupazione riguardi solo i giovani. Invece, può capitare a qualunque età di perdere il posto di lavoro.

Nell’ultimo mese ho girato dodici paesi della provincia lombarda i cui nomi non avevo neanche mai sentito nominare. Lande desolate con qualche migliaio di anime, strade deserte e stazioni con una sola pensilina dove non scende quasi mai nessuno. A mezzogiorno mangio quasi sempre da sola in qualche bar, quando ne trovo uno aperto a quell’ora.

Ieri, per esempio, non sono riuscita a incrociarne uno e sono dovuta rimanere in giro per tutto il tempo.

Per fortuna, a novembre e dicembre sarò tutti i giorni in un centro commerciale molto grande, aperto anche in pausa pranzo.

La sera, mentre torno a casa in treno, leggo sul cellulare gli annunci di lavoro, li seleziono e mando il mio curriculum. Ma per ora nulla di nuovo si profila all’orizzonte. Non so per quanto tempo potrò continuare così: a breve inizierò a frequentare un corso di riqualificazione professionale e spero che questo percorso formativo mi offra sbocchi occupazionali più gratificanti e stabili.

 

 

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