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Curare la depressione con… niente

Natura

Ha la stessa efficacia degli antidepressivi, ma non è un farmaco. È una tecnica da imparare, che porta benefici confermati dalla scienza.

Il titolo di questo post suona forse troppo ambizioso: la depressione è un disturbo che si insinua subdolo nella vita di una persona e ne erode gli aspetti di bellezza e di slancio in avanti, fino ad arrivare a svuotarla di senso. I toni dovrebbero quindi farsi cauti e dubitativi.

Eppure le motivazioni per un esordio così diretto e volutamente provocatorio non mancano. È infatti il JAMA, il Journal of the American Medical Association, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, a pubblicare i risultati di una nuova ricerca su questo argomento. Dati alla mano, viene documentato come la mindfulness, una forma di meditazione e di rilassamento focalizzata sul momento presente, possa ridurre del 30% le probabilità di precipitare in una crisi depressiva in chi già soffre di questa malattia.

A sostenerlo non è uno studio isolato, bensì un ampio lavoro che ha analizzato e confrontato gli esiti di 9 ricerche condotte su un campione di oltre 1200 persone.

Di questa notizia mi ha colpito soprattutto il messaggio che affiora tra le righe, oltre i numeri, e che riconsegna a ciascuno di noi, almeno in parte, tanto il ruolo di protagonista del proprio percorso di salute, quanto il grande potere di orientare questo cammino.

Il metodo che appare così promettente nel controllare la spirale depressiva è infatti un sistema che combina esercizi imperniati sull’ascolto di sé, sul respiro consapevole, sulla capacità di accogliere senza giudizio il “qui e ora”, con un vero e proprio allenamento a riconoscere i pensieri negativi che innescano o alimentano la depressione per quello che sono: costrutti della mente piuttosto che accadimenti reali.

A condurre la regia di questo processo è sempre la persona, che impara a intercettare i segnali di una ricaduta e a rispondervi con consapevolezza, anziché subirli in modo inconscio e automatico.

È come quando nuotiamo nel mare e ci prepariamo all’arrivo di un’onda più alta delle altre. Un conto è temerla in astratto, rimuginare sul pericolo che ci travolga, avere paura che possa sorprenderci immaginando che sia più forte di noi. Un altro è calibrare i movimenti del corpo perché ci sostengano mentre galleggiamo in un mare che magari è solo increspato, cogliere le variazioni della corrente senza opporre troppa resistenza e nel frattempo riuscire addirittura a godere del sole e della brezza tiepida nel momento presente.

All’inizio ci vorrà una guida esperta che insegni come fare. Ma con il tempo si diventerà sempre più abili anche in autonomia e ognuno troverà il suo modo unico per gestire questo allenamento interiore. Per qualcuno i risultati arriveranno rapidi e decisi, per altri i tempi di miglioramento saranno invece più lunghi e le conquiste blande. Non mancheranno nemmeno persone sulle quali questa strategia farà poca presa. Del resto, anche la risposta ai farmaci, che in diversi casi restano ineliminabili, varia da soggetto a soggetto.

Ma in ogni caso ci restituisce competenza e responsabilità sapere che, al di là dei medicinali, esiste una risorsa che tutti possediamo dentro di noi e che possiamo affinare per proteggerci dai vissuti negativi o anche solo per recuperare un po’ di leggerezza e diradare la nebbia che sembra avvolgere il mondo in certi momenti.

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