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Studiare ha ancora importanza?

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Flavio Briatore ha dichiarato al settimanale Oggi che non intende mandare suo figlio Nathan all’Università, a meno che non sia lui a chiederglielo e che non vede ragione per cui un ragazzo debba continuare gli studi. E già mezza Italia si è schierata a favore o contro le parole dell’ imprenditore di successo e re delle cronache vip. Certo a giudicare dalle schiere di laureati italiani disoccupati verrebbe da dire che forse oggi la priorità bisogna darla a imparare un mestiere piuttosto che a stare con la testa china sui libri e che l’istruzione non funziona più da ascensore sociale, come avveniva negli anni 70.

Da uno studio della Banca d’Italia, risulta che nel nostro Paese è sempre più difficile migliorare le proprie condizioni economiche, e che è più probabile che il figlio del laureato diventi a sua volta laureato, così come quello del diplomato arrivi al diploma di scuola media superiore.

In sostanza la cultura non è più garanzia di un miglioramento del tenore di vita. Per giunta emergono nuovi saperi, ad alto grado di specializzazione, a cui finora le università non sono state in grado di dare una preparazione adeguata, vedi le figure professionali legate al mondo della tecnologia e della programmazione.

Così molte famiglie piuttosto di vedere un giovane “parcheggiato” all’università con l’incertezza di uno sbocco professionale, preferiscono indirizzarlo subito a qualche lavoro.

Con il risultato che l’istruzione viene vista sempre meno come risorsa preziosa per la formazione della persona.

Se ci sporgiamo oltre confine,  al resto d’Europa,  l”Italia appare un Paese “culturalmente povero” in coda alle classifiche per numero di laureati e in cima per numero di abbandoni scolastici. Sì proprio noi, la culla della civiltà antiche. Meno di una persona su sei in età da lavoro ha la laurea in Italia, lo dice una ricerca Eurostat sui livelli distruzione relativi al 2017, per la precisione: solo il 13,7% degli uomini tra 15 e 64 anni è in possesso di una laurea, mentre per le donne la percentuale sale al 18,9%. La media europea è del 29%,  siamo al penultimo posto, dopo di noi c’è solo la Romania.

Per questo vi chiediamo di rispondere al nostro sondaggio: Studiare ha ancora importanza?

Commenti

  1. 12 gennaio 2019 / ore 11:24
    Donatella

    La domanda è: studiare ha ancora importanza?
    La mia risposta è : assolutamente si.
    Diverso è andare o meno all’università.
    Studiare è importante, bisogna infondere l’amore per lo studio ai ragazzi e a farlo devono essere gli insegnanti ma anche i genitori. I ragazzi di oggi leggono pochissimo, sono piuttosto superficiali, scrivono sempre come se inviassero messaggini.
    E’ importante studiare, sapere e ricordare. E’ importante saper parlare bene in qualsiasi occasione. Solo il sapere, il ricordare, ci aiuta a capire e affrontare la vita.
    Altro è l’università.
    Ai miei tempi all’università ci andava solo chi era veramente bravo e aveva veramente voglia di studiare e anche chi aveva un diploma di maturità poteva ambire a cariche importanti. Oggi sembra che tutti debbano andare all’università e chi non ci và sembra quasi che non abbia voglia di fare; invece a me sembra che molti vadano proprio solo per posticipare il più possibile l’ingresso nel mondo del lavoro. Io in questo caso condivido il pensiero di Briatore: se il ragazzo non chiede di andare all’università non sarà obbligato a farlo, una buona scuola superiore fatta bene vale più di tanti universitari fuori corso.

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