Questo mondo è fatto per viverci in pace. Lo scrittore Beppe Fenoglio scrisse queste parole guardando le Langhe e chiunque si sia trovato davanti a quel mare di colline capisce perché. La Langa del Barbaresco è la porzione più orientale del territorio: si estende da Alba verso il Monferrato astigiano, con vigneti geometrici che modellano le colline senza interruzione. È qui che nasce il Barbaresco, uno dei grandi vini italiani, prodotto nei comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e nella frazione albese di San Rocco Seno d’Elvio.

A spezzare la continuità dei filari intervengono le Rocche del Roero, profonde incisioni erosive, e il fiume Tanaro, confine naturale tra Langhe e Roero. Al centro di tutto c’è Alba, la “capitale” delle Langhe: fondata in epoca romana, prosperò nel Medioevo grazie ai commerci e a una vivace borghesia mercantile che innalzò torri in mattoni come simbolo di prestigio. Per questo la chiamano ancora la città delle cento torri anche se oggi ne rimangono solo alcune e continuano a segnare il profilo del centro storico.
Rosso e leggendario
Più a sud le Langhe cambiano carattere e diventano territorio del Barolo, la vedetta della viticoltura piemontese. In questa ristretta fascia collinare nasce quello che viene comunemente definito “il re dei vini e il vino dei re”: un vino che porta con sé il peso e il privilegio di una tradizione secolare. A presidiare il paesaggio sono i castelli di Serralunga d’Alba, Falletti di Barolo, di Roddi, di Castiglione Falletto e di Grinzane Cavour, testimonianza dell’importanza strategica che queste colline rivestivano nel Medioevo.

Scendendo ancora verso sud, il paesaggio si fa più ruvido: è l’Alta Langa, al confine con la Liguria, dove le colline superano i 700-800 metri e il clima fresco lascia spazio a boschi di querce, castagni e faggi, noccioleti e pascoli d’altura. Una fitta rete di sentieri attraversa borghi in pietra e alture panoramiche da cui, nelle giornate più limpide, si scorgono insieme il Mar Ligure, le Alpi, il Monviso e il Monte Rosa.
Patrimonio di tutti
Il 22 giugno 2014 i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato sono entrati nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco: 29 comuni tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria, circa 10.000 ettari di territorio modellato nei secoli dalla viticoltura. Un riconoscimento che celebra non solo la bellezza del paesaggio, ma la stratificazione di storia, cultura e lavoro che ci sta sotto. Per capirlo davvero basta ascoltare Stefano Cagliero, titolare della Cantina Cagliero, realtà familiare fondata nel 1961. «Produrre vino nel territorio del Barolo è al tempo stesso un privilegio e una grande responsabilità», racconta. «Significa confrontarsi ogni anno con standard molto elevati e una tradizione che impone il massimo rispetto per il territorio».

Per i Cagliero ogni bottiglia racchiude un lavoro decennale, fatto di cura artigianale in ogni fase della crescita del vigneto. «Il vino deve raccontare, una volta nel calice, non solo le caratteristiche del vitigno ma anche la passione di chi lo ha prodotto. Non è un prodotto commerciale: è identità», conclude Stefano, tra le storiche botti di legno della cantina.
Arte in collina
Le Langhe sanno anche guardare avanti. Tra le iniziative più interessanti c’è il festival diffuso La collina sale sempre: un progetto di arte contemporanea che trasforma queste colline in un museo a cielo aperto diffuso tra i comuni di Castiglione Tinella, Mango, Neive, Barbaresco, Santo Stefano Belbo e Castagnole delle Lanze. Ideato dall’artista Ernesto Morales e curato da Marzia Capannolo, ogni edizione invita autori da contesti culturali diversi a creare opere concepite in dialogo con gli spazi che le ospitano: chiese, torri medievali, cantine, cascine, fienili, cortili.

Luoghi del quotidiano che diventano palcoscenici, dove il passato e il contemporaneo si guardano senza schiacciarsi a vicenda. Fenoglio aveva ragione: questo è davvero un mondo fatto per viverci in pace.
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