Brutta storia la solitudine

Cuore
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Pur sgangherata, la mia è sempre stata una famiglia unitissima. Ma adesso che sono diventata io il capo, spesso sento la solitudine

Il regalo di compleanno più bello l’ho ricevuto nel 1966: un fratello. Nato nello stesso mio stesso giorno, ma due anni più tardi rispetto a me.

In realtà non ho memoria di quando è arrivato a casa. Ma sul numero di Confidenze in edicola adesso c’è un articolo, Sentirsi sole: 3 casi, 3 soluzioni concrete, che mi ha ricordato quanto quel giorno sia stato importante.

Secondo i dati, il 48% degli italiani (con un’alta percentuale di donne) soffre di solitudine. E l’incredibile è che il disagio non colpisce esclusivamente persone che vivono isolate, ma anche madri di famiglia apparentemente invidiabili.

Per esempio, la prima intervistata: una signora sposata con un uomo brillante e socievole, nonché mamma di due bravi ragazzi che vivono con loro.

Peccato che il quadretto idilliaco non corrisponda a una situazione altrettanto felice. Infatti, pur circondata di parenti, la tipa dichiara di sentirsi sola come un cane.

Questo conferma che la compagnia non è assicurata dalla quantità di gente che abbiamo intorno, ma dalla qualità dei rapporti instaurati.

Ed ecco tornare in ballo mio fratello. Con il quale ho condiviso, mi sono confidata, sono cresciuta. Fino all’ultimo, insomma, è stato un’avvolgente e consolatoria certezza. Come l’orsacchiotto di peluche per i bambini.

Certo, negli anni abbiamo ovviamente litigato. Però, in casa ci è stato inculcato il valore della solidarietà. Insegnato a starci vicini anche nei momenti di tensione. E nessuno dei due ha mai lasciato l’altro solo.

Allo stesso modo si sono sempre comportati i nostri genitori. Al punto che, quando si sono separati, non hanno preso ognuno la propria strada ma creato una super famigliona allargata. Nella quale abbiamo sguazzato tutti insieme in festosa e granitica armonia.

Morale, per un lunghissimo periodo della mia esistenza ho avuto l’inestimabile fortuna di vivere senza conoscere il significato della parola “solitudine”. Un lusso assoluto.

Tutto è cambiato nel corso del tempo. Perché quando piano piano la famiglia si è assottigliata, mi sono trovata nel ruolo di capo. E, come recita una famosa frase di Sergio Marchionne, mi sono accorta che davvero «Chi comanda è solo».

Oggi, con la mamma fuori combattimento e gli altri parenti scomparsi, siamo rimasti io e i miei figli. Adorabili e collaborativi, ma ancora giovani per affibbiare loro l’onere di troppe incombenze.

Quindi, ogni volta che ci sono decisioni importanti da prendere le svisceriamo insieme nel minimo dettaglio. Ma alla fine so che l’ultima parola tocca a me.

Ed è proprio questo che mi dà l’idea della solitudine: dover dire “tocca” e non “spetta”. Perché mi sento, appunto, come un capitano di prima nomina. Ancora privo di esperienza, ma già travolto dalle responsabilità.

Per fortuna, nei momenti più difficili mi viene in mente che tra figli, fidanzato e amiche, la ciurma è delle migliori. Infatti, per ora non ha dato nessun segno di ammutinamento.

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