Il professore di matematica

Cuore
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Vi proponiamo nel blog una delle storie più apprezzate del n. 6 di Confidenze

 

Dà lezioni private a mio figlio, lo trovo bruttino e sospetto che sia gay. Invece, sbaglio su tutti i fronti, perché l’apparenza austera nasconde un vulcano

STORIA VERA DI CATERINA F. RACCOLTA DA GIOVANNA SICA

 

«Non so come ringraziarla». «Per così poco?».

«Per me è stato un gesto enorme. Mio figlio era completamente in panne. Quattro lezioni con lei e ha svolto il compito con serenità, ha risolto il problema e portato a casa il suo primo sette in matematica».
«Non posso aver fatto miracoli in sole quattro lezioni. Matteo, conosceva già quelle nozioni che gli hanno permesso di risolvere il problema. Solo non sapeva come usarle. Ma comunque dobbiamo vederci ancora, se vuole continuare ad avere buoni risultati».
«A maggior ragione devo ringraziarla, Michele. Con tutti gli impegni che ha, credo che non sia facile per lei trovare del tempo per dare ripetizioni a quel cialtrone di mio figlio che quest’anno ha anche la maturità. Come posso ringraziarla?».
«Caterina, è un piacere per me aiutare Matteo, non mi deve ringraziare proprio di nulla».
«Mio figlio mi ha detto che lei è un esperto sopraffino di vini. L’agenzia per cui lavoro sta organizzando un’importante degustazione nella corte di un palazzo antico. Ci sarà anche uno spettacolo teatrale, sarà una bellissima serata. Le procuro due biglietti, mi fa tanto piacere che lei venga. Venerdì sera, alle nove, porti chi vuole, vietato rispondere di no».
«Grazie, sarebbe meraviglioso, ma forse è meglio che riservi questi due biglietti tanto preziosi a qualcun altro: sono un uomo timido, di solito non mi trovo a mio agio nelle feste in cui non conosco nessuno. E così su due piedi non saprei proprio chi invitare».

«Ma come non conosce nessuno? Conosce me, ovviamente io ci sarò» e gli strizzo l’occhio.

Venerdì sera alle nove in punto, vedo apparire Michele che attraversa il giardino. A me era passato proprio di mente di averlo invitato. L’uomo che ha fama di essere geniale con i numeri si manifesta vestito di bianco avorio, e meno male che si era dichiarato timido! Visto da qui, dal banco dei vini dove sto prendendo due calici colmi di bollicine, uno per me e l’altro per la sorella della mia capa, mi ritrovo a constatare che è un uomo brutto: ha la pancia prominente e il naso appuntito, e avrà più di 60 anni e io neanche 50, almeno fino a dicembre. E poi mi parte in testa un pensiero dispettoso: perché sto mettendo a paragone la sua e la mia età? Insomma, è solo il professore che ha dato ripetizioni a mio figlio. Non è che mi ci devo fidanzare. Gli vado incontro. Mi vendo il bicchiere di prosecco che dovevo portare alla sorella della mia capa, peraltro una tizia antipatica di cui non ricordo neanche il nome.

«Alla fine è venuto, professore. Mi fa piacere» e gli allungo il bicchiere.
«Ci ho pensato molto, e mi son detto che non potevo declinare un invito tanto accorato». «Venga, le presento un mio amico attore che fra poco si esibirà per tutti noi».
«Sicura che non lo disturbiamo?».
«Sicura, tranquillo».
Andiamo insieme a cercare Alfredo e lo individuo facilmente: è al centro di un capannello di persone, sta tenendo banco, come sempre. Ci avviciniamo e ci mettiamo anche noi in ascolto. Quando Alfredo termina il suo show, in attesa di quello vero sul palco, gli presento Michele che si mostra molto sicuro di sé; altro che timido, mi viene da pensare per la seconda volta in pochi minuti. Fa delle osservazioni acute, ma allo stesso tempo ironiche, sulle battute di Alfredo che mi lasciano spiazzata. Io non ci capisco niente di quello su cui stanno pontificando, troppo filosofeggiante per me. Quando vedo che il professore è ben inserito nella conversazione, mi defilo e torno al mio lavoro. Lo ritrovo a fine serata, Michele. È entusiasta. Con Alfredo si son scambiati anche i numeri di telefono per quanto si sono piaciuti; mi sorge il dubbio che sia gay, come il mio amico, che sia nato qualcosa fra loro due, e non so perché ci rimango male. Mi offre un passaggio e accetto. In macchina mi dice che non sa come ringraziarmi, che è stato un party meraviglioso: ha degustato dei vini favolosi, comprato due bottiglie prestigiose, e una delle due la vorrebbe stappare subito, con me. Si accosta un po’ troppo a me per sussurrarmi che vorrebbe non finisse mai la bella serata che gli ho regalato. E che ha troppa adrenalina in circolo, ora, per andare a dormire. Michele insiste per aprire una bottiglia da 150 euro. Il cavatappi e i calici ce li ha, se li è portati via dall’evento.

Gli faccio cenno di sì, e comunque non dispiace neanche a me fare un brindisi con lui. Lo guardo e non lo riconosco. Non è più un uomo brutto, proprio per niente. Ha gli occhi brillanti e allungati, la voce profonda. In lui non riconosco il signore goffo che mi si è palesato a inizio serata. E nemmeno il composto e autorevole professore che fa tremare i suoi alunni.
«Dobbiamo trovare qualcosa da mettere sotto i denti con lo spumante, fossero pure solo patatine in busta» asserisce Michele. E poi aggiunge che mi porta in un posto magico. Io annuisco nuovamente.

Prende le patatine in un bar e poi guida fino a una terrazza sul mare. È un posto un po’ isolato e attorno a noi ci sono altre macchine. Giovani coppie che fanno l’amore, o litigano, o entrambe le cose. Lo guardo come a chiedere che ci facciamo noi qui. Lui stappa la bottiglia e riempie i due calici che ha trafugato alla degustazione. Mi sa che mi sono sbagliata, Michele non è gay.

«Non è stato l’incontro col tuo amico attore a mettermi questa frenesia addosso, so che l’hai pensato?». Il professore adesso mi dà del tu. «Io parlavo con lui, ma con gli occhi ho cercato continuamente te, sempre e solo te per tutta la serata. Ti ho persa e poi ritrovata tante volte. E non è neanche il vino, pure buonissimo, degustato stasera ad avermi reso così allegro. Io sono venuto al tuo evento solo per te. Io detesto le feste. E pure le ripetizioni a tuo figlio, gliele ho date solamente per incontrare te, per far contenta te. Ti confesso che detesto anche i ragazzi che s’accorgono che non sanno niente di matematica solo in quinta, quando all’orizzonte intravedono la maturità. Ma per tuo figlio ce l’ho messa tutta per fargli andare bene il compito. È dalla sera che ti ho visto a casa di Maria che non ho fatto altro che pensarti e desiderarti».

«Michele, non so che cosa dire. Non pensavo di piacerti e stasera mi sono pure convinta che ti interessasse Alfredo. Credevo mi avessi aiutato con Matteo solo per gentilezza. Davvero, sono imbarazzata». «Non volevo metterti in imbarazzo. E comunque non ti ho detto queste cose perché chissà che ricompensa mi aspetti. Semplicemente non ce la facevo più a tenerle per me. Volevo tu sapessi che non sono il freddo professore di matematica che pensi. Sono un uomo che è stato a lungo solo, poi un giorno ha conosciuto una donna che gli ha fatto perdere completamente la testa».

Non so se è stata la frase “perdere completamente la testa”, o il modo in cui mi ha guardata, ma mi è venuto di baciarlo e lui ha risposto con fervore, graffiandomi la faccia con la barba. Ha iniziato a mettermi le mani dentro i vestiti, a spogliarmi. E anch’io ho preso a sbottonargli la camicia. Abbiamo fatto l’amore in macchina come due ragazzini.

Ci siamo messi assieme, non so come dirlo a mio figlio. Michele, che all’inizio mi sembrava brutto, algido e lontano anni luce da me, mi fa stare bene. Indovina i miei desideri prima che li conosca io stessa. Ha a cuore il mio piacere, la mia felicità. Con lui ho sperimentato che l’erotismo non c’entra con l’aspetto fisico. Ho avuto uomini scolpiti con cui il sesso era solo ginnastica. Con Michele faccio l’amore strepitosamente, e adesso lo trovo anche sexy. Tanto è vero che ho perso la testa per lui! ●

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