Mamme (giustamente) esaltatate

Cuore

Davanti ai loro bambini le mamme perdono la testa. E l'entusiasmo aumenta con l'età della prole. Io, per esempio, i miei figli li adoro sempre di più

Quando sono diventata mamma pensavo che il mio bambino fosse il più bello della nursery, già intelligente nonostante ancora in fasce, simpatico e divertente. E le stesse mirabolanti caratteristiche le ho viste l’anno successivo nel suo fratellino.

Morale, per qualche tempo ho vissuto convinta di avere dato vita a due creature spettacolari e che l’umanità intera avrebbe dovuto ringraziarmi per averle messe al mondo. Peccato che poi mi sono scontrata con la dura realtà e ho scoperto che tutte le puerpere hanno la stessa percezione dei propri figlioletti.

Infatti, ricordo estenuanti pomeriggi ai giardini con i neonati in carrozzina e le mamme sulla panchina che, gonfie d’orgoglio, ne raccontavano prodezze eroiche: «Il mio mangia senza fare storie». «Il mio basta metterlo nella culla e se ne sta lì buono, buono», «Il mio dorme tutta la notte senza fare un plissé».

Io ascoltavo zitta, ma dentro di me mi dicevo che sì, sicuramente quelli erano dei bravi bambini. Ma non all’altezza dei miei.

Ve lo racconto perché su Confidenze in edicola adesso c’è una storia vera, Tutti amano Simone, che mi lascia perplessa.

La protagonista esordisce dicendo che non ha mai voluto diventare mamma, nonostante alle amiche dipingesse il figlio ideale, «con la zazzera bionda e gli occhietti furbi». Aggiunge che durante un lungo viaggio in Oriente continuava a vomitare l’anima e che non le arrivava mai il ciclo. Prosegue mettendoci al corrente dello sgomento nello scoprire, al rientro, di essere incinta. E conclude affermando che quel bambino è amato da nonni, educatrici della scuola materna e followers su Instagram, ma non da lei!

Scusate, ma secondo me la tipa non la racconta giusta. Intanto, il fatto che avesse più volte tracciato l’identikit del figlio perfetto mi fa credere che a un figlio ci pensasse eccome. Dopodiché, mi domando com’è possibile che, nel 2020, non fosse minimamente sfiorata dal sospetto di una gravidanza di fronte a nausee pazzesche e ciclo interrotto. E poi, la descrizione del bambino, diventato addirittura il protagonista del suo profilo Instagram, conferma che la signora è pazza di lui.

Allora, mi viene in mente la categoria di madri che trovo in assoluto la più insopportabile: quella delle fintone che denigrano la prole in attesa del consenso generale.

Si tratta di una tipologia diffusa, poco coraggiosa e ancora meno spiritosa. Sì, perché è quella che crede di far scompisciare dal ridere parlando male delle proprie creature. Ma che, in realtà, seleziona con la precisione di un chirurgo i fatti da condividere, li infarcisce di dettagli studiati a tavolino e attende un commento (ovviamente bonario) dell’interlocutore.

Infatti, di solito si comporta così. Parte con una frase del genere:  «Mio figlio/a a scuola è una bestia» e si aspetta lo scoppio di ilarità (è chiaro, secondo lei, che si tratta di un’esilarante battuta). Va avanti con: «Certo, l’istituto che ha scelto è molto impegnativo», obbligandoti a prendere atto della maturità, la serietà e la dedizione allo studio del cucciolotto/a. E poi, ti dà la stoccata finale: «Le lezioni sono in inglese», dichiarando che l’alunno/a è addirittura bilingue, con il sottile gusto di sottolineare che il tuo non lo è.

Ma per favore! Partendo dal fatto che la perfezione non esiste, preferisco chi la spara fuori con totale onestà e urla col megafono: «Mio figlio/a è un capolavoro della natura». Che poi è il pensiero di tutti noi genitori. O, per lo meno, il mio!

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