Ottimisti si nasce o si diventa?

Cuore
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Bella domanda. Io penso di esserlo abbastanza, ma potrei diventarlo di più. Quindi, non mi arrendo davanti ai margini di miglioramento

Chi non mi conosce bene pensa che io sia sempre di buon umore, felice, fiduciosa nel futuro. E forte come una roccia. In realtà, le cose sono molto diverse. Detto questo, è vero che cerco di apprezzare la vita e, soprattutto, di non farmi annientare.

Cercare, purtroppo, non significa necessariamente riuscirci. Ed ecco il motivo per cui il primo articolo che mi sono letta su Confidenze in edicola adesso è: Ottimisti si nasce o si diventa?

Io, sicuramente, ho un Dna che tende al positivo. Però, un grande aiuto è arrivato dai miei genitori che, fin da piccola, mi hanno spronata a non lamentarmi. A darmi da fare quando le cose non funzionano. A trovare almeno un lato buono in qualsiasi situazione.

Eppure, ancora oggi ho un bel po’ da imparare. Quindi, ho analizzato i consigli di Confidenze per capire dove mi muovo bene e dove, invece, continuo a sbagliare.

Allena la gratitudine. Su questo mi sento abbastanza maestra. Perché quando tutto va storto, penso a ciò che è andato bene nel passato: una strategia per convincermi che il bello è sempre pronto a tornare.

Rivaluta gli errori. Ne ho commessi e ne commetto tanti. Per fortuna, invece di avvilirmi e spingermi a credere che sono un disastro, anche l’errore più madornale mi fa incazzare come una belva. E visto che la rabbia è un sentimento costruttivo, la vivo come un pungolo e non un’umiliazione.

Coltiva le ambizioni. Molte sono stupidissime. Ma ne ho una caterva e le considero la benzina che accende il mio umore. Infatti, se mi svegliassi alla mattina senza un progetto forse non avrei neppure la forza di scendere dal letto. Se, poi, quella del giorno è stimolante, sono felice come una Pasqua. Mentre trasformo le incombenze che mi angosciano in un esercizio per alimentare l’autostima.

Alimenta l’autostima. Quando mi sento una vera schifezza, mi ripeto che non sono un esempio di intelligenza umana, ma neppure la persona più stolida del mondo. Non la miss da concorso di bellezza, ma neanche il mostro che fa accapponare la pelle. E constatare che alla fine appartengo alla media mi dà una mano ad attenuare la sensazione di disgusto nei miei confronti.

Smaschera le credenze disfunzionali. La frase «Capitano tutte a me», nonostante nella vita me ne siano effettivamente capitate di tutti i colori, non mi appartiene. Invece, è come se avessi tatuata sulla fronte la scritta «Non ce la farò mai». Perché ogni volta che mi trovo davanti alle difficoltà (di qualsiasi genere ed entità) vado nel panico. Poi, però, una voglia di sfida mi fa mettere di buzzo buono e incoraggia a perseguire il risultato con l’ostinazione di un mulo.

Affidati alla gentilezza (verso te stessa). Ammetto che tendo a scusare le mie mancanze e che preferisco non sgridarmi. Insomma, zero severa nei miei confronti, mi sono amica. Quindi, mi riservo carinerie e attenzioni con il puro scopo di coccolarmi. Anzi, le volte in cui mi sto davvero antipatica, arrivo addirittura ad auto-scusarmi.

Evita i confronti. Ho imparato a farlo e mi è stato di grande aiuto. Perché negli anni ho capito che ci sarà sempre qualcuno migliore di me. Morale, da tempo ho abbandonato le velleità competitive tipiche della gioventù. Accettato il fatto che eccellere è impossibile. E oggi vivo nel mio brodino, evitando di gareggiare con gente che mi darebbe la birra.

Finita l’analisi dei consigli di Confidenze, non so bene se le risposte fanno di me un’ottimista. Ma una certezza ce l’ho: la vita è breve. Ed è doveroso fare di tutto per non rovinarla con mille e inutili paturnie.

 

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