Ogni estate ci sembra un po’ la stessa storia: ci accomodiamo sul divano, bicchiere di vino alla mano e una maschera viso per completare l’experience guilty pleasure della giornata. Premiamo il tasto del telecomando, ascoltiamo la nota voce di Rihanna, ci prepariamo a vivere il viaggio dei sentimenti guidati da Filippo Bisciglia, noi immerse in una città afosa, loro, i protagonisti, tra mare cristallino, tintarella selvaggia (Dio dell’Spf, perdonali) e sedie scaraventate nell’iperuranio.
Dai grandi classici ai reality
Entriamo nel vivo delle love story ed ecco che, puntuale come le tasse, arriva l’effetto Bovary su Temptation Island, ovvero quella tendenza psicologica a idealizzare la realtà sentimentale, vivendo il reality come valvola di sfogo per le proprie insoddisfazioni di coppia e i propri desideri di evasione. Come Emma Bovary, l’eroina del celeberrimo romanzo di Flaubert, viveva una profonda frustrazione perché la sua vita reale non rispecchiava le sue aspettative romantiche nate dai libri, i protagonisti di Temptation Island utilizzano il programma come uno specchio amplificato delle proprie insoddisfazioni e tentazioni (per quanto le aspettative romantiche in questo caso nascano più dai feed social).
In ogni edizione, puntualmente, non manca MAI la coppia in cui lei, soprattutto, manifesta decisamente fastidio per il proprio lui al punto di parlarne malissimo, denigrandolo a più riprese davanti alla telecamere tanto che viene spontaneo, per chi è dall’altra parte dello schermo, chiedersi subito il perché dello stare insieme. Spesso i partecipanti del viaggio dei sentimenti credono che la loro relazione attuale sia l’unica fonte della loro infelicità e idealizzano il single tentatore o la vita da single come la chiave per una felicità assoluta e priva di difetti.
Le «Emma Bovary» di Temptation Island 2026
Nel viaggio dei sentimenti 2026, al momento, l’effetto Bovary è alla potenza. Abbiamo prima di tutto Sabrina e Giovanni, la coppia catanese diventata in un nanosecondo il bersaglio preferito dei meme e dei commenti ironici sui social (tra le perle, gli alberi di Natale cinesi in pura plastica ma creduti da lui veri). Lei critica lui, che vende brioche per le strade di Catania con un carretto, per le basse ambizioni lavorative, per essere persino troppo teatrale nell’intimità ammettendo con candore di avere avuto delle «distrazioni» durante la loro relazione. Ciliegina sulle corne…ops…sulla torta: all’interno del villaggio delle fidanzate a lei piacciono tutti i single (di cui non ricorda nemmeno il nome, ma la definizione deu pettorali sì), dichiarando per giunta che si frena (nemmeno troppo) con le avances solo per le telecamere.
La seconda Emma del reality di quest’anno è assolutamente Soraya, in coppia con Cristian. Lei ha dichiarato, senza mezzi termini, che la passione tra loro si è completamente azzerata e che, addirittura, prova «senso» (cit.) se lui, raramente, si avvicina. Inoltre, accusa il fidanzato di non avere disponibilità economica per cene o uscite e di spendere soldi solo per passatempi a sua detta inutili come una maschera hi-tech di Spider-Man, aggiungendo che che suo padre gli paga lo stipendio (è il datore di lavoro di lui) e lei l’affitto della casa. Dulcis in fundo, la divergenza sullo stile di vita: lei party girl, lui frequentatore al massimo di sagre di paese. Ma, allora, perché se, per dirla alla Cocciante, «era già tutto previsto». E qui l’eterno quesito: perché si rimane legati a chi alla fine si arriva a disprezzare in questa maniera?
Se questo fosse vero amore…
Un tema questo della prigione del pensavo fosse amore, invece era un calesse, che del resto la cinematografia e le serie Tv hanno cavalcato sempre moltissimo, da White Lotus (in cui diverse coppie al centro della serie si trovano in vacanza affrontando crisi irrisolte, dove è evidente che l’amore si è spento da tempo e si sta insieme solo per inerzia o per facciata) a Revolutionary Road, la pellicola del 2008 in cui Leonardo DiCaprio e Kate Winslet interpretano una coppia degli anni ’50 che, sotto la facciata perfetta, nasconde un profondo rancore: nessuno dei due ama più l’altro, ma restano intrappolati insieme per paura del giudizio della società.
C’è da dire che nel reality di Canale 5 il format del programma esaspera la dinamica letteraria flaubertiana: isola le persone, toglie loro i punti di riferimento della realtà e le immerge in un contesto deluxe ed esteticamente perfetto. Tutto questo spinge i protagonisti a confondere l’attrazione fisica immediata verso un single con il vero amore che stavano aspettando da una vita, scontrandosi poi bruscamente con la realtà al momento del falò di confronto.
Per dirla con il titolo di un altro grand cult del grande schermo che affronta la tematica del bovarismo, «la verità è che (il tuo lui) non ti piace abbastanza». Portare avanti una relazione per inerzia, sognando (e vivendo talvolta) avventure extra coniugali, quando i segnali che la dolce metà non lo vuoi accanto sono visibili quanto la Grande Muraglia persino dalla luna, è la sottile linea disperata che lega le donne dei romanzi a quelle di Temptation, dalla fantasia alla realtà, anzi al reality. Se nessuno si salva da solo, la speranza è che sia il denigrato lui a cedere sotto la montagna di insulti. Che l’arsenico, sinceramente, lo lasciamo volentieri all’infelice Madame Bovary.
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