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Vacanze nel Gran Pardiso: la Valle d’Aosta più autentica

Non solo montagne: in Valle d'Aosta convivono storie di re e partigiani, sentieri che sfiorano il cielo, castelli e borghi sospesi nel tempo. Facile innamorarsene!

Gipeto in volo
CREDITS: Luca Giordano/Archivio FGPGipeto in volo

La fuga perfetta dall’estate in città ha un indirizzo preciso, la Valle d’Aosta. La regione più piccola d’Italia è anche una delle più selvagge e spettacolari. Vette leggendarie oltre i 4.000 metri come il Monte Bianco, il Cervino, borghi alpini sospesi nel tempo e al centro di tutto il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il più antico d’Italia. Qui puoi ritrovare il piacere di camminare, respirare aria pulita, andare a un passo più lento e osservare animali allo stato brado, come gli stambecchi (www.pngp.it).

Un po’ di storia

Tutto comincia quando lo stambecco alpino rischia di scomparire. Nel 1856 Vittorio Emanuele II dichiara il territorio Riserva Reale di Caccia per sottrarlo al bracconaggio e nel 1919 il suo successore lo cede allo Stato con la clausola di farne un parco. Nasce così nel 1922 il Gran Paradiso, primo Parco Nazionale d’Italia, diviso tra Valle d’Aosta (52%) e Piemonte (48%). Le valli protette sono tre, Rhêmes, Cogne e Valsavarenche, la più selvaggia e interamente nel Parco.

La valle più selvaggia

La strada finisce a Pont. Ultimo borghetto della Valsavarenche, 1.962 metri di quota, un pugno di case e intorno le cime oltre i tremila, Monciair, Tresenta, Ciarforon, Grivuola. In estate è base di partenza per gli escursionisti diretti al Rifugio Vittorio Emanuele II (2.719 m, circa 2h30) o al Rifugio Savoia (2.534 m, 3 ore). Ma anche chi non cerca la vetta può trovare il proprio ritmo. I sentieri nel bosco sono facili e ricompensano con qualche avvistamento di stambecchi e caprioli scesi a pascolare.

Dove dormire (e perdersi)

CREDITS: Enrico RomanziBorgo medievale

Una dritta: a Pont l’unico hotel-ristorante dove dormire è anche quello giusto. Il Grand Paradis (www.hotelgparadiso.com), tre stelle, 18 camere panoramiche. Scendendo a valle, a 1.665 metri si incontrano Tignet e Nex, due microborghi attigui e quasi gemelli: una quindicina di case in tutto, quiete, una vita semplice e nessuna distrazione moderna. Più a sud c’è Rovenaud (1.461 m): impronta medievale, cinque residenti stabili, case in pietra e legno, tetti in lose, vicoli acciottolati. Un paese che si è spopolato agli inizi del Novecento e che si è salvato grazie a ristrutturazioni private e fondi regionali europei. Ma Rovenaud custodisce anche una storia più grande di lui: qui nacque Émile Chanoux (1906–1944), padre dell’autonomia valdostana e protagonista della Resistenza, ucciso a 38 anni dai nazifascisti. Nell’ex scuola del paese, il museo Les Sources de l’Autonomie ne conserva la memoria, visitabile solo su prenotazione. Da non perdere anche il vicino centro Acqua e Biodiversità, dedicato alla conservazione degli ecosistemi acquatici e alla tutela della lontra, con percorso interno ed esterno. Per chi vuole conoscere storia e curiosità del villaggio, il 22 luglio e il 12 agosto alle 17 si tengono i tour guidati Un après-midi au village, organizzati dal comune di Degioz-Valsavarenche.

L’armonia del Gran Paradiso

Attraversare la Valsavarenche, percorsa dal torrente Savara e dominata dalla vetta del Gran Paradiso a 4.061 metri, produce un diffuso senso di beatitudine. Una connessione con l’ambiente che nasce spontaneamente e regala una rara sensazione di armonia. Qui la natura è protagonista assoluta e la presenza umana non pesa. Facile innamorarsene.

Gita in mountain bike
CREDITS: Archivio regionale Valle D'AostaGita in mountain bike

Cogne, un altro mondo

Cambia tutto nella Valle di Cogne tra aria, luce e paesaggio. La valle è inserita solo in parte nel Parco Nazionale, i confini seguono i versanti, non la logica del visitatore, come dimostra la cascata di Lillaz, nell’omonimo paese a pochi chilometri da Cogne. Salendo il sentiero verso la fragorosa caduta d’acqua a tre salti (il primo raggiungibile in circa 20 minuti), il lato sinistro è fuori dal Parco, quello destro è dentro. Ma lo scenario non cambia: larici, abeti rossi, pini cembri e ovunque fioriture di rose alpine, rododendri, botton d’oro e il torrente Urtier che scorre potente.

Un ponte tra storia e natura

Torrente, bosco e montagne
CREDITS: Francesca Masiero/Archivio FGPTorrente, bosco e montagne

Merita una sosta anche il Pont-D’Ael, in località Pondel all’imbocco della Valle di Cogne. Un ponte-acquedotto romano del 3 a.C. in bardiglio, il marmo locale, eretto sopra il torrente Grand Eyvia. La particolarità è l’interno, nell’ex passaggio d’ispezione si cammina su un pavimento in vetro, con la sensazione di essere sospesi.

I castelli dei re

In Valle d’Aosta (www.lovevda.it) natura e architettura non si separano mai e i castelli lo confermano. Ad Aymavilles il maniero settecentesco domina un’altura. Sopra Villeneuve resistono le rovine del Châtel-Argent, eretto nel 1274 a scopo difensivo. A Introd il castello sfoggia interni ed esterni riccamente decorati. Il più sbalorditivo, però, è il Castello Reale di Sarre, dimora di caccia di Vittorio Emanuele II. Galleria e salone d’onore sono interamente tappezzati da quasi mille corna di stambecchi e camosci. Testimonianza imponente e anche un po’ inquietante della passione venatoria del re.

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