Siracusa è una città dove le diverse epoche si sono incastrate l’una dentro l’altra e il Duomo di Ortigia ne è la prova più spettacolare. Le colonne massicce di un tempio greco sostengono le mura di una basilica bizantina, il tutto racchiuso dentro i fregi di una chiesa barocca. Un mix che racconta secoli di storia in un colpo solo. E non è un caso isolato.

Sull’isoletta, i santuari di Apollo e Minerva, il castello normanno Maniace e i palazzi seicenteschi convivono, confondendo epoche e stili. Ortigia è il centro di tutto, certo, ma attraversando i ponti che uniscono l’isola alla terraferma, si scopre la Neapolis con i suoi monumenti icona: l’Anfiteatro romano, la Via dei Sepolcri e il Teatro Antico. Dietro a tutti questi monumenti si allungano le Latomie del Paradiso e di Santa Venera, antiche cave di pietra immerse nel verde. Se ci cammini dentro, vedi ancora i tagli sulla roccia da cui gli schiavi estraevano i blocchi di pietra calcarea. In mezzo alla vegetazione si aprono grotte enormi: le più famose sono quelle dei Cordari e l’Orecchio di Dionisio.

Il passato si rinnova

Ma, oltre al fascino discreto delle rovine archeologiche e della classicità, a Siracusa si vive una combinazione di cultura viva. Negli ultimi anni in città si sono intensificati i lavori di restyling. Questo ha permesso anche di riaprire le porte di palazzi, musei e spazi culturali che prima erano chiusi o da svecchiare. Sotto il Palazzo di Città, per esempio, tra piazza Minerva e piazza Duomo, ha riaperto l’Artemision, un tempio sotterraneo, adesso più facile da visitare e da capire grazie a nuovi pannelli esplicativi. A due passi da lì, l’ex Galleria Montevergini è stata trasformata in Siramuse. Un percorso interattivo dove personaggi legati alla città, da Caravaggio e Platone, raccontano le varie età di Siracusa. Anche il Foro Vittorio Emanuele II ha cambiato look. E il lungomare di Ortigia che va dal Porto Grande fino alla Fonte Aretusa: ora è interamente pedonale, impreziosito da nuovi spazi verdi. Un intervento essenziale che valorizza la vista sul Porto Grande.
Tesori inaspettati
Dentro i vecchi magazzini di Torre dell’Aquila, che si affacciano sulla Marina, ha aperto il Sirmuma, il Museo del Mare: ci trovi oggetti che raccontano come si viveva qui una volta, tra pesca, cantieri navali e commerci millenari. Anche lo Spazio Novecento, dentro le mura dell’ex Convento del Ritiro, fa una scelta precisa: zero spettacolarizzazione facile. Qui le installazioni contemporanee si appoggiano ai resti degli affreschi barocchi, un modo di intendere il presente che non cancella le radici, ma ci abita dentro.
La Siracusa nascosta
Succede lo stesso a poca distanza, ma sottoterra, nel silenzio del Bagno Ebraico, sotto la chiesa di San Filippo Apostolo. Questo miqweh medievale è uno dei meglio conservati in Europa, con la sua vasca di acqua sorgiva ancora limpida. Se l’acqua del bagno ebraico è memoria liquida, il Museo del Cinema, ricavato nella chiesa sconsacrata dei Santi Leonardo e Biagio, è una specie di sacrario laico stipato di cimeli che ripercorrono la storia della Settima Arte dai primi esperimenti fino al digitale. Poi bastano pochi passi tra i vicoli per ritrovarsi a Palazzo Midiri-Cardona, dove si entra nel mondo del Museo dei Pupi. Nelle sale ci sono i pezzi storici della dinastia dei fratelli Vaccaro: Orlando, Rinaldo, Angelica, le armature lucide e i paladini di Carlo Magno.
Le spiagge da non perdere

Ma Siracusa è anche una città di mare e di luce. Se non ci si vuole allontanare dal centro, a Ortigia basta scendere una scaletta tra i palazzi per ritrovarsi a Calarossa, una caletta di ciottoli stretta tra le case antiche, perfetta per un bagno veloce all’ombra dei bastioni. Se invece si prende l’auto, in venti minuti si cambia scenario. Verso sud si incontra l’Arenella, una grande distesa di sabbia dorata, con acque calme e calette che virano verso lo smeraldo man mano che ci si avvicina a Punta Asparano. Subito dopo c’è Fontane Bianche, battezzata “i Caraibi” per via del fondale chiarissimo e delle sorgenti d’acqua dolce che sgorgano dalla roccia. Chi cerca qualcosa di più selvaggio punta dritto ai sentieri del Plemmirio, dove la spiaggia del Faro Massolivieri si nasconde dentro una scogliera a ferro di cavallo, un paradiso incontaminato per chi ama maschera e boccaglio.
Tra mare e natura
Infine, quasi al confine con Avola, la spiaggia del Gelsomineto (o della Marchesa) chiude il cerchio, protetta da una pineta fitta che arriva fin sulla sabbia e dove l’ombra degli alberi offre un rifugio fresco nelle ore più calde. Dai teatri di pietra alle installazioni digitali, passando per il silenzio degli ipogei e la luce delle sue spiagge, Siracusa si conferma una città che non si lascia imbalsamare dal peso della sua storia, ma continua a reinventarsi per farsi vivere.
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