Love Crimes di Giacosa e Schiavano

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Non si può cominciare un nuovo anno senza un brivido e cosa c'è di meglio di una raccolta di crimini amorosi?

Pochi eventi di cronaca eccitano la curiosità delle masse come i crimini passionali. Delitti nei quali il fascino del giallo, con il suo immancabile cóté di ricostruzioni e illazioni, sospetti e colpi di scena, si arricchisce di pettegolezzo e morbosità. Presto o tardi, le indagini mettono a nudo la vita intima di vittime e (presunti) assassini. E se gli inquirenti non lo fanno abbastanza, a curiosare sopra e sotto le lenzuola ci pensano i giornalisti: su sangue e sesso – epitome prosaica ma efficace della liaison dangereuse tra eros e thanatos – la stampa prospera da più di un secolo. L’invadenza dei mezzi di comunicazione, l’impatto deflagrante sull’opinione pubblica sono elementi comuni a quasi tutti i delitti raccolti in questo volume, selezionati tra quelli avvenuti dopo il 1900. Già agli albori di quello che sarebbe stato definito ‘il secolo dei media’, i resoconti dei tribunali si affermarono come «strumenti privilegiati di una rivoluzione silenziosa che vedeva la popolazione accedere all’alfabetizzazione e alla lettura», per citare un noto studio francese dello storico Dominique Kalifa. Emblematico, nel 1902, il clamore suscitato dal caso Murri (Il bel delitto di Bologna), che non infiammò solo le cronache italiane, ma ebbe un’eco significativa anche oltre i confini nazionali. I delitti passionali narrati dai giornali assomigliavano ai romanzi d’appendice pubblicati a puntate sugli stessi quotidiani. Basti pensare al Processo dei russi, che nel 1907 squadernò un mondo segreto di festini, droga e donne fatali nascosto dietro altisonanti titoli nobiliari, una trama sfociata scenograficamente in tragedia fra i canali di Venezia”.

Non si può cominciare un nuovo anno senza un brivido. E cosa c’è di meglio della nostra amatissima cronaca nera passione? Quando i titoli dei telegiornali aprono con notizie che grondano sangue dove un tempo ci sono stati baci non ce n’è per nessuno: ascolti alle stelle e attenzione puntualissima si scatenano. Nell’introduzione, della quale ho riportato un piccolo brano, di Roberto Mottadelli, si parla del legame tra amore e crimine e passione, un legame che ricerchiamo spesso nel cinema e nella letteratura ma che ci inebria maggiormente quando è figlio del reale. Fatichiamo ad ammetterlo e preferiamo nasconderlo, riempire i social di post sdegnati, ma esattamente come i giornalisti nelle redazioni, non aspettiamo altro. In fondo la narrazione butta acqua sul fuoco, il crimine è riportato su carta, l’odore ferroso del sangue sulla scena non arriva al nostro naso: la realtà ci nutre e riempie ma non ci fa sporcare le mani.

È interessante, questa raccolta di crimini amorosi. Scritti in maniera scarna, senza poesia, senza retorica: i fatti nudi e crudi. Tanti casi, tre al massimo quattro pagine per ognuno, belle foto d’archivio a riportare i volti di chi uccide. E sono nella maggior parte deliziosi volti femminili. Sì, la donna uccide. Uccide tanto, uccide non d’impeto, uccide con grande organizzazione. Anche quando a spingerla è la follia o la disperazione o il sentirsi soggiogata dal potere maschile. Suscita raccapriccio il caso di Denise Labbé e Jacques Algarron. Denise, in tribunale, prima di essere condannata all’ergastolo, disse che era stata costretta da Jacques. La prima volta aveva provato a buttarla dal balcone. La seconda la lasciò cadere in un canale ma fu tratta in salvo. La terza la buttò in una tinozza del bucato, trattenendola per i piedi, con la testa sotto l’acqua. Dopo diversi minuti, il corpo smise di scalciare. Denise, innamoratissima, aveva ucciso la propria bambina. Catherine aveva due anni.

Giacosa e Schiavano, Love Crimes, Edizioni White Star

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