Gioie e dolori di avere un orto

Mondo

Abituata alla verdura pronta al consumo del supermercato, quando vedo quella dell'orto rabbrividisco. Poi, però...

Sul numero di Confidenze in edicola adesso ci sono delle ricette da sballo Con le zucchinette e i loro fiori (che poi è anche il titolo dell’articolo che le propone). Perciò stasera ne preparerò una (l’Insalata ricca di avocado e bottarga con pesto rosso), visto che ho il frigorifero pieno zeppo di questi ortaggi.

Motivo? Il mio fidanzato, ha un orto fuori Milano. E ogni volta che ci va, torna a casa con ogni ben di dio. Morale, da quando lo conosco divoro quantità di verdura neanche fossi un dinosauro. E già dalla mattina, prima ancora di aver bevuto il caffè, mi domando come far fuori la super scorta. Sì, perché le consegne sono assolutamente da reggimento. Al punto che dopo aver distribuito ortaggi ad amici e parenti, la nostra cucina sembra lo stesso una ridondante bancarella del mercato.

Ecco la cronaca di quello che succede quando in casa arriva la verdura, annunciata da un colpo di citofono con domanda di chiamare l’ascensore al piano.

Appena si aprono le porte, vedo i sacchettoni di plastica sporchi lerci di terra e mi viene male. Correndo alla velocità di Sara Simeoni per non sporcare il parquet, li porto in cucina dove trattengo le lacrime di sgomento pensando al lavoro che mi aspetta. Dopodiché, mi armo di coraggio e inizio la lunga pulizia di ogni singolo ortaggio.

A quel punto, l’umore migliora e parte la conta: per far fuori cinque verze dovremmo mangiarle a colazione, pranzo, merenda e cena (altro sgomento). Poi, però, mi viene in mente che una volta cotte non saranno più così voluminose (almeno la merenda balza) e, un po’ meno ansiata, rivolgo l’attenzione alle zucchine.

Caspita, anche loro sono tantissime (la produttività di quell’orto ha dell’incredibile). Ma mai quanto le melanzane. E un niente rispetto ai pomodori. Quindi, mi rimbocco le maniche e con (apparente) calma lavo tutto, lasciando per ultimi i miei veri incubi: i cespi di insalata (quando li guardo lo sgomento diventa panico).

La tentazione è lanciarli fuori dalla finestra con tutte le mie forze e liberarmene come se si trattasse di merce che scotta, ma il buonsenso prevale. Così, ricordando i bei tempi in cui aprivo un sacchetto e travasavo l’erba nella ciotola, rassegnata e ingrugnita elimino zolle di terra, una combriccola di insetti e larve (di cui ho pure il terrore), sciacquo seimila volte le pallottole vegetali e le strizzo agitandole in un canovaccio che diffonde goccioline su tutto il balcone (lo vedevo fare a mia nonna e mai avrei creduto che, quarant’anni dopo in piena era tecnologica, sarebbe toccato anche a me).

Nel frattempo, come un mantra mi ripeto che finché campo non vorrò mai più vedere nessuna verdura dell’orto entrare in casa mia. E rimango dello stesso parere fino a quando la porto in tavola. Dove, invece, scatta la magia.

Dire che è buonissima è riduttivo. E pensare di rinunciare ai suoi sapori veri, pieni e intensi solo per la poca voglia di sgobbare un po’ è da deficienti!

Ps. Stasera il nostro menu prevede Insalata ricca e, prima, fusilli con le zucchine. Che ieri ho proposto come contorno. E domani ci penserò!!!!!!

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