Il dono dell’attesa

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Sette adulti su 10 non sanno aspettare fino a Natale per scartare un regalo ricevuto, un brutto esempio per i bambini. Ecco come ritrovare la magia dell'attesa

Su Confidenze di questa settimana Maria Rita Parsi si interroga sul valore del dono a Natale, un appuntamento che per tanti di noi ha perso la magia e il significato, finendo per diventare un carosello inutile di oggetti privi di un significato profondo.

Eppure per ritrovare il vero senso del dono basterebbe andare alla radice dell’etimologia della parola, ovvero ciò che si dà o si riceve senza niente in cambio. Perché il significato più vero del dono è questo, il non aspettarsi nulla in cambio, il dare se stessi, il proprio tempo, le proprie energie, il proprio ascolto senza un secondo fine. E il dono più bello è ciò che non si può comprare con il denaro, l’ascolto, l‘amicizia, l’amore, la solidarietà.

So che questa visione cozza contro quanto ci propone la società di oggi, bombardati come siamo da bisogni indotti, nuovi oggetti del desiderio, capaci di placare le nostre ansie per un tempo sempre più breve, però forse possiamo ritrovare il vero gusto del Natale e dell’attesa semplicemente prendendo esempio dai più piccoli: i bambini.

Sono loro infatti i veri depositari della magia autentica del Natale.

Mi ha colpito il risultato di una ricerca condotta di recente dal professor Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia Generale all’Università Bicocca di Milano, in collaborazione con Hasbro, secondo cui 7 bambini su 10 affermano di vivere ancora intensamente il tempo dell’attesa che li separa dal Natale, al contrario dei grandi incapaci di godere le emozioni tipiche dei giorni che mancano alla notte del 25 dicembre.

Un esempio vale per tutti: il 70% degli adulti intervistati (un campione di più di 1.000 famiglie) quando riceve un dono ammette di scartarlo immediatamente e di non aspettare il giorno di Natale per aprirlo, solo l’11% lo fa, anche solo per il piacere di domandarsi genuinamente il contenuto del dono.

“Che cosa ci dice tutto ciò a proposito dei regali da fare ai bambini e ai ragazzi?”  si è chiesto il Professor Mantegazza.  “Anzitutto che un regalo è sempre ritualizzato, ovvero deve sempre essere inserito in un contesto emotivo e affettivo rispetto al quale il tempo ha la sua importanza. Banalizzare il regalo senza circondarlo da una situazione spazio temporale che lo valorizzi rischia di fargli perdere parte della sua magia”.

C’è molto di vero in questa affermazione e anche indipendentemente dal Natale, se si pensa anche a quanto i più piccoli vengano caricati spesso da nonni e parenti di “piccoli regali quotidiani” dal giochino dell’edicola alla ricompensa per un buon voto a scuola.

Il regalo può e forse deve essere scelto a partire dai desideri del bambino, ma questi desideri possono essere intuiti in modo diretto o indiretto e comunque la tipologia del regalo può sempre causare una sorpresa: il colore, il modello, le caratteristiche esteriori possono andare al di là di quello che il bambino desidera, insegnandogli anche la potenza dell’immaginazione” conclude il professor  Mantegazza.

Il momento dell’attesa è quindi un passaggio fondamentale per l’educazione dei bambini, tanto che viene richiesto anche agli adulti di saper rispettare e vivere questo momento insieme ai più piccoli.

Ecco allora che guardando i più piccini e cercando di tornare a nostra volta bambini forse possiamo riscoprire la magia dell’attesa e gustarci di più anche le cose più semplici, lo stare a tavola insieme, il ritrovarsi con gli amici per lo scambio degli auguri, senza che per forza debba esserci il suggello di un bene fisico a trasmettere il nostro affetto.

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