Io ho (ancora) paura

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Qualcuno è già tornato alla vita di prima. Altri non riescono a dimenticare cos'è successo a marzo. Io sono tra quelli, perché il Covid continua a farmi molta paura

Sul numero di Confidenze in edicola adesso, la psicoterapeuta Maria Rita Parsi risponde A una donna che ha ancora paura (è il titolo della lettera). Cioè, a una signora titubante all’idea di andare in vacanza, perché preoccupata di contrarre il Covid-19.

In realtà, l’amletico dubbio non è solo di Eliana, ma di moltissime altre persone. Tra cui ci sono io. Ligia come una scolaretta alle rigide leggi del lockdown e chiusa ancora oggi in casa per tutta la settimana, da quando è finita l’emergenza più stretta metto il becco fuori solo nei weekend. Che trascorro lontana dalla città, incontrando gli amici.

Morale, sto vivendo all’insegna delle contraddizioni e rasentando il ridicolo. Perché se fino al giovedì esagero con la prudenza (neanche fossi in clausura), dal venerdì abbasso di colpo la guardia (neanche avessero aperto le gabbie).

Quando sono fuori Milano, però, non mi butto nella movida, frequento più o meno la stessa gente, mi lavo le mani ogni volta che posso, siedo solo nei ristoranti all’aperto, non passeggio nei mercatini, non bacio, abbraccio né stringo la mano a nessuno.

E pazienza se tanta attenzione nei comportamenti viene poi vanificata da qualche puntata in spiaggia e due passi in paese. Arrendersi del tutto al coronavirus è davvero troppo. Anche se, pensandoci bene, mi rendo conto che quest’anno non c’è nulla che mi dia particolare gioia.

Non a caso, capisco benissimo i timori di Eliana: che senso ha andare in vacanza, sinonimo di libertà, se nell’estate 2020 ogni movimento deve essere tenuto sotto controllo? Ma mi domando anche: fino a quando rinunciare a vivere per paura di un virus di cui sappiamo ben poco e della cui permanenza tra noi ignoriamo i tempi?

Appena mi interrogo, mi viene l’ansia. Perché nella vita pre-Covid, tutto aveva una tabella di marcia. Mentre oggi ogni progetto (compreso quello vacanziero) può saltare per questo misterioso batterio che fa, per esempio, cancellare voli aerei (invidio chi sta partendo magari per la Grecia, ma non vorrei mai essere al suo posto) e ritardare lavori stradali (trasformando il tragitto Genova-Sestri Levante, per citarne uno, in un incubo).

Come passare, quindi, le ferie? La mia scelta, lo ammetto, non è molto audace: mi dividerò tra i due posti che “mi appartengono”. D’altronde, andare un po’ al mare che mi ha vista bambina e un po’ nella montagna dove sono cresciuta la reputo l’unica strategia per evadere senza strafare.

A un eventuale viaggione, invece, penserò in tempi migliori. Perché se è vero quello che sosteneva Paolo Borsellino, cioè che «Chi ha paura muore tutti i giorni. Chi non ha paura muore una volta sola», sono convinta che non abbia senso porsi come meta una destinazione da visitare, esplorare e scoprire con una mascherina in faccia, l’igienizzante in tasca e l’animo terrorizzato.

Molto meglio fare proprio il proverbio “la calma è la virtù dei forti”. Quindi, aspettare di capire cosa ne sarà di noi umani. E organizzare vacanze stanziali, pseudo-casalinghe, allietate dagli amici di una vita. Insomma, vecchio stampo, come quelle che facevano i nostri genitori. I quali, sulla stessa spiaggia e davanti allo stesso mare, si sono sempre divertiti.

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