La “Nera” di Dino Buzzati (a cura di Lorenzo Viganò)

Mondo

In due volumi tutti gli articoli di cronaca nera pubblicati da Dino Buzzati sul Corriere della Sera, negli oltre trent'anni trascorsi al giornale

Tutti coloro che hanno avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con lui, da quando entrò al Corriere della Sera, il 10 luglio 1928, a quando se ne andò dal mondo, il 28 gennaio 1972, si sono mostrati concordi nel dire che Buzzati era un redattore modello, innamorato del proprio mestiere. E pronto per esso alle fatiche più umili. Un doverista, come amava definirsi. Buzzati descriveva la realtà cogliendone gli aspetti più intimi, più segreti, più tormentati rendendo semplice ciò che di tumultuoso, di drammatico e di disperato accadeva nell’animo umano, fosse quello degli assassini o delle vittime. Con grande scrupolo spiegava i delitti, raccontava la tragedia, ma in più riusciva a coinvolgere il lettore, a fargli sentire sulla pelle quello che era successo e lo faceva con immagini toccanti e similitudini dirette. Con il suo tocco inimitabile”.

Soprattutto quando accadono eventi estremamente complessi non da definire ma da analizzare come il terremoto che nella notte tra il 23 e il 24 di agosto ha colpito il centro Italia provocando crolli e più di 290 morti è necessario interrogarsi sulla qualità e sull’onestà di quanti svolgono il lavoro che consente al mondo di ‘conoscere’ quanto accade altrove.

Quella del giornalista è professione anomala, l’unica per la quale, in Italia, non occorre acquisire un titolo di studio di alcun grado. Anche chi non è in possesso del tesserino da pubblicista o professionista dell’Ordine può scrivere sulle testate locali e nazionali, quotidiane e periodiche, facendo la funzione del cronista e/o opinionista.

Nessun problema quando si tratta di un pezzo sugli ingredienti alternativi e poveri di grassi per una crostata o sulla lunghezza della gonna che farà tendenza nell’estate del 2033; le cose cambiano quando per raccontare un evento è necessario prima osservarlo, studiarlo, comprenderlo, analizzarlo.

Dino Buzzati, che tutti conosciamo per quel capolavoro puro che è Il deserto dei Tartari, del giornalismo è stato un Maestro. Vi invito a leggere questo doppio volume, uno dedicato a Crimini e misteri e uno agli Incubi del nostro Paese, drammi di derivazione prettamente umana e catastrofi di matrice naturale che, filtrati in purezza dall’occhio e dalla penna di Dino, ci restituiscono un affresco dettagliato ma senza pruderie dell’Italia dal dopoguerra agli anni Settanta.

Possiamo imparare a difenderci dal pessimo giornalismo, dalla informazione deforme, dall’anarchia emozionale, dal ‘tutto e subito’ che la messa on line dei quotidiani richiede.

Il disastro del Vajont – Natura crudele – Corriere della Sera, 11 ottobre 1963.

Stavolta per il giornalista che commenta non c’è compito da risolvere, se si può, con il mestiere, con la fantasia e col cuore. Stavolta per me, è una faccenda personale. Perché quella è la mia terra, quelli i miei paesi, quelle le mie montagne, quella la mia gente. E scriverne è difficile”

L’osservazione non è oggettiva. Ma l’onestà di sguardo, la sua ‘denuncia’, possono fare l’unica cosa possibile nel giornalismo: tentare di ricostruire un fatto con gli elementi reali a disposizione, darne umile testimonianza.

 

 

Lorenzo Viganò (a cura di), La “nera” di Dino Buzzati, Mondadori

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