Mammismo all’italiana

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Quando la dipendenza psicologica dalla famiglia di origine diventa troppo forte, c'è motivo di divorzio. Ne parliamo nella storia vera raccolta da Mariano Sabatini

L’ultimo rapporto Istat presentato ieri dice che in Italia il 70% degli under 35 vive ancora con i genitori. Mammismo o difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro?

Purtroppo la bilancia pende verso questa seconda ipotesi. Ma è anche vero che l’Italia è l’unico Paese al mondo dove i figli non si staccano mai dalla famiglia di origine: nella fredda Danimarca solo il 19% dei ragazzi tra 18 e 34 anni vive ancora in casa con i genitori; nel Regno Unito e in in Francia sono il 34, 5% e in Germania il 43%.

Sicuramente la crisi economica di questi anni e un tasso di disoccupazione giovanile giunto al 34% non sono di aiuto, ma è assodato che il mammismo è un fenomeno tutto italiano, frutto di un certo modo di vedere la famiglia, come un lungo cordone ombelicale che non si strappa mai neanche a 50 anni.

Così mentre negli Stati Uniti i ragazzi a 18 anni vengono accompagnati alla porta e invitati a mantenersi da soli, da noi un neo-maggiorenne difficilmente ha i mezzi per autosostenersi e se lavora, preferisce restare in casa con mamma e papà, godendosi i vantaggi di non doversi mantenere da solo. Per contro, quando i genitori invecchiano e hanno bisogno di aiuto in Italia vige un welfare familiare spontaneo difficilmente reperibile nei Paesi anglosassoni, e soprattutto negli Stati Uniti dove gli anziani spesso si ritirano in case di riposo per avere qualcuno che accudisca a loro.

 

Detto questo, in fatto di mammismo io posso dire con sincerità e senza vergogna di far parte della schiera di coloro che dalla famiglia di origine non si sono mai staccati.

Così, mi sono ritrovata ad abitare a cento metri dai miei genitori (con mio marito che ironicamente ha sempre commentato: “meglio non allontanarsi troppo… non si sa mai cosa potrebbe succedere); a festeggiare con loro Natale, Pasqua e Capodanno, rinunciando ad altri  inviti, per paura di dargli un dispiacere a lasciarli soli. E la sera quando torno a casa dal lavoro la telefonatina a mammà non manca mai.

Mi sono sempre chiesta cosa mi tenga tutt’ora così legata a loro (al di là ovviamente dell’affetto filiale) ma non sono ancora riuscita a capire cosa sia.  Forse la consapevolezza che il tempo passa e che non saranno ancora così arzilli per tanti anni o il desiderio di avere ancora in cambio il loro affetto. Ma sta il fatto che per me il loro giudizio pesa ancora: qualche mese fa dovevo cambiare macchina,  la mamma disse che il modello che piaceva a me (la Giulietta Alfa Romeo) era troppo sportiva, e che dovendo portare mio figlio a scuola era meglio un’ auto che non corresse troppo. Così ho finito per prenderne una meno potente e più rassicurante. Su una cosa però sono da sempre intransigente e non accetto interferenze: la vita di coppia e le scelte che facciamo insieme io e mio marito.

Ecco perché leggendo la storia vera raccolta da Mariano Sabatini Divorzio per mammismo pubblicata su Confidenze, ho avvertito un brivido lungo la schiena e mi sono fatta l’esame di coscienza per capire se ero ridotta anch’io come la moglie del protagonista. Già perché quando si parla di mammismo di solito si pensa agli uomini succubi delle madri ma spesso siamo noi donne le prime a dipendere ancora dal giudizio della mamma.

Poi mi sono detta che se anche per la Sacra Rota e il diritto canonico l’ingerenza troppo forte dei genitori sul coniuge è tra le cause di annullamento del matrimonio,  forse è il tempo di far leggere l’articolo alla mamma. Chissà mai che lo spauracchio del divorzio la faccia tornare un po’ al suo posto.

Confidenze