Safer Internet day: l’importanza dell’educazione al digitale

Mondo

La sicurezza su Internet riguarda sempre di più bambini e ragazzi il cui tempo speso sui social è ormai incontrollabile. Ecco come aiutarli a difendersi.

In occasione del Safer Internet Day 2021, l’appuntamento che si celebra ogni anno il 9 febbraio in 140 Paesi del mondo per la sicurezza di Internet, sono tante le iniziative annunciate, molte delle quali finalizzate a educare i ragazzi a un uso consapevole della rete. Per esempio  Moige, (Movimento Italiano Genitori) rinnova la campagna “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale” contro il cyberbullismo ed altri pericoli del web, un progetto giunto ormai alla quinta edizione e promosso insieme a Polizia Postale, Ministero dell’istruzione, il DIS-Dipartimento Informazioni Sicurezza, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e altri partner, per educare studenti, docenti e genitori a una vera cittadinanza digitale.

Fino a oggi sono state coinvolte oltre 950 scuole su tutto il territorio nazionale, circa 262.500 ragazzi, oltre 11.250 docenti e 525.000 genitori, e, soprattutto, sono stati formati oltre 4.250 Giovani Ambasciatori, scelti dai docenti per le loro particolari attitudini e sensibilità.

Quest’anno il programma riparte con un focus su come riconoscere e difendersi dalle fake news e dal cyber-risk. Nel programma 2021 saranno coinvolte oltre 250 scuole di 200 Comuni con l’obiettivo di formare oltre 1.250 “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale” che rappresentano un punto di riferimento di formazione per altri ragazzi all’interno delle scuole.

Per l’occasione Moige ha anche diramato i risultati dell’indagine condotta dall’Istituto Piepoli “Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web” condotta su un campione di 1.200 minori. Ne emerge un quadro di una generazione iperconnessa, che nell’ultimo anno ha concentrato il suo mondo sullo schermo a 6 pollici dello smartphone che ha sostituito le conversazioni in famiglia e persino le chiacchierate con gli amici, anche se poi alla domanda se è meglio parlarsi dal vivo o tramite chat 9 ragazzi su 10 hanno riconosciuto l’importanza di guardarsi negli occhi mentre si parla.

I social però stanno davvero assorbendo tutto il loro mondo, un mondo da cui adulti e i genitori sono totalmente esclusi, visto che uno su due ha ammesso di tenerli fuori dai social e addirittura di cancellare la cronologia.

Quasi 4 ragazzi su 5 poi si informano sulle notizie attraverso il web e i social, con il risultato che il 56% di loro cade nella trappola delle fake news. Ma anche la loro vita personale si svolge ormai sui social; basti pensare che il 64% dei minori italiani tra gli 11 e 14 anni dichiara di utilizzare Tik Tok, e il 60% utilizza anche Instagram. Ma la cosa che personalmente mi preoccupa di più è leggere che il 17% dei bambini tra i 6 e i 10 anni dichiarino di avere un account Tik Tok, il 14% su Youtube e il 9% su Instagram. Sono dati che parlano da soli e che indicano come ci sia un’anticipazione dell’età d’ingresso all’uso degli strumenti informatici che rende sempre più difficile far capire ai più piccoli i pericoli a cui vanno incontro. È assurdo per esempio che un minore su 3 ammetta di dare il numero di cellulare a uno sconosciuto sul web e poi cancelli la cronologia per non farla leggere ai genitori.

E i genitori? Solo 1 su 3 dà limiti di tempo di connessione e meno della metà dei genitori sa cosa fa online il proprio figlio.

Purtroppo i social non permettono di avere alcun controllo sulle attività dei figli minorenni. Con i rischi che tutti ormai sappiamo.

Lo scambio di foto personali sui social per esempio, una pratica ammessa dal 6% dei ragazzi intervistati e poi il bullismo e cyberbullismo: quasi 6 bambini su 10 hanno assistito ad episodi di prepotenza, e quasi uno su due ad episodi di cyberbullismo. Purtroppo più della metà ha ammesso che non sapeva come comportarsi o che davanti a una sopraffazione ha fatto finta di niente (56%).

Un altro importante contributo lo dà da tempo Fondazione Carolina che oggi in collaborazione con Pepita, lancia sul web l’hashtag #toolbox. Una vera e propria chiamata alle armi o per meglio dire una “call to action” rivolta alla comunità educante che prevede attività pensate ad hoc per stimolare una riflessione costruttiva sui temi del digitale e promuovere il confronto tra chi si occupa dell’educazione di bambini e ragazzi, a partire da un dialogo in famiglia. 

«Sono molti i genitori che ci chiedono se controllare il telefono dei figli, o meno. Se consentire loro di avere uno smartphone già alle elementari o se aspettare qualche anno in più, non senza il timore di condizionare la socialità, nonché le relazioni con i compagni», osserva Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina.

«Ai tempi del COVID siamo tutti connessi, eppure le distanze sembrano aumentare; famiglie intrappolate dallo smart working e con l’incubo della DAD. Non servono espedienti, non ci sono trucchi o scorciatoie dobbiamo realizzare nuovi ponti, per accompagnare i nostri figli nel loro percorso di crescita, ritrovando il coraggio di educare» conclude il responsabile di Fondazione Carolina. Per questo la Onlus rende disponibile sul proprio sito la Guida minori on line  già utilizzata da molti istituti scolastici e ora anche il progetto #toolbox: a questo link (https://www.fondazionecarolina.org/download-fondazione/toolbox.pdf) il progetto completo e i dettagli per partecipare alla call to action durante la settimana del Sicurezza di Internet.

 

 

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