Traditori seriali

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Sapevate che chi tradisce una volta lo rifarà sempre? Non l’ho stabilito io, ma un vero e proprio studio pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Sexual Behaviour e divulgato lo scorso agosto da un post nel blog del giornale inglese Indipendent. Questa ricerca, svolta sull’analisi di 484 persone-campione coinvolte in relazioni sentimentali, ha dimostrato che chi ha tradito la prima volta è più propenso a rifarlo di chi È un compagno fedele. Non solo: chi scopre di essere tradito è doppiamente portato a ricascarci scegliendosi altri partner potenziali futuri fedigrafi. Partendo dal concetto di “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, bisognerebbe anzitutto chiarire cosa intendiamo per tradimento. Detta in spiccioli, per le donne, almeno secondo me, il tradimento vero è il coinvolgimento profondo e mentale, quello che può addirittura prescindere dall’incontro fisico. Per l’uomo invece spesso è l’opposto, ovvero è proprio l’incontro puramente fisico. Non a caso le donne che vivono nel ruolo dell’amante il più delle volte ci restano: ancora evangelicamente, è più facile che un uomo passi dalla cruna di un ago piuttosto che si separi dalla moglie! Ma tornando al citato studio inglese, secondo i ricercatori la serialità dei traditori dipenderebbe da una sorta di allenamento del cervello alla menzogna. Una bugia tirerebbe l’altra, insomma, edificando volta per volta la mente più idonea alla falsità. Non so cosa ne pensate voi, ma a me tutto questo sembra un’accozzaglia di banalità. Si dovevano sprecare tempo e denaro per decidere scientificamente se nasce prima l’uovo o la gallina? Se chi è più falso è più portato a tradire o viceversa? Da parte mia, se scopro che qualcuno mi ha mentito non riesco più a credergli. Quanto al tradimento, ho fiducia nell’onestà intellettuale di mio marito, non mi pongo troppe domande. Non è un bugiardo, quindi se si innamorasse di un’altra mi mollerebbe, come farei io. Ciò non toglie che nella vita è inevitabile fare incontri perturbanti, sarebbe ipocrisia negarlo. È il rendersi conto di scegliersi ogni giorno, per me, che rende forte nel tempo un amore. Il tema è profondo, anche se più semplificabile di quello che sembra. Un esempio: quando ci capita di parlarne, io dico a mio marito che preferirei “non sapere” e lui ribatte che invece vorrebbe sapere. «Ma perché? La cosa più importante è che siamo ancora qui, io e te». «Vorrei saperlo perché ti spezzerei le gambe!». Capito?  

 

 

Editoriale pubblicato su Confidenze n. 38/2017

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