Tutte le regole per salvarsi il cuore

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Il 29 settembre si celebra la giornata mondiale dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ne approfittiamo per fare il punto su abitudini, controlli e strategie che allontanano infarti e ictus

 

Di Elisa Buson con la consulenza di Nedy Brambilla(*) e Lorenzo Menicanti(**)

Oggi possiamo soltanto cercare di prevenire l’infarto. Ma in futuro, forse, sarà possibile prevederlo: è questa la scommessa su cui puntano i ricercatori dell’Università di Oxford che di recente hanno sviluppato una nuova tecnologia basata sull’intelligenza artificiale, per riconoscere quali persone rischiano di avere un attacco di cuore fatale almeno cinque anni prima che si verifichi.
L’algoritmo è stato “addestrato” a leggere l’esito dell’angioTC coronarica, in modo da identificare e interpretare i segni di infiammazione e degenerazione del grasso localizzato intorno alle arterie che portano il sangue al cuore. Testato su 1.500 persone, ha dimostrato di poter predire l’infarto con un buon livello di accuratezza, tanto che gli stessi ricercatori ipotizzano di poterlo utilizzare di routine nel sistema sanitario britannico già entro un paio d’anni.

QUANTO CONTANO GLI STILI DI VITA Questo scenario di fantascienza diventerà realtà? Quante vite potrà salvare l’intelligenza artificiale, considerando che l’infarto, insieme all’ictus, uccide ogni anno più di 15 milioni al mondo? Lo scopri- remo presto. Per proteggere il nostro cuore, però, non dobbiamo aspettare che questo “super cervellone” entri in funzione: «Tutti sogniamo la grande tecnologia che ci rivela il futuro, ma se manteniamo il peso giusto, evitiamo di fumare, facciamo movimento e teniamo sotto controllo pressione, glicemia e colesterolo, abbiamo ottime probabilità di vivere a lungo: la prevenzione è la prima regola» spiega Lorenzo Menicanti, direttore Area chirurgia Cuore-Adulto e direttore scientifico dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano. In effetti, che non sia il caso di abbandonarsi al fatalismo ce lo ricorda anche uno studio dell’ospedale portoghese Funchal, che ha preso in esame 1.000 pazienti con meno di 50 anni, la metà dei quali colpiti da una malattia coronarica precoce. Confrontando dna e comportamenti, è emerso che, nonostante questa condizione abbia una forte componente ereditaria, l’effetto dei geni può essere ridotto da uno stile di vita corretto. «La genetica contribuisce alle malattie cardiovascolari che insorgono in giovane età, ma non dev’essere usata come una scusa per dire che siano del tutto inevitabili» sottolinea ancora Sousa.

GLI ESAMI A CUI SOTTOPORSI Si stima che, grazie alla prevenzione, si potrebbe ridurre di un terzo il numero delle vittime delle malattie cardiovascolari. Per invertire la rotta è importante sottoporsi a controlli periodici, dal medico di famiglia o in farmacia, in modo da capire quando rivolgersi al cardiologo per fare esami mirati e impostare un programma di prevenzione personalizzato, anche in base all’età. «Sarebbe opportuno seguire fin da giovani un corretto stile di vita ed effettuare visite di controllo con elettrocardiogramma, specialmente se si pratica un’attività sportiva. Ma è soprattutto dopo i 40 anni che bisogna alzare il livello di guardia» puntualizza Nedy Brambilla, responsabile della Cardiologia clinica e interventistica dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano. Anche se non si hanno sintomi né familiarità per le malattie cardiovascolari, è consigliabile misurare almeno una volta all’anno la pressione arteriosa. E poi, bisogna monitorare glicemia e colesterolo. «Se i valori sono nella norma basta ripetere gli esami del sangue ogni cinque anni» continua l’esperta. «Dopo i 50 entrano in calendario anche l’ecocardiogramma, che mostra se il cuore pompa in modo adeguato, e l’ecocolordoppler delle carotidi del collo, il cui ispessimento dà un’indicazione indiretta della condizione delle coronarie» ricorda Lorenzo Menicanti.

NO FUMO SÌ DIETA LEGGERA Gli esiti degli esami, poi, vanno valutati alla luce delle caratteristiche del paziente, in modo da avere una mappa completa del rischio. «Dobbiamo considerare la genetica, dunque la familiarità e i fattori di rischio come sovrappeso, fumo, stress e sedentarietà» mette in guardia Menicanti. Per fortuna basta poco per cambiare: uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha dimostrato che smettere di fumare riduce il rischio cardiovascolare del 39% in cinque anni nei fumatori incalliti. Inoltre, una ricerca riportata su Lancet Diabets & Endocrinology svela che basta tagliare 300 calorie al giorno per migliorare colesterolo, pressione, glicemia e marcatori dell’infiammazione in un colpo solo, abbassando così il rischio di infarto.

LA TECNOLOGIACI VIENE IN AIUTO Il benessere cardiovascolare passa anche dallo smartphone. «Ci sono molte app utili, come quelle che impostano programmi di attivià fisica o memorizzano le misurazioni della pressione per poi inviarle al medico» spiega Nedy Brambilla. Sempre più numerose anche le applicazioni che permettono di valutare la frequenza cardiaca appoggiando la punta dell’indice sulla fotocamera del cellulare. «Ma queste app per l’autodiagnosi sono ancora agli albori» sottolinea l’esperta. «Perciò consiglio di usare solo quelle promosse da società scientifiche riconosciute o certificate da enti come Food and drug administration». Molti italiani le scaricano con la speranza di avere un cardiologo sempre in tasca. «In genere, si tratta di persone under 50 che poi le utilizzano quando fanno attività sportiva. Infatti, nei nostri ambulatori sono sempre più numerosi i pazienti che arrivano con un dubbio o un sospetto dopo avere consultato le app durante lo sforzo fisico». Ma i campanelli d’allarme non appaiono solo sui display dello smartphone, per questo è importante imparare a riconoscerli. Attenzione, quindi, se il battito diventa irregolare, se compare forte dolore al torace, se manca improvvisamente il respiro e se si avverte la sensazione di svenimento. ●

 

(*) responsabile della Cardiologia clinica e interventistica dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano
(**) direttore Area chirurgia Cuore-Adulto e direttore scientifico dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano

Da Confidenze n. 39

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