Latte e cancro: cosa c’è di vero?

Natura

Pochi giorni fa, sulla mia pagina Facebook, ho pubblicato i risultati di uno studio australiano da cui è emerso (come era prevedibile) che il cosiddetto “latte” vegetale – ovvero le bevande che simulano il latte e prodotte con soia, riso, orzo, avena o altri vegetali – ha una sola cosa in comune con il latte vero: l’uso che se ne può fare a tavola. Dal punto di vista del contenuto nutrizionale, invece, sono alimenti completamente diversi: le bevande che imitano il latte non lo sostituiscono, dal momento che non apportano gli stessi nutrienti.

Apriti cielo! Ho ricevuto un’infinità di commenti, in cui lettori chiaramente poco consapevoli, eppure convinti di saperla lunga, affermavano che però il latte animale e i suoi derivati fanno male alla salute e soprattutto provocano il cancro.

Devo confessare che tutta questa disinformazione mi ha colpito. So bene, ovviamente, che nei confronti di latte e prodotti caseari è in atto ormai da anni un generale tentativo di criminalizzazione, sia per ragioni ideologiche (da parte degli animalisti, innanzitutto), sia per malintesa comprensione di alcune evidenze scientifiche parziali e preliminari che avevano segnalato certe criticità legate al consumo eccessivo di latticini. Una confusione che i social network e l’approssimazione di tanti hanno poi amplificato a dismisura, e continuano a farlo. Ci si mette persino qualche medico che, in maniera isolata rispetto alla comunità scientifica, attribuisce a latte e derivati ogni genere di nefandezza.

Vorrei quindi cogliere l’occasione per cercare di fare un po’ di chiarezza sulla relazione tra latte e cancro. Sulla base della disamina delle migliori e più recenti risultanze scientifiche, tuttavia, e non invece delle chiacchiere o dell’aneddotica, come tanti, constato, tendono a fare.

Come, ad esempio, l’ampia revisione del 2016 di tutti gli studi disponibili su questo argomento (“Milk and dairy products: good or bad for human health? An assessment of the totality of scientific evidence”, ovvero “Latte e prodotti lattiero-caseari: buoni o cattivi per la salute umana? Una valutazione della totalità delle prove scientifiche”), che non solo non ha riscontrato in chi consuma latte e derivati maggiori rischi di carcinoma del pancreas, ovarico e polmonare, ma ha concluso che l’assunzione di latticini è correlata a un diminuito rischio di altri tipi di cancro, quali quello del colon-retto, della vescica, dello stomaco e del seno: latte e derivati sembrano mostrare per queste patologie oncologiche un effetto persino preventivo. Per altri tumori ancora, come quello alla prostata, i dati sono più incoerenti, ma generalmente non indicano effetti avversi.

Un’ulteriore revisione sistematica delle evidenze scientifiche, ancora più recente, pubblicata da Gil & Ortega nel 2019 sulla rivista accademica Advances in Nutrition, conferma l’assenza di relazione tra consumo di latticini e aumento del rischio di cancro. Ciò è specialmente vero per i latticini più magri: degli eventuali effetti negativi ipotizzati da certi singoli studi che hanno alimentato la bufala che “il latte fa venire il cancro” sembrerebbe essere responsabile – se mai una responsabilità davvero ci fosse – semplicemente il contenuto di grassi e quindi il ricorso ai prodotti scremati o parzialmente scremati rappresenterebbe l’abitudine di consumo più salutare.

Ci tengo infine a riportare un virgolettato della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, prestigioso istituto fondato dal professor Umberto Veronesi, spesso citato come testimonial da tanti “oppositori” del latte (a sproposito, perché Veronesi era vegetariano e il latte quindi non era escluso dalla sua dieta). Ecco cosa si legge sul sito web dell’AIRC nell’articolo Latte e latticini aumentano il rischio di cancro? “No. I dati oggi disponibili non permettono di giungere a tale conclusione e, contro alcuni tumori, latte e latticini possono avere addirittura un effetto protettivo”. Punto.

La relazione tra prodotti lattiero-caseari e patologie oncologiche è complessa e, per di più, esistono diversi tipi di tumore, ma coloro che sostengono che latte e derivati promuovono il cancro, commentatori da social o medici che siano, lo fanno in spregio all’evidenza scientifica.

Naturalmente si può vivere anche senza latte, yogurt e formaggi. Chi però se ne priva, ritenendo così di prevenire il cancro, compie una scelta inutile, se non addirittura controproducente. In più, deve porsi il problema di come coprire altrimenti il fabbisogno di calcio – un minerale necessario non solo per la salute delle ossa, ma pure per la funzionalità cardiaca e la trasmissione nervosa -, il cui rischio di carenza è documentatamente maggiore nei soggetti che escludono i latticini dalla dieta. Le preoccupazioni sono rivolte, in special modo, alle fasce d’età più vulnerabili, quali gli adolescenti e le donne sopra i 50 anni.

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