Come mi vedo a 75 anni

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Me ne mancano ancora 17, ma il compleanno di Confidenze mi ha spinta a proiettarmi nel futuro. Cioè, a quando spegnerò anch'io 75 candeline

Da ragazzina mi sono sempre chiesta come sarei stata a 36 anni. Il motivo di tanta curiosità su un’età non particolarmente significativa, visto che non corrispondeva neanche a una cifra tonda, è che l’avrei compiuta nel 2000. Cioè, in una data importante e di cui si è tanto parlato, poiché avrebbe coinciso con il passaggio tra il vecchio e il nuovo Millennio.

Considerando, poi, che sono nata l’8 gennaio, l’avvento del XXI secolo e un’Albie neo-trentaseienne erano un tutt’uno. Quindi, ecco spiegata la ragione che in gioventù mi ha spinta spesso a immaginarmi proiettata proprio in quel preciso momento del mio futuro.

Da allora, però, non ho mai più sentito l’esigenza di vedermi in là nel tempo. Che invece si è risvegliata all’improvviso, scatenata questa volta dal 75° compleanno di Confidenze.

Sì, la rivista pensata nel 1946 dalla signora Amalia Cambiasi, in arte Liala, sta festeggiando in questi giorni le sue 75 candeline. Con un numero speciale (se non l’avete ancora fatto, correte in edicola a comprarlo!), in cui vengono ripercorsi i cambiamenti dell’Italia in tanti anni.

Questo significa che nelle ultime settimane tutta la redazione è stata in ballo tra passato, presente e futuro. Un impegno (bellissimo) che in me ha riacceso il bisogno di pensarmi “da grande”. E sapete cosa mi è successo?

Innanzitutto, mi sono resa conto come ognuno di noi, crescendo, si accorga che la vita è fatta di tappe e che, come sostiene un mio amico, gli esseri umani sono programmati per vivere le diverse età più o meno nello stesso modo.

Infatti, se l’infanzia è caratterizzata dal gioco (anche i bambini più sfortunati riescono a divertirsi nelle situazioni drammatiche), l’adolescenza è il periodo dei sogni. Che lascia spazio a quello in cui si costruisce il proprio avvenire (privato e professionale) e agli anni delle strade ormai segnate. Il che non significa, però, che non possano prendere altre direzioni, in qualsiasi momento.

Ed eccoci al vero insegnamento che mi è arrivato con il trascorrere degli anni: non c’è niente e nessuno che possa impedirci di prendere in mano la situazione per cercare di trasformarla in qualcosa di meglio.

Quando ero ragazzina, tutto questo non lo sapevo. E con la positività innata nei teen ager, davo per scontato che tutto sarebbe andato bene, che avrei sempre fatto le scelte giuste, che le sfighe di cui è pieno il mondo avrebbero colpito chiunque ma non me. E che, quindi, sarei arrivata a 36 anni esattamente come se ne avessi ancora 16. Nella massima scioltezza e tanto felice da risultare melensa.

Come tutti, invece, ho ricevuto i miei colpi bassi, ho dovuto faticare e, a volte, rivedere tante posizioni. Eppure, niente e nessuno mi ha impedito, appunto, di prendere in mano la situazione per cercare di trasformarla in qualcosa di meglio. Ma se in alcuni casi ce l’ho fatta, in altri no.

Così, all’alba dei 58 anni, se penso ai 75 ho capito che più che immaginare mi conviene sperare. Perciò, spero quello per cui sono programmata a questa età. Cioè, che la mia mamma stia bene. Che i figli mi rendano nonna. Che la vecchiaia sia serena. E se mi trovate un po’ melanconica, vi sbagliate. Perché ciò che più di tutto mi auguro è diventare come le settantacinquenni che trovate sul numero del compleanno di Confidenze: capace di continuare a osare come Cher, sexy come la Sandrelli e mai ridicola anche se continuerò a vestire young come Jane Birkin.

Confidenze