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Utilizzerai la App Immuni di tracciamento del contagio?

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Dal 1 giugno è finalmente disponibile la App Immuni di tracciamento dei contatti, e nei primi giorni oltre un milione di italiani l’hanno installata sul proprio cellulare. Com’è noto Immuni serve a tenere traccia delle persone con cui siamo entrati in contatto e ad avvisarci se tra queste c’è qualcuna positiva al Coronavirus. Si installa su base volontaria e funziona con il Bluetooth. Ciascun cellulare dove la app è installata scambierà dei codici anonimi e nel caso in cui ci si scopra positivi al Coronavirus bisogna condividere il proprio stato sulla app (e questo è un atto volontario lasciato al senso di responsabilità dei singoli).

A questo punto, con il nostro consenso, la app invia al server la segnalazione. Un altro soggetto, in possesso della app, collegandosi al server del servizio per scaricare la lista dei segnali di chi è risultato positivo, riceverà anche la mia segnalazione  (naturalmente anonima) solo nel caso in cui si sia trovato in prossimità con me.

Nei giorni scorsi si è a lungo discusso sulla tipologia dei dati personali raccolti e sull’utilizzo che di essi sarà fatto. Sul tema è intervenuto anche il Garante della Privacy fissando una serie di paletti in modo che i dati raccolti risultino anonimi e non geolocalizzati (ovvero che il sistema non veda dove andiamo ma solo chi incontriamo ogni volta). E sul sito della app viene specificato che non vengono raccolti dati identificativi dell’utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. Inoltre l’unico titolare del trattamento dei dati personali è il Ministero della Salute,.

Ma in questi primi giorni il problema principale è parso essere non tanto la privacy quanto l’effettivo funzionamento del servizio. Intanto la sperimentazione parte l’8 giugno solo in quattro Regioni (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia, quindi sono escluse quelle con più alto numero di casi come Lombardia e Piemonte) poi si è subito visto che molti cellulari sono esclusi dal servizio, per esempio i modelli più vecchi di iPhone (“Purtroppo, non potrai usare Immuni se il tuo modello di iPhone non permette l’aggiornamento di iOS a una versione pari o superiore alla 13.5” c’è scritto sul sito della app.) e lo stesso vale per Android (bisogna avere almeno la versione 6 del sistema operativo) mentre gli smartphone Huawei al momento non sono ancora abilitati.  Questo limita molto l’efficienza del servizio che si basa sulla capillarità di utilizzo (più persone la usano più segnalazioni si ricevono).

C’è inoltre il problema delle persone anziane che hanno meno confidenza con le tecnologie e per le quali tutti questi passaggi potrebbero risultare ostici. Il sistema funziona se naturalmente la app viene utilizzata dal maggior numero di persone e quindi sarà vitale per la sua sussistenza renderlo facilmente fruibile da tutti.

Ci aspettano altri mesi difficili e il pericolo reale di una forte epidemia di ritorno, per questo abbiamo pensato di chiedervi: pensi di scaricare e utilizzare la app di tracciamento?

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