A scuola era così timida che sua madre la iscrisse a recitazione per aiutarla a sbloccarsi. Oggi Adriana Savarese, 21 anni, è una giovane attrice lanciata: dopo Belcanto, torna su Rai Uno con Tutto l’amore che resta, dove interpreta Ambra, una ragazza tetraplegica. E, per non farsi mancare nulla, studia anche Giurisprudenza. Perché il piano B è già pronto…
Adriana, come è andata sul set?
«Un’esperienza meravigliosa, un set superumano! Ho incontrato veramente belle persone e ho imparato tanto. Questa è una serie che parla di famiglia, di amicizia e di primi amori, ma anche di un mondo poco raccontato, quello delle diversità, delle neurodivergenze. In questo liceo ragazzi con problematiche anche gravi studiano e crescono insieme ai compagni normodotati, imparando che non sono mai le differenze a definire le persone».
Tu hai finito il liceo due anni fa,ti sarebbe piaciuto frequentare una scuola così?
«Penso che mi sarei trovata bene, è solo positivo crescere in un ambiente così attento all’inclusione, apre la mente».
E un preside come Raoul Bova che effetto fa?
«Mi sarebbe piaciuto! Non lo avevo mai incontrato prima, ma con Raoul ho girato molte scene e ho scoperto che è allegro, divertente e giocoso. Sul set era sempre super tranquillo e molto disponibile con noi ragazzi».
È un cast con tanti giovani attori, com’erano i rapporti?
«Il clima tra noi era gioioso, nonostante sul set l’atmosfera fosse seria perché ci rendevamo tutti conto dell’importanza dell’argomento. Tra noi ci siamo subito legati molto, si usciva insieme. Io, non abitando Roma (vive ancora con i suoi genitori a Sorrento, ndr), non sempre riesco a esserci quando il gruppo si ritrova, ma continuiamo a sentirci».
Tu interpreti Ambra, una ragazza tetraplegica. Hai dovuto imparare una nuova postura per essere davvero credibile?
«Sì, ho studiato tanto per questo, passavo ore a provare, anche a casa, davanti allo specchio. Mi hanno insegnato come dovevo tenere il collo. Ambra muove solo il braccio destro e un dito della mano sinistra, con cui fa funzionare il joystick che muove la sedia a rotelle. Con il regista abbiamo fatto tantissime prove, era fondamentale che non muovessi altro. Sono entrata nel personaggio in punta di piedi, la mia preoccupazione era restituire Ambra nella sua totalità, sentivo una grande responsabilità e l’ho amata subito. Durante le riprese c’era una persona sul set che controllava costantemente che non muovessi nessun’altra parte del corpo. All’inizio era difficile, molto faticoso, poi tutto è andato in discesa e mi sono sentita a mio agio».
Questo ruolo ti ha fatto riflettere sulla disabilità?
«Sì, ho imparato tanto. Ambra resterà nel mio cuore, mi ha insegnato che la disabilità non è solo un limite. Lei è gioiosa e ha tanta voglia di vivere, certo ha difficoltà ma si vive pienamente anche così. Ho imparato che bisogna guardare alle persone, non alla loro diversità».
Com’è stato tornare sul set?
«Avevo fatto solo due provini e ho saputo quasi subito che mi avevano presa. Ero felicissima, la storia mi piaceva e mi piaceva l’idea di questa sfida».
Tu hai avuto, l’anno scorso, un esordio da protagonista, accanto a Vittoria Puccini, in Belcanto, una serie di grande successo. Cosa ricordi del tuo debutto?
«Era la prima volta che affrontavo dei provini e tra l’altro sono durati mesi, ne ho fatti tantissimi! Quando mi hanno chiamata mi stavo preparando per la maturità. Studiavo per gli esami e poi alla sera provavo le scene. Sapere che mi avevano presa, è stata una gioia immensa. Non ero mai stata su un set prima! Ero emozionatissima, c’era un cast pazzesco e per me era tutto nuovo. Ma il regista, Carmine Elia, mi ha seguita a ogni passo. E poi ho chiesto consigli a Vittoria Puccini e lei me ne ha dati tanti, è una donna meravigliosa, molto dolce, mi tranquillizzava sempre. Mi ha insegnato l’importanza della calma, prima di entrare in scena. Il fatto di recitare in una seriein costume poi era la realizzazione di un sogno».
Dopo hai mai avuto paura che tutto finisse, chenon ti chiamassero più?
«Sì, credo che questo timore attanagli tutti i giovani attori, ma non ho permesso alla paura di rovinarmi le giornate, mi dicevo, che se tutto fosse andato male, avrei comunque continuato la mi vita».
Come sei diventata un’attrice?
«Facevo il liceo, ero molto chiusa e avevo un po’ di difficoltà a relazionarmi con gli altri. Mamma allora mi ha consigliato di provare a iscrivermi a una scuola di recitazione per sconfiggere la timidezza e fare nuove conoscenze. Mi è piaciuto subito. Appena arrivati ci hanno chiesto di interpretare un animale e io ho scelto di essere una giraffa. Non pensavo assolutamente di diventare un’attrice, ma non vedevo l’ora che arrivasse il giorno della lezione. Lì mi rilassavo!».
Consiglieresti agli adolescenti che hanno problemi relazionali di seguire il tuo percorso?
«Assolutamente sì, è molto utile. Anche solo per riuscire a parlare davanti agli altri. Io, pur avendo amici, avevo un bocco interno. Frequentare la scuola di recitazione mi ha fatto fare uno switch! Mi ha trasformata, se ne sono accorti subito i miei professori al liceo, io che in classe avevo sempre parlato poco, improvvisamente mi sono offerta come rappresentante d’istituto! Andavo alle assemblee e parlavo in pubblico senza problemi!».
Sei un po’ secchiona?
«Sì, al liceo andavo molto bene, mi piace studiare. Ora mi sono iscritta a Giurisprudenza».
Diventare un’avvocata è il tuo piano B?
«Diciamo di sì, ma il piano A è continuare a fare l’attrice».
In famiglia cosa dicono?
«Noi siamo quattro, mamma papà, mia sorella maggiore e io. Sono felici di quello che sto facendo e anche orgogliosi. Mi hanno supportato dal primo momento».
Quando hai iniziato a pensare che recitare potesse diventare un vero lavoro?
«Con i provini per Belcanto, mi sono resa conto che stava diventando una cosa seria e poi appena ho messo piede sul set, ho capito che lì ero felice».
Sei fidanzata?
«Sì, da diversi anni. Lui non fa parte del mondo dello spettacolo, ma è contento del mio lavoro. Sta facendo l’università, è iscritto a Lettere e Filosofia».
Nel tempo libero cosa fai?
«Mi piace dedicarmi alle persone a cui voglio bene, quando finisco sul set torno sempre a casa dai miei. Poi amo viaggiare, scoprire posti nuovi».
Cosa ti appassiona?
«Andare al cinema, cantare (vorrei iscrivermi a una scuola di canto), allenarmi in palestra. Se voglio divertirmi esco con le mie amiche, tutte ex compagne di scuola. Passeggiamo, vediamo un film oppure andiamo in discoteca».
Se tutto va storto chi chiami?
«Mamma! Lei sa cosa dirmi e ha (quasi) sempre ragione!».
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