Chi preferisci essere, Eloise Bridgerton o Jane Austen? È una domanda possibile a Bath, nel negozio Regency Life (regencylife.co.uk) inaugurato da un’ex avvocata della City di Londra («Ero stanca di lavorare per le banche, preferisco portare gioia alla gente») e un’ex designer di Victoria’s Secret.

Davanti a una fila di coloratissimi abiti Regency devo decidere se per un’ora preferisco somigliare a una scrittrice inglese di fine Settecento o a un personaggio della serie Bridgerton. Scelgo Jane, e alcuni istanti dopo vengo catapultata in abito verde e cappellino per le strade della città in cui Austen visse per cinque anni. La cosa sorprendente è che, fuori, sono gli altri a sembrare fuori posto, e non io. Del resto, Bath ha esperienza nel mescolare realtà e finzione: Jane Austen ambientò qui L’abbazia di Northanger e Persuasione. Mary Shelley ci scrisse gran parte del suo Frankenstein. più di recente, Netflix l’ha trasformata nella Londra georgiana di Bridgerton. Ma Bath non è soltanto un magnifico set e, per capire perché Austen trovò qui materiale perfetto per i suoi romanzi, bisogna fare proprio ciò che faceva lei: camminare e osservare.
Il social network del Settecento
Tra Settecento e Ottocento, a Bath “guardare gli altri” era un’attività a tempo pieno. Il grande regista di questa intensa vita sociale fu Richard “Beau” Nash, maestro di cerimonie che dal 1704 al 1761 organizzava qui balli e concerti, stabiliva regole di comportamento e contribuì a trasformare Bath nella località più alla moda del suo tempo. Una specie di influencer ante litteram, come lo definisce una delle guide del Mayor’s Walking Tour (www.bathguides.org.uk), che organizza visite gratuite a piedi di Bath.

È un mondo che Jane Austen conosceva bene: arrivò a Bath per la prima volta nel 1797 e nel 1801 si trasferì con i genitori e la sorella Cassandra. Anche se il suo rapporto con la città fu più complicato di quanto l’odierno culto austeniano lasci immaginare, come materiale narrativo Bath aveva tanto da offrire. Il famoso Circus, per esempio, progettato dall’architetto John Wood il Vecchio con l’idea, ambiziosa, di ricreare un moderno Colosseo, fu per anni uno spazio dove l’aristocrazia inglese amava incontrarsi, prima che il Royal Crescent gli rubasse il primato.
Dove abita Lady Featherington
Prendiamo appunto il Royal Crescent, forse la cartolina più famosa della città: una spettacolare mezzaluna di trenta case georgiane a schiera, affacciate su un enorme prato verde. Per raggiungerlo, il percorso più suggestivo è il Gravel Walk, che parte da Queen Square (dove Jane Austen soggiornò nel 1799 al civico 13) e che la scrittrice ha trasformato in uno dei luoghi chiave di Persuasione.
Entrando al civico 1 del Royal Crescent si fa un salto nel tempo: la casa, oggi museo, è restaurata e arredata com’era alla fine del Settecento, quando qui viveva la famiglia di un ricco proprietario terriero irlandese. Dalla sala da pranzo alle camere da letto, fino agli ambienti della servitù, si capisce quanto anche la vita domestica dell’epoca fosse una “rappresentazione”. E, forse non a caso, è qui che Bridgerton ha ambientato la dimora dei Featherington. Poco più avanti, le Assembly Rooms, oggi chiuse per restauro e in attesa di riaprire nel 2027, hanno ospitato i balli più eleganti dell’alta società georgiana. La cosa divertente è che a Bath non si deve andare “a caccia” di location, perché queste sono letteralmente ovunque.
Tutto cominciò dall’acqua
Jane Austen e Bridgerton sono arrivati (molto) dopo. Bath, infatti, esisteva sin dall’antichità grazie alle sue acque termali, le uniche sorgenti calde naturali della Gran Bretagna. I Celti consideravano sacra la fonte e la associavano alla dea Sulis. Dopo la conquista della Britannia, i Romani la identificarono con Minerva e costruirono qui un grande complesso termale, attorno al quale nacque la città di Aquae Sulis (Bath, appunto).

Presso le Roman Baths oggi si cammina sotto il livello della città tra vasche antiche, reperti storici e un’acqua ricca di minerali che continua a sgorgare dalle profondità della terra a 46 gradi circa. Per immergersi nella loro versione 2026 si può andare alle adiacenti Thermae Bath Spa (www.thermaebathspa.com), dove piscine, saune, la stanza delle stelle dedicata allo scopritore di Urano William Herschel, di Bath. Una vasca panoramica in terrazza offre il luogo ideale per rilassarsi e socializzare (il telefonino è rigorosamente vietato qui). Anche la vicina Pump Room era ed è uno dei palcoscenici di Bath: ancora oggi qui si beve il tè, si ascolta musica e si osserva. Come scrisse Jane Austen in L’abbazia di Northanger: «Si andava a guardare tutti, non parlando con nessuno».

Jane, senza filtri
Di Jane Austen, la città conserva una geografia quasi sentimentale. Al 4 Sydney Place visse dal 1801 al 1805, davanti ai Sydney Gardens dove amava passeggiare; dopo la morte improvvisa del padre nel 1805, però, le condizioni economiche della famiglia peggiorarono e Jane, Cassandra e la madre finirono in alloggi più modesti a Gay Street.
A pochi passi, qui oggi c’è il Jane Austen Centre, dove la scrittrice è diventata un’icona pop, tra ritratti (veri e presunti), costumi di scena, lettere scritte a mano e souvenir. D’altronde, ci sarà un motivo se a 250 anni dalla nascita continuiamo ostinatamente a riportarla sullo schermo. Il 22 ottobre, anche nei cinema italiani arriverà la nuova versione di Ragione e sentimento, diretta da Georgia Oakley, con Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles nei panni delle sorelle Elinor e Marianne Dashwood.
Un tè con Jane
Prima di lasciare Bath, non resta che un ultimo, indifferibile rito, quello del tè. Al The Roseate Villa Hotel, eletto miglior afternoon tea di Bath nel 2026, il momento è accompagnato da sandwich, pasticcini, scones e persino una miscela dedicata a Jane Austen. Anche se la scrittrice non l’avrebbe mai chiamato “tè del pomeriggio”. Ai suoi tempi il tè si beveva soprattutto a colazione e dopo cena ed era un bene costoso, custodito sottochiave dalla padrona di casa (nella famiglia Austen era proprio Jane a occuparsi della preziosa scorta).
Ma Bath, in fondo, da secoli fa esattamente questo: prende il proprio passato e lo rinventa, rimettendolo continuamente in scena. È ciò che ha fatto Jane Austen nei suoi romanzi; è ciò che fanno ancora oggi cinema e televisione. Ma anche noi visitatori quando indossiamo un cappellino Regency, fotografiamo la dimora dei Featherington o ordiniamo un tè dedicato a una scrittrice morta più di due secoli fa. Però è proprio questo il bello: a Bath non si viene “a cercare” Jane Austen, ma, con un po’ di fantasia, si riesce a entrare nel suo mondo. E ci si accorge che, tra passeggiate e pettegolezzi, quel mondo non è poi così lontano dal nostro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA