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Un Posto al Sole compie 30 anni e Palazzo Palladini per noi è casa

Da trent’anni ci ritroviamo davanti alle sue storie. Abbiamo visto amori nascere, famiglie cambiare e segreti venire a galla. Ma perché Un Posto al Sole continua a piacerci così tanto? Forse abbiamo delle risposte

Foto cast Un posto al sole
CREDITS: Upas

La mia collega Giorgia nel 2003 ne ha fatto l’argomento della tesi di laurea. «Ventisette minuti di relax al giorno», così mi ha scritto su WhatsApp quando le ho chiesto cosa rappresentasse oggi per lei, fan dalla prima ora, Un Posto al Sole.

Dunque, una sorta di distacco dalla realtà. Realtà che però la serie ambientata a Napoli insegue dall’inizio, facendone un segno distintivo rispetto al resto del panorama televisivo italiano.

«Si racconta la vita di tutti i giorni, entrando nel vivo delle emozioni, del sentire dei nostri tempi, stando al passo con le tematiche attuali affrontate dai nostri personaggi che crescono con chi li interpreta. È uno scambio umano continuo», afferma Gina Amarante che dal 2022 presta il volto nella serie alle gemelle Manuela e Micaela Cirillo.

«Questo programma fa crescere, maturare, amare, soffrire i protagonisti esattamente come accade al di là dello schermo. Inevitabilmente questo è ciò che più lega lo spettatore e lo spinge a sintonizzarsi ogni sera alle 20.50 su Rai3, in alcuni casi da 30 anni».

Una casa per tutti

Era, infatti, il 1996 quando una terrazza affacciata sul mare entrava nelle case degli italiani. Da allora Palazzo Palladini è diventato molto più di un condominio: è un microcosmo dove tutto può succedere e, soprattutto, dove prima o poi qualcosa succede.

Amori, separazioni, famiglie allargate, amicizie, rivalità, crimini, passioni e improvvise svolte narrative hanno trasformato la quotidianità in un progetto capace di attraversare tre decenni senza perdere colpi.

Alcuni volti della soap sono diventati icone della fiction nostrana, altri hanno lasciato il posto a nuove generazioni. E mentre loro cambiano, muta anche il pubblico: quello che alla fine degli anni ’90 guardava le puntate da adolescente e che oggi può ritrovarsi a seguirle con i figli, magari spiegando loro chi fosse un personaggio storico allo stesso modo di come si raccontano i parenti lontani.

«I fan non vogliono scattare selfie con noi o chiederci semplicemente un autografo: quando ci incontrano ci abbracciano e baciano come fossimo di famiglia», spiega Patrizio Rispo, tra le colonne portanti della serie Rai e che dal primo giorno è Raffaele Giordano, leggendario portiere di Palazzo Palladini.

Vite in scena

Trent’anni significano anche tre decenni di trasformazioni sociali raccontate attraverso la lente della televisione popolare. La Napoli di Un Posto al Sole ha accompagnato cambiamenti nel modo di vivere le relazioni, la famiglia, il lavoro, l’amicizia e l’identità. Senza rinunciare, naturalmente, a quella dose quotidiana di melodramma che è parte integrante del suo Dna.

Per Antonella Prisco, che dal 2016 recita nei panni della vivace vigilessa Mariella Altieri, il segreto della longevità della serie sta anche nel fatto che «rappresenta un porto sicuro per chi vi trova rappresentate quelle che sono anche le proprie paure nei confronti delle trasformazioni sociali. Vederle esplicate all’interno di un prodotto percepito come familiare rende le tempeste della vita probabilmente più accettabili per il pubblico».

E poi c’è il capoluogo campano. Non una semplice scenografia, ma una presenza costante, luminosa, rumorosa, bellissima e piena di contraddizioni. Il mare, le strade, i palazzi, i panorami: la città entra nelle storie e finisce per diventare uno dei personaggi della soap.

Palazzo Palladini (che si trova davvero a Posillipo ma si chiama Villa Volpicelli), con la sua vista privilegiata sul Golfo, resta così uno dei condomini più desiderabili della Tv nostrana.

«Napoli rappresenta un palcoscenico ideale, sia da un punto di vista paesaggistico per le riprese, che dall’offerta di un’accoglienza unica al mondo. Whoopi Goldberg, che per diverse puntate ci ha fatto l’onore di partecipare al programma, ne è rimasta assolutamente affascinata», sottolinea Rispo.

Napoli nel cuore

Lo storico traguardo dei 30 anni è anche l’occasione per guardarsi indietro e rendersi conto di quanto sia cambiato il mondo intorno alla soap. Sono arrivati internet, i social, lo streaming, gli smartphone e nuove abitudini televisive.

Ma il piacere di sedersi davanti a una storia quotidiana, riconoscere un volto familiare e chiedersi «e adesso che succede?» è rimasto sorprendentemente intatto.

Anche il clima che si è creato sul set tra gli attori rende tutto così speciale e unico: «Condividiamo orari imprevedibili, facciamo squadra per superare imprevisti, continui tempi di attesa, temperature estreme oppure modifiche ai piani di lavoro. Ormai praticamente conviviamo da anni ma proiettiamo questa nostra sinergia verso un unico obiettivo: il successo e la qualità del prodotto», commenta Nina Soldano, alias la perfida ma affascinante Marina Giordano dal 2003.

«Il mio personaggio è unico. È tutto e il contrario di tutto, attraverso di lei vivo sempre a mille. Posso solo amarla».

Anche Michelangelo Tommaso, ovvero Filippo Sartori dal 2002, parla dell’amicizia tra i colleghi che va ben al di là delle scene girate insieme: «Tra di noi si è creato un vero rapporto di parentela, tanto che, se facessimo un test del Dna, troverebbero correlazioni tra tutti noi (sorride, ndr). A parte gli scherzi, tra Napoli e Roma, dove molti vivono, ci si vede spesso lontano dagli orari di lavoro».

Straordinariamente ordinario

Dunque una normalità, trasformata in appuntamento, che si respira fuori e dentro lo schermo e che rappresenta il piccolo miracolo di Un Posto al Sole.

Perché nella vita reale nessuno sa mai cosa succederà domani. A Palazzo Palladini, invece, possiamo stare tranquilli: qualcosa accadrà sicuramente.

Conclude Ilenia Lazzarin, dal 2001 volto della dolce ma risoluta Viola Bruni: «Questa è la vera sfida di un programma che dura da così tanto tempo: non raccontare una realtà sempre straordinaria, ma riuscire a rendere straordinariamente interessante la vita di tutti i giorni».

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