È come stare in un comodo salotto, con pareti e tetto trasparenti da cui guardare il paesaggio della Svizzera scorrere. Distese di neve che brillano in cristalli, le vette più leggendarie delle Alpi con nomi evocativi come Piz Buin e Matterhorn (il Cervino), castelli e gole selvagge si susseguono davanti agli occhi mentre si è cullati dal lieve dondolio del treno. Intanto, si gusta una bevanda calda o un pranzo raffinato, una zuppa di piselli ai fiori alpini o una trota affumicata con salsa di formaggio e rafano.
Il Glacier Express da Zermatt a St. Moritz, dal suo primo viaggio nel 1930, è il “rapido più lento del mondo”: un ossimoro che ben gli si addice. Concettualizza infatti il suo essere una magia di ingegneria ferroviaria, con i suoi 291 ponti e 91 gallerie, lungo 291 km di strada ferrata che sale oltre i 2000 metri. Otto ore di viaggio, in vallate d’alta quota dove talvolta le auto non arrivano (e neanche gli umani), in una favola nordica che si vorrebbe non finisse mai. Si può scegliere fra 1ª e 2ª classe, oltre alla lussuosa Excellence Class con servizio di concierge e menu dedicato.
All’ombra del Cervino

Glacier Express è un viaggio slow e sostenibile, che nel 2022 ha ottenuto la certificazione Swisstainable Level 1, promossa da Svizzera Turismo. L’incipit è nel Vallese a Zermatt, paese green ante litteram da quando nel 1947 venne dichiarato “zona libera dalle auto e dai motori a combustione”. Zermatt ha ancora adesso un’allure antica, con le sue carrozze a cavallo, gli stretti vicoli del quartiere di Hinterdorf e i vecchi fienili su palafitta risalenti al XVI secolo: sono le classiche abitazioni dei Walser, gli Alemanni che giunsero qui nell’alto Medioevo. In centro una fontana è dedicata a Ulrich Inderbinen leggendaria guida alpina che scalò il Cervino 371 volte (l’ultima a 90 anni) e visse 104 anni.
Zermatt onora anche l’universo femminile sulla Museumplatz, con il busto di un’eroina dell’alpinismo, Lucy Walker. Nel 1871 divenne la prima donna a conquistare il Cervino, scalandolo con una lunga gonna di flanella, secondo la morale dell’epoca. Centocinquant’anni dopo, la sindaca di Zermatt Romy Biner Hauser ricorda quando lei stessa scalò il Cervino: «non riuscivo a crederci», mormora con gli occhi lucidi. A questa montagna mitica, vero genius loci locale con la sua sagoma piramidale, è stato dedicato il museo che racconta le storie delle sue conquiste. Si lascia Zermatt col Glacier Express di buonora, salutati dall’alpinista Lucy Walker che sorride dal murales “No peaks rise above her” di fronte alla stazione.
Vigneti, gole e castelli

Subito la Mattertal, come su un megaschermo in 3D, esibisce un repertorio da togliere il fiato. Dopo il ghiacciaio di Bis e le cime vertiginose del Weisshorn, si passa tra i vigneti più alti d’Europa (fino a 1150 metri s.l.m.). A Visperterminen, infatti, si coltiva l’Heida (significa antico), vitigno bianco risalente al XVI secolo, i cui frutti si apprezzano in bottiglia sul treno. Proseguendo, il treno viene lambito dal fiume Vispa che spumeggia in una serie di salti nella gola di Kipfen, regalando atmosfere selvagge.

Dopo una salita ripidissima, la natura cede spazio all’uomo e il finestrino mostra i ponti di Stalden e il castello Stockalper a Briga. Fu costruito nel XVII secolo dal “Re del Sempione”, il mercante Kaspar von Stockalper, detto “Großer Stockalper” (il grande Stockalper). Ancora oggi una sosta offre ai visitatori eleganti pitture su seta nelle sale e un bel giardino di rose. Briga, in lingua celtica “fortezza collinare”, è un ottimo punto di partenza anche per escursioni sul più esteso ghiacciaio delle Alpi, l’Aletsch, Patrimonio Unesco dal 2001.
Una sosta ad Andermatt
Dopo circa tre ore e mezza, Andermatt è la naturale sosta per prolungare la lentezza del viaggio e godere del Cantone di Uri, di cui Goethe scrisse: «Di tutte le regioni che conosco, è la più interessante e quella che preferisco». Crocevia circondato da otto passi alpini, per Andermatt passarono i Romani, i Walser, i Russi che combattevano Napoleone. Oggi invece si fermano gli investitori internazionali, che stanno realizzando un grandioso progetto turistico ecosostenibile, “Andermatt Swiss Alps”.
Nel canyon del Reno
Si riparte per il punto più alto del percorso, a 2033 mt, all’Oberalp, un passo d’alta quota dove qualcosa sembra fuori luogo nel paesaggio, un faro. Non serve a indicare la strada ai naviganti, bensì a segnalare il Lago di Toma, sorgente del grande fiume Reno: seguendo il suo corso fino in Olanda, infatti, si trova il faro originale alla sua foce nel Mare del Nord. Appena nato, il Reno regala già una delle attrazioni più spettacolari, insinuandosi nella Ruinaulta, un “Grand Canyon” formatosi 10.000 anni fa, fra titaniche pareti di roccia bianca.

Dopo questa immersione nella natura selvaggia, il Glacier Express sfila davanti a Disentis, borgo di lingua romancia dominato dalla storica abbazia benedettina, un vero faro, questa volta culturale, con la biblioteca romancia, il museo e il liceo con un convitto di design dell’archistar Gion Caminada. Il viaggio prosegue tra fortezze che occhieggiano nelle foreste come vestigia di guerrieri, gallerie elicoidali e ponti leggendari come quello di Solis, alto 85 metri sopra l’Albula, fiume su cui San Giorgio, secondo tradizione, saltò a cavallo proprio qui. Ci si ferma a Coira, il centro più antico della Svizzera, dove l’Engadina si apre come un ampio respiro, riscaldato dal sole per ben 322 giorni all’anno.
St. Moritz, gran finale

Alla meta, a St. Moritz, il “serpente del Maloja”, una nuvola leggera e sinuosa che appare a certe ore del giorno, galleggia sopra i quattro laghi che brillano come perle sull’altopiano. È d’obbligo la sosta per lo shopping, con vista su molte delle più maestose Alpi svizzere: il Bernina, il Diavolezza, il Corvatsch, il Piz Buin. Ma St. Moritz è anche una tappa culturale e rende omaggio, nel museo a lui dedicato, a Giovanni Segantini, pittore della luce che non a caso amò tanto l’Engadina.
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