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Nebrodi in autunno: il foliage che non ti aspetti in Sicilia

Boschi accesi di rosso, oro e ambra, laghi, faggete e antichi sentieri: in autunno i Nebrodi mostrano il volto più sorprendente della Sicilia

CREDITS: Luca ScamporlinoIl lago Maulazzo

C’è una Sicilia segreta dove l’autunno mette in scena un’esplosione di colori capace di rivaleggiare con i leggendari paesaggi autunnali del New England. Ben lontani dalle immagini classiche delle spiagge calde e delle coste arse dal sole, i boschi dei Nebrodi custodiscono foreste secolari.

Questa catena montuosa si stende tra l’Etna e il Tirreno, tra le province di Messina e Catania. In autunno si accende di colori, regalando una delle espressioni più spettacolari del foliage. Tra Monte Soro, Serra del Re, Pizzo Fau, il passaggio verso la stagione fredda è uno show di colori tutto da scoprire.

Dove vedere il foliage

Con l’abbassarsi delle temperature, infatti, faggi e castagni, aceri e querce sparsi lungo i versanti montuosi abbandonano piano piano le tonalità estive. Indossano la livrea autunnale che dura soltanto poche, incandescenti settimane. In un tripudio di sfumature che spazia dal marrone caldo al rosso granata, dal senape all’oro brillante, dall’ambra all’arancione e che si alterna alle macchie sempreverdi di conifere, agrifogli e tassi.

Nel cuore dei boschi

Passeggiare in queste foreste significa imbattersi continuamente in colpi d’occhio inaspettati: il paesaggio si svela poco a poco, lasciando alle spalle i piccoli centri arroccati sulle montagne come Longi, Galati Mamertino o Alcara li Fusi, da cui partono sentieri che si addentrano nel cuore dei boschi.

Pizzo Mueli tra Longi e Alcara
CREDITS: Luca ScamporlinoPizzo Mueli tra Longi e Alcara Li Fusi

Il Bosco di Mangalaviti, per esempio, offre una delle scenografie più suggestive dell’intero Parco. È una faggeta monumentale dove gli alberi si intrecciano a formare quasi una cattedrale vegetale. Dalle prime settimane d’autunno si veste di un giallo ocra squillante.

Gli itinerari da scoprire

Il relais Villa Miraglia
CREDITS: Luca ScamporlinoIl relais Villa Miraglia

Però, basta salire un po’ di quota o addentrarsi nelle valli perché la vegetazione cambi forma, sfumature e profumi. Aceri montani, castagni e querce prendono, infatti, il posto dei faggi, ognuno con la propria nota di colore. Poco distante dal Bosco di Mangalaviti, avvicinandosi al centro abitato di Longi, la foresta lascia il posto alle piantagioni di noccioleti. Prima di spogliarsi del tutto per il riposo invernale, si accendono di un giallo denso e uniforme. Attorno ai paesi, i noccioleti, gli uliveti e i piccoli appezzamenti seguono l’andamento dei versanti, mentre antichi sentieri e trazzere collegano contrade e vallate. In autunno anche questi paesaggi cambiano colore.

Verso la cima di Monte Soro

È, però, lungo la salita al Monte Soro, il tetto dei Nebrodi, che l’autunno dà il meglio di sé. Attraversando le faggete di Sollazzo Verde e sfiorando le sponde del Biviere di Cesarò, la vegetazione cambia volto a ogni curva.

Gli incontri da non perdere

È proprio nei pressi della vetta che si incontra uno dei grandi simboli della biodiversità locale: l’Acerone di Monte Soro, un colosso vegetale alto venticinque metri con oltre cinquecento anni di età. In autunno, le sue enormi fronde si tingono di rosso e arancio. Dalla cima del monte, poi, lo sguardo abbraccia un panorama che sembra non finire mai. Da un lato c’è il cono dell’Etna con il suo pennacchio di fumo. Dall’altro i profili delle Eolie, che sembrano galleggiare sull’orizzonte.

Tra cavalli e grifoni

Le Rocche del Crasto
CREDITS: Luca ScamporlinoLe Rocche del Crasto

In questo palcoscenico vegetale, lo spettacolo non è fatto solo di alberi e colori. Tra i boschi, infatti, si nascondono animali schivi e silenziosi, che si incontrano, quasi senza preavviso, percorrendo le antiche trazzere.  Nelle radure, per esempio, pascolano allo stato brado i cavalli Sanfratellani. Assieme a loro si muovono tranquilli i maialini neri dei Nebrodi, razza autoctona dal mantello scuro che va a caccia di ghiande sotto querce e cerri.

Grifoni sulle Rocche del Crasto
CREDITS: Luca ScamporlinoGrifoni sulle Rocche del Crasto

Più in alto, dove i boschi lasciano spazio alle guglie calcaree delle Rocche del Crasto, il foliage fa da contrappunto alle rocce sfumate di verde e di rosso. È in questo contesto aspro e selvaggio che sono tornati a volare i grifoni, oggi custodi dei cieli nebrodensi insieme ad aquile reali, poiane e falchi. Ma sia che si percorra a piedi o a cavallo la Grande Dorsale, sia che ci si fermi alle cascate del Catafurco, sui Nebrodi ogni tappa riserva qualcosa di nuovo. Non è un caso che già un migliaio di anni fa i geografi arabi al servizio di emiri e califfi definissero questo territorio «un’isola nell’isola».

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