Terra di confine e di passaggio, la Daunia si apre con un susseguirsi di distese che cambiano colore e respiro a ogni ora del giorno. È un angolo di Puglia che dialoga con Basilicata, Campania e Molise, da vivere lentamente, tra piccoli centri autentici dove il silenzio del paesaggio diventa racconto e i sapori antichi tornano protagonisti. Una terra tutta da scoprire.
La scoperta di Daunia in Puglia
Non era nei miei piani fermarmi qui. Come tanti, stavo attraversando la Puglia seguendo la rotta più diretta verso il Salento. Poi qualcosa ha deviato il mio percorso. E lì è cominciato un altro viaggio. Le distese agricole si accendono a macchie, mutano con la luce, offrendo una bellezza che non ha bisogno di filtri. Olive, uva e grano non sono solo paesaggio: diventano racconto, trasformati da mani sapienti in prodotti unici e inconfondibili. Tra musei, castelli e antichi tratturi ho seguito le tracce lente della transumanza, le vie percorse per secoli dalle greggi in arrivo dall’Abruzzo per svernare in queste terre. Ho immaginato i Dauni, i Sanniti, i Normanni e i Longobardi: civiltà che qui si sono succedute, lasciando in eredità un patrimonio diffuso di archeologia e memoria.

Borghi dal grande fascino
Il viaggio è iniziato a Bovino, dove il centro storico colpisce per i portali in pietra e per la cattedrale romanica, sobria ed essenziale. A dominare l’abitato è il Castello Ducale, che ospita al suo interno un interessante museo. A Orsara di Puglia, piccolo borgo immerso nei boschi e nelle sorgenti, ho avuto invece la sensazione di entrare in un tempo sospeso, dove si intrecciano storie di angeli e monaci, abati e pellegrini. Visitando la grotta di San Michele può capitare di immaginare ancora i canti dei fedeli o un cavaliere di Calatrava lungo le scale: nulla di strano, è solo suggestione. Qui la vita scorre semplice e, a dettare la concezione del tempo, sono l’alternarsi delle stagioni e i rintocchi delle campane della chiesa di San Nicola, non certo le lancette dell’orologio. E poi c’è chi ha scelto di tornare. Di restare. Peppe Zullo, chef internazionale, dopo il mondo, ha deciso che il suo posto era qui. E quando arrivi nel suo regno, la cucina, capisci subito cosa intende col suo motto «simple food for intelligent people». Mi sono seduto con vista sull’orto. E lì tutto prende senso: i piatti raccontano la terra, la memoria, la cucina contadina del Sud senza nostalgia, ma con una forza nuova, viva. La strada sinuosa che da Orsara porta a Troia con le sue onde di terra verde, macchiate di bianco dalle pecore al pascolo, dona grande serenità.

Chiese e pasticcerie di qualità
È Troia la prossima meta, con la sua storia che s’intreccia con quella della Chiesa che ha lasciato un segno indelebile nell’arte e nell’architettura del borgo, dove il tempo ha conservato ritmi e tradizioni del passato custoditi gelosamente. Tutti i vicoli portano alla cattedrale romanica, sulla cui facciata spicca il rosone a 11 raggi e gli interni con affreschi. Uscito dalla chiesa, è stato impossibile resistere a un “peccato di gola” nella pasticceria che sforna la “passionata”, un dolce tipico di ricotta vaccina e ovina ricoperta con pasta di mandorle, ultra premiata in diversi concorsi, come si evince dai numerosi ritagli di giornali attaccati al muro.
Una vista mozzafiato
Ripercorrendo antiche strade un tempo battute dai pastori, arrivo a Lucera, città d’arte con il castello medievale più grande d’Europa, iniziato da Carlo d’Angiò I e terminato da Federico II. Lucera custodisce inoltre un anfiteatro romano, ben conservato, come se aspettasse ancora il pubblico, e il Museo Civico Giuseppe Fiorelli, ricco di testimonianze. A lungo dimorò qui Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, che amò profondamente queste terre, lasciando in tutta la Daunia tracce indelebili della sua presenza. Riparto. La strada attraversa campi fertili, distese di ortaggi ventilati da pale eoliche, con il paesaggio che si muove dolcemente fino al paese di Ascoli Satriano. Poi un sentiero porta fino al belvedere del Serpente. Davanti si apre il paesaggio: il Tavoliere si distende e in lontananza il Gargano che sembra galleggiare, leggero, come sospeso tra terra e mare.
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