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Tre mesi

L’amore, il sentimento più complesso del mondo. Che ti spinge a buttarti anima e corpo in una relazione, a fare progetti, a desiderare una famiglia…E quando finisce ti riduce il cuore in mille, disperati pezzi 

CREDITS: Pexels Eugene Samoilov

Tre mesi, 25 giorni e una manciata di ore. Questo è il triste conteggio del tempo che ho già trascorso senza te.

Il dolore di una storia d’amore finita

Mi giro e rigiro nel letto, non so trovare la giusta posizione, il sonno è lontanissimo. Le mie notti sono diventate lunghe gallerie, buie e silenziose.

Anche nelle mie giornate mancano riferimenti a cui tendere, che per me corrispondono a un nome di donna, il tuo: Margherita. Ormai mi sono ridotto a poterti parlare solo attraverso i miei pensieri.

Tu mi puoi sentire? Ma che domanda idiota, degna di un perfetto stupido. Forse sto impazzendo, ma mi manchi tanto, troppo! Dal letto ho tolto anche il tuo cuscino, non riuscivo più a guardarlo e nemmeno a sentire il tuo profumo. O meglio quel poco del tuo profumo che è rimasto lì, impigliato e intatto dentro al tessuto, come qualcosa di identificativo, di personale, di tuo.

Mi metto a sedere sul letto, l’ansia appesantisce l’aria intorno a me. Aspetterò che inizi l’alba, poi andrò a camminare sulla spiaggia. Lo faccio in qualsiasi stagione dell’anno, anche se piove o tira vento.

I ricordi d’infanzia e la ricerca di speranza sulla spiaggia

Lo facevo sempre anche quando ero bambino. Allora andavo in spiaggia insieme a mia madre.

Aspettavamo, tutti e due stretti nel suo largo scialle scuro, spesso agitato dal vento, che all’orizzonte tornassero ad affacciarsi le piccole luci delle lampare. Era segno che le barche dei pescatori facevano rotta verso casa. Solo allora percepivo, sempre puntuale, il respiro di sollievo di mia madre, che alzava la mano in un gesto di saluto e recitava in segreto una preghiera per ringraziare Dio di aver protetto il suo uomo dalle onde del mare.

Mio padre. Poi aspettava il pescato fresco, pronto da vendere al mercato dove lei lavorava. È per questo motivo che voglio tornare ogni volta sulla spiaggia: per rivivere con speranza e ottimismo il ritorno di qualcuno che amo.

E ora vorrei che da me tornassi tu, Margherita. L’alba sta prendendo il suo posto, sgomitando tra l’opaca foschia delle ultime nubi notturne che sfumano nell’azzurro sempre più deciso ad annunciare una promessa di sole, insieme ai primi bagliori di luce dorata. Io sono qui. I piedi ben piantati sui ciottoli grigiastri della spiaggia. Scruto l’orizzonte: mancano le lampare, non è stagione di pesca. Quello che mi manca, oggi, adesso, sei tu, Margherita.

Le cause della fine della nostra storia d’amore

Come posso rimediare all’errore che ho commesso lasciandoti andare via?

Ho messo fine alla nostra storia d’amore per rincorrere un mio desiderio che tu non hai mai ricambiato né condiviso con me, fin dall’inizio della nostra storia. Volevo avere un figlio con te. Non siamo più giovanissimi, forse questa è la ragione.

Il tempo è trascorso così in fretta. Io rincorrevo le mie illusioni. Sperando, continuando a credere che un giorno avresti cambiato idea, che sarei riuscito a convincerti e tu avresti ceduto alla mia insistenza. E allora anche tu saresti stata felice di questo, dimenticando i motivi dei tanti precedenti rifiuti.

Mi fa male capire, solo oggi, che le mie erano vere e proprie pressioni verso di te e contro il tuo diritto di darti le priorità nella vita. Mi vergogno tantissimo della mia insistenza. Allora ero sordo e cieco, sapevo solo parlare e continuavo a ferirti, senza ascoltare le tue ragioni. Proverò ancora a chiederti perdono, non mi stancherò di farlo, perché da quando ti ho persa ho capito che cosa per me è fondamentale.

Sono pronto a rinunciare per sempre ad avere un figlio nostro, ma non a rassegnarmi ad averti persa. Scioccamente continuo a chiedermi se questi miei pensieri intimi e muti possano in qualche modo arrivare fino a te. Io e te ci siamo incontrati in età matura, quando già da tempo per noi erano trascorse le ore dei primi batticuori giovanili, delle cotte da togliere il fiato e dei baci rubati al buio dell’ultima fila, in un cinema.

Riconoscere i propri errori dopo la fine della storia

Io reduce da troppe storie vuote, vissute con voluta superficialità. Per me volevo solo storie a tempo determinato, le cui tracce fossero talmente leggere da perdersi insieme ai ricordi e ai volti delle donne che negli anni erano passate.

Ora, però, sentivo fortissimo il desiderio e l’esigenza di qualcosa di più da mettere all’interno della mia vita. Una vera storia d’amore. Da vivere con tutte le lettere maiuscole, magari con i caratteri in corsivo e, per esagerare, con i capilettera pieni di arzigogoli, così da rivelare subito l’importanza della cosa.

Insomma, una storia che potesse mettere radici nel mio tempo e in quello della donna che avrei scelto: te, Margherita. Volevo con tutte le mie forze una storia così.

Tu avevi passato la quarantina, io ho qualche anno in più. La nostra è stata una storia tra due persone mature, pronte a vivere con intensità un sentimento che avrebbe dovuto essere un’unione “per sempre”. Io chiedevo alla vita la parte mancante: un amore vero, la costruzione di una famiglia tutta mia. Una famiglia da cui tornare dopo gli innumerevoli chilometri macinati intorno al mondo per via del mio lavoro.

L’idea di consacrare la nostra unione con la fede al dito fu per te pura felicità. Il tuo “sì” mi riempiva il cuore di gioia. Avremmo avuto insieme una famiglia, da arricchire naturalmente con la nascita di un figlio. Il tuo “no” su quest’ultimo punto è stato sin da subito deciso e abbastanza categorico.

«Perché non concederci l’emozione di avere un figlio nostro?».

Questa era la domanda che ti rivolgevo più spesso.

Sbagli e rifiuti

Vivevo il tuo rifiuto come una vera e propria presa di posizione categorica, assolutamente non ponderata, e quindi a priori errata. Non valutavo neanche di poter essere io a sbagliare.

Non sapevo fermarmi per riflettere su quanto mi dicevi né quanto io ti chiedevo. Sentivo il tuo rifiuto, ma senza mettermi in vero e profondo ascolto. Non capivo.

E rimanevo fermo, a crogiolarmi nelle mie vane illusioni: tu avresti cambiato idea dopo il nostro matrimonio, che di fatto fino a oggi rimane un sogno irrealizzato, frantumato contro le mie parole sbagliate, quando i preparativi erano già in atto.

Sei uno spaventoso egoista, Diego!

Mi hai profondamente delusa. Credo che quello che provi per me sia un sentimento ben lontano dall’amore, se non riesci a comprendere il perché del mio “no”».

Queste le tue parole, l’ultima sera a casa mia. Poi la porta era stata sbattuta e tu eri corsa via, in lacrime.

Io ero rimasto lì, ritto in piedi a guardarti andar via, pieno di rabbia e risentimento nei tuoi confronti. Intanto, dentro di me, iniziavo e continuavo a sperare che saresti tornata. 

Chi è l’egoista?

Quella sera ero sicuro che l’egoista fossi tu, e solo tu. Tu, la donna che non teneva in conto i miei desideri, cercando sempre di accentrare e far prevalere le tue decisioni, a discapito delle mie.

Non posso smettere di domandarmi come abbia potuto comportarmi in maniera così stupidamente ostinata. Arroccato sulla mia posizione, non vedevo e non consideravo la tua.

Perché tu, Margherita, avevi tutte le ragioni di esprimere quello che non desideravi, ovvero la maternità. Perché non sono riuscito a cambiare atteggiamento, ad andare incontro a te, a tentare, a sforzarmi di capire le tue considerazioni?

Avrei dovuto prenderti le mani e stringerti a me. Dirti che la cosa più importante era non perdere te. Non ho fatto nulla di tutto questo, ho semplicemente lasciato che te ne andassi.

Cammino sulla spiaggia a piedi nudi, proprio dove i piccoli e delicati risvolti spumosi delle onde mi sfiorano le dita dei piedi. L’acqua è ancora fredda. L’immagine meravigliosa che ho davanti non riesce ad alleggerirmi, a farmi stare bene. Un disordinato puzzle di nuvole scure si sta scomponendo, dilatandosi nel cielo.

Il disco del sole si fa via via più colorato, luminoso e intenso, tanto che ha già conquistato un piccolo pezzetto di orizzonte. Osservo il cielo con gli occhi velati dalla tristezza e il pensiero sempre rivolto a te, al male che ti ho fatto, a tutta la mia stupida cocciutaggine, portatrice della rovinosa fine della nostra storia.

Un incontro

Sento dei passi dietro di me, mi volto. È un uomo anziano, i capelli incanutiti e un po’ lunghi che gli sfiorano le spalle. La pelle abbronzata, gli occhi chiarissimi dall’espressione arguta. Mi guarda e sulle sue labbra si stende un sorriso:

Buongiorno signore e buona passeggiata!

Rispondo solo con un mesto sorriso, mentre sono colpito dal suo sguardo, che sembra avere dentro tutta la luce di questa mattina. Siamo uno di fronte all’altro. Possiamo guardarci negli occhi. Sono in imbarazzo, non voglio che scopra il mio stato d’animo.

Invece lui sembra capirlo al volo quando mi dice: «Coraggio, non perderti d’animo. Non c’è problema che non possa trovare soluzione, in una giornata così limpida, chiara e senza nuvole. Se ti guardi attorno mi darai ragione».

Rimango stupito e senza parole mentre lo seguo con lo sguardo allontanarsi piano sulla battigia, con i pantaloni arrotolati sopra le caviglie. L’uomo allarga le braccia e respira, inspirando forte tutta la positività di quest’ora dorata. Provo invidia perla sua saggezza. Mi siedo a terra fissando l’orizzonte e con il palmo della mano sfiorole piccole pietre della spiaggia.

Un cuore di pietra e un nuovo inizio

Sto per alzarmi quando il mio sguardo incontra una pietra più grande. Incredibile, ha la forma di un cuore: bianco opaco, con sottilissime venature grigiastre. La raccolgo stringendola tra le dita, come se fosse un grande tesoro. Fulminea la mia decisione di farne un regalo un po’ particolare per te, Margherita. Chissà se questo mio gesto potrà essere la soluzione di cui mi parlava l’anziano signore. Dipingerò la pietra di un rosso talmente vivo che sembrerà un piccolo cuore, vero e palpitante. Scriverò sulla sua  superficie “noi due per sempre”. E poi che ne sarà di questo cuore? Lo metterò in una busta, accompagnandolo con una lunga lettera, dove ti ripeterò che il mio amore basterà così, per noi due soli. E che per nessuna ragione al mondo vorrò mai più perderti. Raggiungerò il portone di casa tua, dove sei tornata ad abitare, e imbucherò il tutto nella tua cassetta postale. E poi aspetterò. Aspetterò con fiducia e speranza, inspirando a braccia aperte, come sto facendo ora, tutta la positività di un’alba nuova. Proprio come mi ha suggerito quell’anziano saggio.

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