Sfilate, designer visionari e un Fashion District che tiene testa alle grandi capitali. Ma anche Rubens, cattedrali gotiche e un porto che ha riscritto la storia del commercio mondiale.
E ancora: architetture da sindrome di Stendhal, riconversioni industriali da manuale e quartieri-laboratorio dove si sperimenta la città del futuro.
Anversa (Antwerpen in olandese) è una di quelle città che non si lasciano catalogare facilmente: ogni volta che pensi di averla capita, ti sorprende con un vicolo nascosto, un edificio che non ti aspettavi, un locale aperto dentro un ex magazzino portuale.
Viaggio ad Anversa, città dai mille volti
Una città con più anime, insomma, e tutte quante interessanti. C’è l’Anversa barocca, che racconta i suoi secoli d’oro: tra ’600 e ’700 la città controllava buona parte del commercio mondiale, e la ricchezza che ne derivava chiamava a raccolta pittori, scultori e architetti. C’è l’Anversa industriale, oggi secondo porto d’Europa e sesto al mondo, snodo fondamentale tra i traffici internazionali e i grandi bacini produttivi del continente. E c’è l’Anversa del futuro: laboratorio di tendenze, di architetture ardite, di riconversioni intelligenti come quelle dei vecchi dock del porto trasformati in loft, gallerie, ristoranti.
Dove nasce lo stile

E poi c’è il Fashion District: se pensi che la moda seria si faccia solo a Milano, Parigi, Londra e New York, Anversa ha qualcosa da dirti.
Le vie intorno alla Nationalestraat, infatti, sono diventate il cuore pulsante di un Fashion District che non ha nulla da invidiare alle grandi capitali e dove boutique di designer affermati e botteghe-atelier di nuovi talenti si alternano a spazi espositivi, showroom e studi creativi. Il punto di riferimento è il ModeNatie, complesso che ospita il dipartimento di moda della Reale Accademia di Belle Arti e il MoMu (Museo della Moda).

Dall’Accademia, tra gli anni Ottanta e Novanta, è uscito un gruppo di creativi destinato a cambiare la storia della moda mondiale: i famosi Antwerp Six, sei giovani fashion designer, tra cui Dries Van Noten e Dirk Bikkemberg, che hanno conquistato il mondo.
Tra guglie gotiche e piazze fiamminghe
Ma è nel centro storico che tutto sembra ricominciare. Anche se non si arriva o si parte in treno, la Antwerpen Centraal Station (la Stazione Centrale) è considerata un capolavoro assoluto di architettura ferroviaria col suo mix di stili (dal Neorinascimentale al Neobarocco all’Art Nouveau) e materiali (marmo, ferro, acciaio, vetro).
Da qui raggiungere il cuore antico della città è un gioco da ragazzi. Facile perdersi nella Grote Markt (la grande piazza del mercato) con il Palazzo Comunale e i Palazzi delle Gilde che ricordano il tempo in cui le corporazioni cittadine erano potenze economiche vere e proprie. O entrare nei silenzi suggestivi della Cattedrale gotica di Notre Dame con le sue guglie che tagliano il cielo e gli incontri ravvicinati con le grandiose pale d’altare di Rubens. O anche osservare il lungo fiume dagli spalti del castello medievale di Het Steen affacciato sulla Schelda. Come Londra, Parigi e Roma, anche Anversa è divisa a metà da un fiume. La Schelda è da sempre protagonista delle fortune della città: è grazie alla sua posizione sull’estuario del fiume che il porto di Anversa ha scritto secoli di storia commerciale.
Attraversando la Schelda
Per secoli, però, il fiume è stato anche un ostacolo: non esistevano ponti che collegassero le due rive e l’unico modo per passare da una parte all’altra era imbarcarsi su un traghetto. Poi, quasi cento anni fa, arrivò la soluzione: il Sint-Annatunnel, quasi 600 metri di galleria pedonale a più di trenta metri sotto il livello del fiume. Off limits per auto e moto, percorribile da pedoni e ciclisti, è uno di quei posti che vale la pena di attraversare anche solo per il gusto di farlo. Se, però, preferisci l’aria aperta puoi salire su uno dei battelli che tagliano la corrente: la vista sullo skyline di Anversa dal fiume è tutt’altra cosa rispetto a quella dalla terraferma.
Il porto che cambia
Ma è a Eilandje che il porto si reinventa. Lungo la Schelda, nell’area degli antichi dock portuali (il quartiere di Eilandje) la città ha scritto il suo copione di riqualificazione urbana. Magazzini e capannoni industriali sono diventati musei, spazi culturali e locali alla moda. Il simbolo di questa trasformazione è il MAS (Museum aan de Stroom, Museo sull’Acqua): dieci piani di architettura contemporanea con vista fiume.

Poco distante, la sede dell’autorità portuale firmata da Zaha Hadid è uno di quei capolavori che dividono (c’è chi la ama e chi la trova eccessiva) ma che non passano inosservati: un’opera ispirata alle forme dei diamanti, sospesa su una struttura storica preesistente come un cristallo gigante.
La città del futuro
Zuid e Nieuw Zuid: il quartiere che guarda avanti. A sud del centro, il quartiere di Zuid racconta un’altra storia ancora. Nato nel 1875 dopo la demolizione della Cittadella Spagnola, fu progettato con grandi viali alberati, planimetrie a stella e piazze pensate come luoghi di incontro: un’urbanistica “stile Haussmann” che ridisegnò Parigi nel Secondo Impero.

Il risultato è un quartiere elegante e vivace, che ospita il KMSKA, il Museo Reale delle Belle Arti, sorprendentemente anticonvenzionale. Al suo interno, infatti, il percorso è tematico, non cronologico, e opere di epoche lontanissime dialogano nella stessa sala: un Antonello da Messina accanto a un video di Bill Viola e a un Rubens, o le sculture di Fausto Melotti di fronte ai gioielli dipinti da Van Eyck.
Tra Art Nouveau e sostenibilità
A pochi minuti a piedi, stretta tra la Schelda e il nuovo Palazzo di Giustizia, invece, c’è Nieuw Zuid: un quartiere-laboratorio tutto dedicato all’economia circolare e all’edilizia sostenibile. Alloggi panoramici con planimetrie flessibili, ampi spazi verdi condivisi, sistemi pensati per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Se, poi, vuoi un assaggio di come la città costruiva i suoi quartieri residenziali cent’anni fa, non devi perderti Zurenborg, un concentrato di case a schiera Art Nouveau e fin de siècle, con i loro mosaici, le vetrate istoriate e le statue che danno nome alle singole abitazioni (la Casa di Apollo, quella della Cicogna, quella di Carlo Magno). Comunque, anche davanti ai mosaici e alle vetrate istoriate di Zurenborg, si ha la sensazione che Anversa non stia mai davvero guardando indietro. È una città che ha sempre saputo abitare il tempo: il passato con la cura di chi lo conosce, il futuro con la determinazione di chi non ha paura di costruirlo.
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