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Viaggio alle isole Egadi tra silenzio, luce e meraviglia

Ci sono isole che non si visitano soltanto, si inseguono come un richiamo. E mentre il mito dell’Odissea torna al cinema con il nuovo film di Christopher Nolan, le Egadi incantano con la loro bellezza selvaggia, sospesa tra mare, luce e quiete

CREDITS: Vittorio GiannellaCala del Bue Marino a Favignana

C’è sempre un’Itaca lontana che presto o tardi si disegna d’azzurro intenso verso prua. Questa volta l’approdo sono le Egadi, arcipelago sinonimo di tranquillità e lentezza. Dove concedersi un lusso diventato rarissimo: il silenzio. Spiagge e baie lambite da acque cristalline, una natura aspra e luminosa, attraversata dal sole e dai profumi mediterranei che con la bella stagione si fanno ancora più intensi. La più estesa è Favignana, Marettimo, la più remota, e Levanzo, la più piccola. Emergono a pochi chilometri dalla costa siciliana e si raggiungono da Trapani in traghetto o aliscafo. Sfiorando le scenografiche saline che al tramonto sembrano sospese fuori dal tempo (info su: www.isoleegadi.it).

Favignana, l’anima delle Egadi

Dista appena 16 chilometri dalla costa ed è non solo l’isola più grande delle Egadi, ma anche la più abitata: qui vive stabilmente quasi il 90% degli egadari, poco meno di cinquemila persone. Appena si scende dall’aliscafo, lo sguardo viene catturato dall’antica tonnara dei Florio, oggi restaurata e trasformata in museo, memoria viva di un tempo in cui la pesca del tonno rappresentava la principale ricchezza dell’isola. La mattanza sopravvive ormai solo come rievocazione per i visitatori, ma continua a far parte dell’identità di questo luogo.

Intorno, il paese di case bianche si apre in un intreccio di viuzze attraversate dal vento e dai profumi delle trattorie che, con la bella stagione, lavorano senza sosta fino a riversarsi nella piazza del Comune, dominata dalla statua bronzea di Ignazio Florio. Una sosta al Bar del Corso è quasi un rito: qui si assaggiano le celebri “cascatelle di ricotta fritte” e cannoli considerati tra i migliori dell’arcipelago. Era anche il luogo del cuore di Giò Mattò, il pittore delle tonnare scomparso da poco, che sulle sue tele di juta raccontava la fatica, gli urli e la forza degli uomini alle prese con tonni anche di quattrocento chili.

Vista di favignana dal-Forte di santa caterina
CREDITS: Vittorio GiannellaLa vista dal Forte di Santa CaterinaLa vista dal Forte di Santa Caterina

Le sue opere, appese ovunque, sembrano ancora custodire l’anima più autentica di Favignana. Per entrare davvero nel ritmo dell’isola bisogna noleggiare uno scooter e seguire le strade che corrono verso la costa, tra calette nascoste e improvvise aperture sul mare. La più spettacolare è Cala Rossa: oggi un paradiso di acqua turchese, ma nel 241 a.C. teatro sanguinoso della battaglia tra Romani e Cartaginesi. Qui le sfumature del blu si intrecciano alle grandi cave di tufo scavate dal lavoro di generazioni di isolani.

Sul versante meridionale si apre invece Cala del Bue Marino, con acque trasparenti e fondali ricchi di posidonia, ultimo rifugio della foca monaca prima della sua scomparsa. Poco oltre, la spiaggia del Burrone, l’unica attrezzata dell’isola. Poi, mentre l’aliscafo lascia lentamente il porticciolo diretto verso Marettimo, l’ultima immagine è quella del Palazzo Florio affacciato sul mare.

Marettimo, dove il mare diventa silenzio

CREDITS: Vittorio GiannellaUna tartaruga Caretta Caretta

Marettimo è l’isola più selvaggia delle Egadi, riserva marina dove il tempo sembra rallentare davvero. Qui c’è una sola strada e non circolano automobili: gli unici motori che si sentono sono quelli dei gozzi che rientrano nel porticciolo. Attorno al quale le case si stringono come in un piccolo anfiteatro affacciato sul mare. «Chi meglio dei pescatori locali può accompagnare e raccontare questa costa frastagliata, piena di grotte e insenature?» dice Salvo, mentre lo scirocco comincia a soffiare più forte.

CREDITS: Vittorio GiannellaIl porticciolo di Marettimo

La più famosa è la Grotta del Cammello, con il soffitto aperto che lascia filtrare il cielo e la luce dentro l’acqua. Il borgo, raccolto e silenzioso, è dominato dalla parete dolomitica del Pizzo Falcone, la cima più alta dell’arcipelago con i suoi 686 metri. E se le strade finiscono presto, sono invece tanti i sentieri che attraversano l’isola e ne svelano l’anima più autentica.

Uno dei più semplici conduce al castello di Punta Troia, costruito dai Normanni nell’XI secolo come torre di difesa e trasformato dagli Spagnoli, nel Seicento, in fortezza sul mare. Tra le sue pareti a picco, alte oltre cento metri, nidificano ancora i falchi pellegrini. Un altro percorso spettacolare porta verso Punta Basano, tra macchia mediterranea, scorci improvvisi e calette solitarie raggiungibili solo dal mare. Poi il sentiero sale, quasi nascosto dalla vegetazione, fino a un punto panoramico da cui lo sguardo abbraccia tutta la dorsale montuosa dell’isola. È uno di quei luoghi dove il silenzio sembra naturale e dove il tramonto si aspetta senza parlare.

E la sera, dopo le escursioni, non resta che sedersi nella piccola piazza del paese per una cena di pesce, sotto un cielo trapuntato di stelle.

Levanzo, l’isola del tempo lento

Seduce Levanzo, la più piccola delle Egadi, con il suo paesaggio aspro e il minuscolo borgo attorno al porticciolo di Cala Dogana. Le case dei pescatori, oggi trasformate in ospitalità diffusa, accolgono chi desidera vivere fino in fondo l’isola: lontananza, salsedine, silenzio e tempo lento. Qui il mare sembra tenere tutto a distanza, compreso lo stress, e basta una passeggiata lungo il sentiero che conduce al faraglione per sentirsi altrove.

CREDITS: Vittorio GiannellaCala del Faraglione

E nelle viscere dell’isola riaffiora il passato più remoto delle Egadi: la Grotta del Genovese custodisce pitture rupestri e testimonianze di riti propiziatori risalenti a 10-15 mila anni fa. Quando l’arcipelago era ancora unito alla Sicilia. Qual è la cala più bella? Non serve chiederselo troppo: ognuno, qui, trova il proprio angolo perfetto.

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