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Lo sguardo diverso di Jacques Lusseyran

Mondo

Un libro autobiografico scritto da un uomo che diventò cieco a otto anni e che imparò a guardare il mondo dal di dentro, con il suo sguardo interiore

Jacques Lusseyran perse la vista a otto anni. Un incidente. Cose che capitano. Poi spetta a te decidere se un evento deve limitarti e bloccarti l’esistenza. O se in esso puoi trovare, di quell’esistenza unica, il senso. Il motore propulsore, quindi. LA ragione.

Simone Rihouet-Coroze, per anni alla direzione di Triades, scrisse: “L’incidente che lo privò della vista lo segnò per un destino eccezionale. Quel bambino sarebbe divenuto un uomo di valore, non paragonabile tuttavia a quello che la cecità totale lo ha fatto divenire. Lusseyran è un pittore della luce interiore”.

Lo stesso Lusseyran, descrivendo la propria situazione, affermò: «Il mondo non mi era sfuggito di colpo, al contrario lo tenevo stretto più di quanto ne fossi capace prima. I miei occhi non si erano chiusi, si erano rovesciati. Ora guardavo il mondo dal di dentro».

In Italia, che non Mondo è ma solo una piccola parte con la convinzione di essere il tutto, se sei cieco e magari diventi un cantante tutti dicono:«Ohh! Che bravo! Poraccio!». E mentre lo dicono, magari in Tv, strillano (e intanto tu, il cieco, ti chiedi: ma che strilla a fare, questa/o?) e sorridono fino a provocarsi un blocco mandibolare (e intanto tu, che sei cieco non lo vedi).

Nel resto del mondo capita che se sei cieco non basta. Per gli «Ohh» intendo. Diciamo che serve molto di più.

Jacques Lusseyran è diventato cieco, a un certo punto della sua vita.

Grande conoscitore dell’antroposofia steineriana, grande letterato, ha scritto grandi cose. Intime e universali insieme. Questo piccolo immenso libro, che racconta la sua storia, è un gioiello preziosissimo.

Vi invito a chiudere gli occhi, ogni tanto. A ricordare gli altri sensi, nobilissimi e sinceri.

Il tatto. Il piacere delle cose morbide e vellutate. L’amore.

L’odorato. Per i profumi, che rievocano.

Il gusto. Per la convivialità.

L’udito. Per ascoltare.

Poi gustatevi Jacques. E il luminoso senso della tenebra.

 

Io penso a quel gioco perenne e divenuto ormai involontario al quale ci abbandoniamo per apparire, a quell’arte di ingannare l’occhio altrui, che occupa tanti minuti della nostra vita. Perché sono gli occhi ad essere ingannati, è per loro che lavoriamo, sapendo che faranno presto a posarsi su di noi, senza tuttavia interrogarci a lungo.

È vero che ci sono degli occhi che interrogano e vedono: ci sono gli occhi di una madre o di una moglie inquieta, quelli di un vero medico, di un saggio, di un artista, e, perché no, di un umorista. Ma da che cosa deriva quell’attimo in cui gli occhi che vedono si socchiudono, e diventano interiori? 

Questo gesto si chiama in più modi: riflettere, concentrarsi, riafferrare se stessi.

 

Jacques Lusseyran, Lo sguardo diverso, Un regard nouveau sur le monde, Filadelfia.

 

Confidenze