ABBONAMENTI

Felicia Kingsley «Io che scrivo nell’armadio»

Entusiasta, creativa, grintosa. La regina del romance, con quasi 900.000 copie vendute in un solo anno, si racconta tra sogni, letture, progetti futuri. E personaggi che, come lei, mangiano per primi i biscotti rotti

FELICIA KINGSLEY
CREDITS: Rino BianchiFelicia Kingsley

Wow. Tre semplici lettere che pronunciano mia figlia (13 anni), una vicina di casa (35) e una parente alla lontana (50) quando annuncio che intervisterò Felicia Kingsley. Wow. Non che avessi bisogno di conferme: la scrittrice più letta d’Italia (con 880.000 copie di libri vendute solo nel 2025) è una vera star, amata dalle teenager come dalle trentenni e dalle cinquantenni. Facile intuire il perché: i suoi romance sono avvincenti, lievi (ma non superficiali). Irresistibili. È appena arrivato nelle librerie Mezzanotte a Parigi (Newton Compton Editori, 10 euro), successo annunciato che vede il ritorno dell’amatissimo ladro di opere d’arte Nick Montecristo, questa volta protagonista di un’avventura nella Ville Lumière. Non solo. L’8 maggio esordisce su Prime Video Non è un paese per single di Laura Chiossone, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Felicia, con Matilde Gioli e Cristiano Caccamo. Un periodo frenetico e bellissimo per la scrittrice, che ci concede una lunga chiacchierata nello studio della casa dei suoi genitori. Proprio dove, da bambina e poi da ragazza, leggeva e scriveva.

Partiamo dal nuovo libro, già primo nelle classifiche di vendita…

«In passato avevo scritto un romance con un pizzico di mistery ed era piaciuto ai lettori. Così ho deciso di riprovarci, riservando più spazio alla parte del mistero. Quanto al protagonista Nick Montecristo, la sua storia è cominciata tempo fa: è stato Blake Avery, personaggio principale del mio Due cuori in affitto, a parlare per la prima volta di Nick, che poi è comparso in altri miei romanzi (Prima regola: non innamorarsi e L’amante perduta di Shakespeare). Questa volta mi è venuto spontaneo domandarmi: che cosa potrebbe fare Nick, affascinante e galante, in una città meravigliosa e cupa come Parigi, con la Tour Eiffel, ma anche con le catacombe e i tanti tunnel sotterranei? La risposta è arrivata sotto forma di romanzo».

C’è qualcosa di te nei tuoi personaggi?

«Ovviamente con loro si crea un legame forte, perché passiamo tanto tempo insieme. Trasferisco qualcosa di mio nei protagonisti come se fosse una sorta di horcrux di Harry Potter (nella saga della Rowling, gli horcrux sono oggetti magici che contengono frammenti di anima, ndr). Per esempio, Nick Montecristo fa il sudoku, come me. Un altro mio personaggio, invece, quando apre un pacchetto di biscotti mangia sempre per primi quelli rotti, spezzati in due. Proprio come faccio io».

Hai scritto tantissimi romanzi. Che tipo di autrice sei?

«Ve lo posso spiegare con un… file! Proprio qualche giorno fa ho realizzato un foglio Excel con tutti i miei romanzi e, per ogni titolo, ho colorato i mesi impiegati per scriverlo. Così, mi è stato chiaro che, finito un libro, ne inizio subito un altro.

In linea generale posso dire che, dopo 17 romanzi, ho imparato ad “addomesticare” l’ispirazione e a essere più costante,

Anche perché, contrariamente a ciò che si crede, noi scrittori non lavoriamo da soli, ma con altre persone. E comunque, quando mi metto all’opera ho già la storia in testa, so come andrà a finire. Scrivere è come sbobinare le immagini che ho in testa, trasformarle in parole».

Qualche rituale accompagna la scrittura?

«Qualche volta scrivo ascoltando musica, in particolare la mia playlist su Spotify (non sempre, però). Per esempio, quando ero alle prese con un capitolo di Scandalo a Hollywood ambientato nel classico diner americano (ristoranti informali, ndr), ascoltavo in loop Put Your Hand on My Shoulder di Paul Anka, una meravigliosa canzone degli anni ’50 che mi ha trasmesso le sensazioni giuste».

Dall’8 maggio potremo vedere su Prime Video il film di Non è un paese per single di Laura Chiossone. Che cosa ci puoi dire?

«Tratto dal mio omonimo romanzo, è ambientato in un paese toscano in cui per una serie di ragioni tutte le ragazze sembrano a caccia di marito. Tutte tranne Elisa, che ha tutt’altro per la testa. Ma forse questa volta qualcosa sta per cambiare anche per lei».
Hai partecipato alla scelta del cast, di cui fanno parte anche i bellissimi e talentuosi Matilde Gioli e Cristiano Caccamo? «No, ma sono molto soddisfatta di tutto. Visitando il set e incontrando il cast non ho provato spaesamento, come sarebbe potuto succedere».

Adesso parliamo di te. Diciamolo: dopo avere letto i tuoi libri, è facile immaginarti mondana, super attiva… Una specie di Carrie Bradshaw in salsa italica. «Sbagliato! Sono solitaria e noiosa (ride, ndr).

Fatto curioso, considerando che fino a 27 anni sono stata una “discotecara”. A 17 andavo a ballare il sabato sera, dopo molto di più. E d’estate tutti i giorni!

Ci andavo anche da sola, mi piaceva tantissimo. Adesso, invece, passo la maggior parte della mia vita in tuta (ride di nuovo, ndr), non amo particolarmente stare con tanta gente né fare tardi. Anche il posto in cui mi dedico alla scrittura non è esattamente glam: l’armadio della casa dove vivo con il mio compagno e nostro figlio! Se da piccola leggevo e scrivevo qui, nello studio della casa dei miei (una stanza ampia e luminosa, con librerie colme di volumi di ogni genere, ndr), adesso ho messo una scrivania nella cabina armadio che, senza neanche una libreria, è diventata il mio rifugio da autrice».

Quando hai cominciato a scrivere?

«Da adolescente la mia più fedele amica era la tessera della biblioteca e leggevo un sacco di libri per ragazze: la saga di Il club delle babysitter, Harry Potter, la collana Gl’Istrici di Salani… Ero una lettrice forte, appassionata. Molto più di adesso, che invece spesso mi ritrovo alle prese con letture che mi servono per i miei libri (ma in questo periodo mi sto anche godendo Miss Bee e il giardino avvelenato di Alessia Gazzola). Poi, a 12 anni, hanno iniziato a venirmi idee e mi sono messa a scrivere. A mano, sui miei quaderni. Tempo dopo, quando è arrivato il computer a casa mia, ho iniziato a usare il pc e salvare tutto sui floppy disc. Tantissimi floppy disc. Che tra l’altro conservo ancora: sarei quasi curiosa di vedere che cosa c’è lì dentro».

Sognavi di pubblicare un romanzo?

«La verità? Avevo zero ambizioni editoriali. Erano i tempi di Mtv, di programmi come TRL. Total Request Live con Marco Maccarini e Giorgia Surina. Quindi, altro che scrittrice, volevo diventare una vj»


Quando è arrivata la svolta? «È successo con Internet. Appassionata di Harry Potter, ho iniziato a scrivere su un sito una fanfiction con Draco Malfoy e Hermione Granger come protagonisti. Perché mai? Adesso sembra strano, lo so, ma allora la saga non era stata ancora completata, il finale era aperto e circolava una voce relativa a un’intervista in cui J.K. Rowling avrebbe ammesso di aver valutato la coppia Draco- Hermione. Tornando a noi, poi all’università ho abbandonato un po’ la scrittura e, solo dopo la laurea in Architettura ho ripreso. In quel periodo per me scrivere era terapeutico, una sorta di valvola di sfogo. A quel punto, però, è arrivata la vera svolta: un amico di mio padre mi ha fatto conoscere il mondo del self-publishing. Ero piena di storie cominciate e mai terminate e allora mi sono imposta una sfida: provare a finirne una».

Com’è andata?

«Ci ho impiegato due anni, ma così è arrivato Bugiarde si diventa».


A cosa stai lavorando adesso?

«A un nuovo romanzo che mi diverte molto. Ed è giusto così. Vi svelo la mia regola: se, lavorando, “sento il divertimento” vuol dire che è tutto ok, sono sulla strada giusta. Altrimenti devo preoccuparmi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

NEXT