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Annalena Benini: «Leggere è come respirare»

Giornalista, scrittrice e direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino, Annalena Benini è stata con noi in redazione per una chiacchierata su romanzi, giovani e... doni indimenticabili     

Annalena Benini
CREDITS: Chiara Pasqualini, Musacchio, MusaAnnalena Benini

Copertina, pagine, titolo, frontespizio… Per noi di Confidenze l’oggetto cult per eccellenza, il must have per ogni stagione, non sono la borsa del momento o un paio di scarpe glam. No, il nostro “mai più senza” è uno e uno solo: il libro. Facile allora immaginare l’emozione e l’orgoglio con cui, un lunedì forse un po’ troppo caldo ma luminoso e bellissimo, accogliamo in redazione Annalena Benini, giornalista, scrittrice, e soprattutto, dal 2024 direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino. Il Salone Internazionale del Libro, ovvero il prestigioso e attesissimo evento che ogni anno nel capoluogo piemontese celebra la lettura e la cultura con iniziative di ogni genere. Ed è proprio da questo appuntamento imperdibile che cominciamo una chiacchierata folgorante e un po’ magica, che parte dei libri e arriva a… Babbo Natale.

Il Salone comincia tra pochi giorni: ti senti come una bambina che a settembre va in cartoleria a comprare matite e quaderni eccitata e felice?

«Sono emozionata. Questo è il mio terzo anno al Salone ed è ogni volta un nuovo inizio. Sono una visitatrice dell’evento da sempre, prima di diventare direttrice ci ero venuta come lettrice, come autrice, come relatrice… Tra gli stand e le montagne di volumi c’è un’atmosfera così speciale, è impossibile non emozionarsi. Poi, ovviamente, per quanto mi riguarda ci sono anche un po’ di ansia, di attesa, di speranza che tutto vada nel migliore dei modi».

L’edizione 2026 del Salone del Libro parte dai ragazzi

Il tema di quest’anno è Il mondo salvato dai ragazzini, proprio come il titolo di un’opera di Elsa Morante. Bellissimo associare ai giovani, oggi spesso criticati aspramente, un messaggio nobile e positivo. 

«Il Salone è da sempre molto attento al mondo dei ragazzi e delle ragazze, per esempio con numerosi progetti dedicati agli studenti. Dall’anno scorso, poi, abbiamo aggiunto una sezione tematica, affidata allo psicoterapeuta Matteo Lancini e intitolata Crescere, che ha come focus il desiderio d’illuminare la zona dell’adolescenza, che è magnifica, ma anche critica, fragile, difficile. Per i ragazzi e per i genitori. In quest’edizione, in particolare abbiamo deciso di capovolgere il punto di vista: anziché interpretare i ragazzi, nel bene e nel male, abbiamo scelto di dare a loro la parola, in modo che possano dirci quali sono le istanze, gli sbagli, i mutamenti, le speranze per il futuro. Vogliamo conoscere ed esplorare il loro punto di vista. Quanto al libro di Elsa Morante, è una sorta di appello universale ricco di critica, ma anche di speranza e di felicità.

C’è appunto la “gioia dei felici pochi”: ecco, noi vorremmo che diventasse la gioia dei “felici molti” e che questa fosse la festa dei più giovani.

C’è una sezione del Salone, Il mondo salvato, in cui abbiamo coinvolto cinque ragazzi dai 19 e i 24 anni, che sono diventati a tutti gli effetti curatori e curatrici. Con loro abbiamo costruito una serie d’incontri, che i giovani hanno ideato e condurranno. I ragazzi si sono messi alla prova, noi adulti all’ascolto». 

Ascoltare i giovani. Un gesto semplice, ma fortissimo, quasi rivoluzionario.

«I ragazzi e le ragazze hanno la capacità di spostare immediatamente, anche con una semplice parola, il nostro punto di vista: quello che noi crediamo assodato non lo è affatto, quello che noi crediamo giovane è già vecchio, quando crediamo di essere comprensivi stiamo sbagliando. Mettersi in una posizione di ascolto reale ci ha donato stimoli sorprendenti. Il risultato è che questi ragazzi hanno ribaltato i nostri stereotipi su di loro».

Com’è il tuo “Salone dei sogni”?

«In questi anni sono rimasta molto stupita dal fatto che ogni Salone è il Salone dei sogni. Con moltissimi giovani, con tanti nuovi lettori e lettrici. Uno spazio immenso e bellissimo in cui c’è scambio tra adulti e ragazzi e in cui c’è un’atmosfera di scoperta, di stupore, d’incontro. Parlo dell’incontro fisico, con l’autore o con l’autrice, l’incontro al firmacopie, ma anche con il fumettista del cuore, con l’attrice, con il filosofo, con lo studioso. Tutto questo è centrale e magico.

Quello che le persone vogliono quando vengono al Salone è l’incontro. Anche fugace, ma fisico.

E per questo sono disposte anche ad affrontare giornate faticose, perché il Salone ha 138.000 metri quadri da percorrere in lungo e in largo e ci sono centinaia d’incontri ogni giorno. Per i visitatori c’è il desiderio di fare tutto. Cosa ovviamente impossibile, ma ognuno si porta poi a casa un pezzetto. E torna a casa felice. Questa gioia è stata evidente l’anno scorso, quando abbiamo sperimentato il Romance Pop Up, una sezione dedicata appunto al genere romance. Lì abbiamo accolto nuovissimi lettori e lettrici, che hanno scoperto il Salone magari accompagnati dai genitori, che hanno riempito i trolley di libri, che hanno pensato: “Questo è un posto che ci accoglie”. Ecco, tutto questo si avvicina molto al Salone dei miei sogni».

Il fenomeno Romance al Salone del Libro

Tornando al Romance Pop Up, è molto interessante che dedichiate uno spazio a questo genere letterario che oggi sembra appassionare un po’ tutti.

«Il romance è un caso editoriale molto interessante, un mondo che accoglie quasi tutti e in particolare i giovani. È come un passaggio segreto, ora forse non più tanto segreto, che conduce poi verso gli altri libri. Il romance è una realtà affascinante fatta di grandi storie appassionanti, spesso d’amore, ma a volte più dark. Gli autori e le autrici diventano un punto di riferimento per le ragazze e i ragazzi: è molto forte il desiderio di incontrarli, scattarsi una foto insieme, farsi firmare un copia del libro. Così la lettura si trasforma da momento solitario a rituale collettivo, in cui si fa comunità intorno a un romanzo».

E invece che cos’è per te la lettura?

«Per me la lettura è un momento fondamentale della vita e fortunatamente è diventata anche il mio lavoro. Leggo in tutti i modi possibili: da sola, nella folla, in treno, in metropolitana, su carta, sui telefoni. Leggere fa parte della mia vita quotidiana ed è lo strumento più immediato che ho per decodificare il mondo. Mi ricordo una frase di Azar Nafisi, autrice di Leggere Lolita a Teheran, che dice che

leggere è come respirare: non ti accorgi di quanto sia importante fino a quando ti manca l’aria.

Ecco, per me leggere è naturale ed essenziale».

Il primo libro è un po’ come il primo amore: poi ne arrivano altri, magari anche migliori, ma quello resta impresso nel nostro cuore. Ricordi il tuo?

«Era un Natale, forse del 1980/1981, e io avevo imparato a leggere da poco. I miei genitori, anzi Babbo Natale, mi avevano regalato un grosso libro dei fratelli Grimm. Un grande tomo con la copertina cartonata, forse anche con qualche inserto in stoffa. Quel libro fu un po’ un’epifania, qualcosa in cui entrai la sera di Natale e ne uscii il giorno dopo, avendolo finito. Ricordo anche il primo libro “da grandi” che ho letto: Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Grazie ai libri (non solo a questi) non mi sono mai sentita sola».

In te è nato prima l’amore per la lettura o per la scrittura?

«Sicuramente per la lettura. L’amore e la curiosità per le storie e per il modo e lo stile in cui venivano raccontate mi ha portata, poi, a desiderare di scrivere. Già alle scuole elementari, quando ci dicevano di scrivere un racconto, sempre m’ispiravo a qualcosa che avevo letto. O forse copiavo proprio, non so. Non credo che possano esistere scrittori che non leggono. O comunque spero che non esistano (ride, ndr)».

Immagino che tu sia una di quelle persone che portano sempre con sé un libro… Per esempio, adesso che cos’hai in borsa?

«La notte nel cuore della scrittrice mauriziana Nathacha Appanah, un libro molto forte e molto intenso che racconta alcuni casi di femminicidio da un punto di vista personale. E poi, Vivi e morti. Incontri, riflessioni, ritratti, l’ultima raccolta di saggi della britannica Zadie Smith. Tra l’altro sarà proprio Zadie Smith a tenere la lectio inaugurale al Salone, dedicata appunto all’adolescenza».  

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